INFORMATICA 37 – Assistenza Tecnica Informatica, Realizzazione Siti Web, Blog di Informatica e Hi-Tech https://www.informatica37.it Blog di informatica e nuove tecnologie: notizie, guide, trucchi, soluzioni dal mondo di computer, smartphone e tablet Wed, 29 Aug 2018 09:24:27 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 https://i1.wp.com/www.informatica37.it/wp-content/uploads/2018/07/cropped-favicon-37-03.png?fit=32%2C32&ssl=1 INFORMATICA 37 – Assistenza Tecnica Informatica, Realizzazione Siti Web, Blog di Informatica e Hi-Tech https://www.informatica37.it 32 32 76023282 Protocollo HTTPS: come rendere un sito sicuro con certificato SSL https://www.informatica37.it/sito-sicuro-certificato-ssl-http-https-seo/ https://www.informatica37.it/sito-sicuro-certificato-ssl-http-https-seo/#respond Fri, 03 Aug 2018 08:30:07 +0000 https://www.informatica37.it/?p=3403

Dall’inizio del 2017 Chrome e Mozilla hanno iniziato la loro campagna di richiesta di certificati SSL per i siti web che trattavano dati importanti come numeri di carte di credito, dati personali degli utenti, ecc. Qualche mese dopo hanno iniziato a segnalare come “non sicuri” tutti i siti web che non lo utilizzavano.

Utilizzare un certificato SSL (Secure Sockets Layer) per il proprio sito vuol dire passare dal noto protocollo HTTP al protocollo sicuro HTTPS.

L’importanza dell’uso di un certificato SSL per il proprio sito web rappresenta in prima istanza una garanzia per gli utenti, facciamo l’esempio di un negozio online: se un sito è protetto da certificato SSL tutte le transazioni di dati (carta di credito, dati personali, ecc.) non potranno essere intercettati da chi tentasse di impossessarsene.

Per motivare i gestori di siti web all’uso del certificato SSL, Google ha ovviamente iniziato a dare risalto in termini di indicizzazione tutti quei siti che utilizzano il protocollo HTTPS. In questo modo si possono avere benefici sia sul SEO che su ranking delle proprie pagine.

Dietro a siti ritenuti non sicuri potrebbero  nascondersi Malware o siti di Phishing, quindi avere un sito sicuro mette in condizione il visitatore di poter navigare il vostro sito in tutta tranquillità. L’utente solitamente è abituato a scrivere un indirizzo web nella modalità “http://www.miosito.it“, se tale sito è protetto da un certificato SSL l’utente viene automaticamente reindirizzato all’indirizzo “https://www.miosito.it“.

Nel caso in cui invece il sito non stia usando un cerificato SSL, il browser in uso segnalerà un avviso a livello si sicurezza.

In casi peggiori addirittura ci potrebbe venire impedito di visualizzare il sito stesso a meno che non decidiamo di procedere comunque verso il sito non sicuro (Avanzate > Procedi su sito non sicuro). Bisogna fare molta attenzione a questa casistica perché è proprio dietro a queste schermate che si celano siti contenenti Malware o siti Phishing, tuttavia delle volte possono capitare dei “falsi positivi”, quindi fate massima attenzione!





Cosa si deve fare per poter rendere sicuro il proprio sito web? La risposta non è unica e molto dipende dal provider che ospita il vostro sito web, in generale possono essere riassunti in alcuni punti principali:

  1. Acquisire e attivare il certificato SSL presso il proprio provider
  2. Impostare l’URL di installazione del proprio sito web su protocollo HTTPS
  3. Nel caso in cui questo non bastasse bisognerà fare una ricerca approfondita all’interno delle pagine del sito per verificare la presenza di indirizzi che usano il protocollo HTTP:// anziché l’ HTTPS://.

Per quanto riguarda il primo punto, molti provider forniscono un certificato gratuitamente, basta solo attivare la funzionalità. Nel caso di hosting Aruba è tutto molto semplice perché basta semplicemente attivare il certificato nel proprio pannello di controllo. In alcuni casi potrebbe non essere compreso nel piano di servizio e potrebbe essere necessario acquistarne uno.

Per quanto invece riguarda l’aggiornamento degli URL di installazione del proprio sito, ad esempio, nel caso di un blog WordPress basterà cambiare gli indirizzi da http a https nella pagina Generali della sezione Impostazioni. Per sapere come farlo per altri tipi di CMS (Joomla, Magento, ecc.) potete fare riferimento al seguente link.

 

A questo punto il vostro sito dovrebbe essere già ritenuto SICURO.

Se invece non lo fosse vuol dire che all’interno delle vostre pagine si annida un indirizzo ad una risorsa (immagine, video, css, javascript, ecc.) che utilizza un indirizzo HTTP anziché HTTPS. In questi casi il sito risulterebbe già sicuro, ma riceverete comunque un avviso dal browser simile al precedente che vi avvisa che la vostra connessione è sicura ma ci sono ancora potenziali minacce. Per scovare queste risorse potete aiutarvi con dei plugin tipo SSL Insecure Content Fixer oppure usare un servizio online tipo www.whynopadlock.com (consigliato) che vi aiuterà almeno a capire quali sono gli URL delle vostre pagine che generano l’errore. Nel nostro caso, quello per la “messa in sicurezza” del blog di Informatica 37, è bastato sostituire due indirizzi a due immagini che erano stati rilevati dal sopracitato servizio “why no padlock”.

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https://www.informatica37.it/sito-sicuro-certificato-ssl-http-https-seo/feed/ 0 3403
Come fare il backup o il ripristino dei dati su un dispositivo Android https://www.informatica37.it/backup-ripristino-dati-dispositivo-android-smartphone-tablet-google-drive/ https://www.informatica37.it/backup-ripristino-dati-dispositivo-android-smartphone-tablet-google-drive/#respond Mon, 23 Jul 2018 21:03:44 +0000 http://www.informatica37.it/?p=3359

Quante volte vi è capitato di comprare un nuovo smartphone o tablet Android e di dover scaricare e configurare da capo tutte le vostre app preferite? In rete ci sono tantissime guide che consigliano svariate procedure e tante applicazioni per poterlo fare, tuttavia esiste anche un modo semplicissimo, ovvero: quello di effettuare il backup dei vostri dati su Google Drive.

In questa breve guida vi spiegheremo dove e come attivare questa funzionalità direttamente dal vostro dispositivo Android, l’unica cosa necessaria per poterlo fare è avere un account Gmail configurato sul dispositivo stesso. Nel caso non vi ricordiate se avete o meno attivato la funzionalità di backup, le indicazioni che seguono vi saranno di certo utili per verificare che sia effettivamente attiva la funzionalità e che i backup vengano effettuati regolarmente.

Con il backup Android su Google Drive è possibile salvare:

  • App
  • Cronologia chiamate
  • Impostazioni dispositivo
  • Contatti
  • Calendario
  • SMS
  • Foto e video

Il backup di SMS e foto & video in realtà sono disponibili solo su dispositivi Google Pixel, però nessuno vi vieta di utilizzare il servizio Google Photo per poter mettere al sicuro tutte le vostre foto ed i vostri video. Per quanto riguarda gli SMS abbiamo verificato che il loro backup è disponibile su alcuni dispositivi Android 8.

Per quanto riguarda invece la tipologia di dati contenuti nel backup avremo:

  • Dati di contatti Google
  • Impostazioni ed eventi di Google Calendar
  • Password e reti Wi-Fi
  • Sfondi
  • Impostazioni di Gmail
  • Impostazioni del display (luminosità e sospensione)
  • Impostazioni di Lingua e immissione
  • Data e ora
  • Impostazioni e dati delle app non realizzate da Google (variabile a seconda delle app)

Capite subito la comodità di ritrovarsi, ad esempio, tutte le password Wi-Fi che abbiamo collezionato durante il ciclo di utilizzo di un vecchio smartphone o tablet oppure ritrovarsi l’intera rubrica senza perdere tempo in trasferimenti da sim o memoria interna (a patto che abbiate precedentemente trasferito su Google la gestione completa dei vostri contatti).





Per attivare il backup, come mostrato nelle immagini che seguono, vi basterà accedere al menù Impostazioni > Sistema > Backup ed attivare la funzionalità per il vostro account.

Per controllare la situazione dei backup dovete installare l’applicazione Google Drive, aprirla e andate nelle Impostazioni > Backup.

Qui troverete tutti i backup presenti su Drive, nel nostro caso oltre a quello del dispositivo in oggetto sono presenti anche il backup di un altro dispositivo Android ed il backup delle conversazione Whatsapp. Selezionando il file di backup di vostro interesse potrete vedere più nel dettaglio cosa è presente e quanto spazio occupa. All’interno dell’ultima schermata in alto, cliccando sull’icona in alto a destra avrete la possibilità di cancellare il backup stesso.

Nel caso vogliate effettuare il backup sul computer o avere accesso a funzionalità più avanzate rispetto a quelle offerte dal backup su Drive vi basterà cercare in rete per trovare qualche applicazione gratuita o a pagamento che faccia al caso vostro.

Per quanto riguarda l’operazione di ripristino del backup, quando avvierete il nuovo dispositivo (o lo stesso dispositivo resettato alle impostazioni di fabbrica) si avvierà la procedura guidata di configurazione, quindi vi verrà chiesto di inserire le credenziali del vostro account Google. Se sono presenti backup per quell’account vi verrà chiesto se volete ripristinarlo nel nuovo dispositivo o meno. Confermando il ripristino vi ritroverete sul nuovo dispositivo tutte le app e le impostazioni del precedente dispositivo.

ATTENZIONE: Nella fase di ripristino potrebbe capitare che il produttore non vi permetta di fare un ripristino diretto da Drive ma vi costringa ad usare app di terze parti o altri tipi di procedure. A conferma di questo, nel nostro test siamo riusciti a trasferire il backup del dispositivo A nel dispositivo B, mentre non è stato possibile trasferire il backup del dispositivo B in un dispositivo C in quanto veniva richiesto l’uso di un’app di terze parti. L’uso di app di terze parti è sicuramente un’ottima soluzione, a patto che il telefono di origine sia ancora funzionante.

Fonti:

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https://www.informatica37.it/backup-ripristino-dati-dispositivo-android-smartphone-tablet-google-drive/feed/ 0 3359
CUBOT R11 (2018) – Uno smartphone economico dalle ottime qualità! https://www.informatica37.it/test-cubot-r11-smartphone-cinese-economico/ https://www.informatica37.it/test-cubot-r11-smartphone-cinese-economico/#respond Tue, 17 Jul 2018 05:42:03 +0000 http://www.informatica37.it/?p=3319

Avevamo individuato nel CUBOT R11 uno smartphone cinese ideale per essere usato come “muletto” o come device “entry level” ma ci siamo ritrovati tra le mani uno smartphone ben fatto con prestazioni di tutto rispetto per il prezzo a cui è reperibile sul mercato.

Il prezzo di vendita su Amazon è di 99 euro con consegna in un giorno, ma è possibile trovare qualche offerta e risparmiare ulteriormente qualche euro. Facendo un rapido confronto, dispositivi con caratteristiche simili richiedono un investimento maggiore.

Sicuramente non brilla per la sua leggerezza, infatti è tutt’altro che sottile e la sua presenza sulla mano si fa sentire fin da subito.

Peso a parte, andiamo a vedere le sue caratteristiche più da vicino:

  • Processore Quad-Core da 1.3GHz
  • RAM da 2GB
  • Capacità di memoria 16GB + 2GB
  • Dual Sim
  • Connettività 3G
  • Sistema operativo Android 8.1
  • Schermo 5.5 pollici
  • Fotocamera posteriore doppia da 13Mp + 2MP
  • Fotocamera frontale da 8Mp
  • Batteria da 2800mAh
  • Sensore impronta digitale
  • Peso articolo 168 g
  • Dimensioni prodotto 7,4 x 0,8 x 15,8 cm
  • Scheda tecnica completa

Nella scatola sono inclusi anche:

  • Carica batteria
  • Pellicola protettiva per il vetro (già applicato)
  • Cover “bumper” in gomma (utile a proteggere sia la scocca che il vetro)




Aspetti positivi:

  • Android 8.1 già installato
  • Prezzo
  • Dual sim
  • Doppia fotocamera frontale per messe a fuoco più rapide, foto di alta qualità ed effetti creativi, ovviamente non aspettatevi foto paragonabili a quelle che si possono ottenere con un dispositivo di fascia alta.
  • Slot memory card dedicato. In questo modo si possono usare due sim senza sacrificare l’aggiunta di una memoria aggiuntiva (fino a 64GB)
  • Cover e pellicola inclusi

Aspetti negativi:

  • Connettività 3G. Fate attenzione a questo aspetto perché nel caso abbiate un contratto con connettività 4G non potrete sfruttare i vantaggi in termini di velocità offerti da questa rete.
  • Processore datato. Non si può avere tutto ad un tale prezzo, è per questo che il processore non è adeguato ai tempi e non gli si potrà chiedere troppo sopratutto in termini di accelerazione grafica.
  • Jack cuffie. Abbiamo rilevato problemi con alcuni tipi di auricolare, in particolare quelli con connettore a 90° non entrano bene nella presa jack.

Altri aspetti:

  • Risoluzione schermo 720p. Lo schermo 18:9 da 5,5 pollici non è full HD, tuttavia la qualità è più che buona.

Per concludere includiamo anche il video unboxing ufficiale.

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https://www.informatica37.it/test-cubot-r11-smartphone-cinese-economico/feed/ 0 3319
Come adeguarsi al GDPR se non sei un blogger professionista https://www.informatica37.it/adeguarsi-al-gdpr-679-2016-se-sei-blogger-non-professionista/ https://www.informatica37.it/adeguarsi-al-gdpr-679-2016-se-sei-blogger-non-professionista/#respond Mon, 28 May 2018 09:04:59 +0000 http://www.informatica37.it/?p=3277

ATTENZIONE: Informatica37.it non è un blog che fornisce consulenza legale. Le informazioni contenute in questo articolo sono frutto di una rielaborazione di varie letture di articoli trovati in rete e potrebbero non essere esatte. Vi esortiamo a consultare un professionista del settore per determinare quali azioni intraprendere affinchè il vostro sito aderisca alle prescrizioni del GDPR.

Come ormai saprete il 25 maggio è entrato in vigore il GDPR n.679/2016 (General Data Protection Regulation), ovvero il nuovo regolamento europeo in materia di privacy. Il fine di questa nuova legge è riassumibile in due aspetti principali: il primo riguarda una maggiore tutela dei dati dei cittadini europei che prestano il consenso al trattamento, il secondo è quello di uniformare la normativa a livello europeo. Al seguente link è possibile leggere il provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale: GDPR – 679 del 2016

L’arrivo di questa normativa sta seminando un po’ il panico ed è partita la sfrenata corsa al mettersi in regola. Il web, notoriamente, non è solo popolato da grandi aziende e professionisti, ci sono anche tanti blogger “della domenica” e blogger “non professionisti”, un po’ come il il blog Informatica 37, il quale, non è assolutamente una testata giornalistica ne’ tantomeno un blog “professionale” con decine di migliaia di accessi giornalieri.

Quindi, come dovrebbe comportarsi un blogger non professionista? Quali sono le informazioni utili da sapere? In questo articolo cercheremo di fare un po’ di chiarezza, coscienti del fatto che potremmo non essere completamente esaustivi, andando ad analizzare cosa in generale si può fare per iniziare ad adeguarsi e cosa si può fare in modo più particolare nel CMS WordPress.

In generale con questa normativa cambia il paradigma con cui trattiamo i dati personali, da oggi dobbiamo essere noi proprietari del blog a spiegare il motivo per cui raccogliamo dati e chi ne ha accesso, dobbiamo avere un consenso esplicito da parte dell’utente e gli utenti devono poter conoscere i dati per cui ha concesso trattamento e deve poterli cancellare se lo desidera.

Gli aspetti principali da considerare riguardano:

  • Dati personali
  • Elaborazione dei dati personali

Per dati personali si intendono: indirizzo IP, email, nome e cognome, ecc., dati che tramite i cookie vengono rielaborate per fini statistici ma anche commerciali ed è proprio tramite i cookie che è teoricamente possibile identificare l’utente. Il GDPR va a normare e tutelare proprio questo aspetto della rielaborazione dei cookie.

Ovviamente i cookie possono non raccogliere informazioni personali, oppure possono raccoglierle attraverso servizi personali o di terzi che utilizziamo nel nostro sito. L’esempio più comune che si fa è quello dell’uso Google Analytics (applicazione di terze parti) per misurare le visite al nostro sito web ed analizzare il comportamento degli utenti.

Il fatto che siano cookie di terze parti non ci solleva dalla responsabilità dell’uso che ne verrà fatto, anzi, diventiamo responsabili di questi dati e dobbiamo informare gli utenti sul come vengono usati.

Non ci dilunghiamo oltre, ci sono molti articoli sul web che in maniera esaustiva riescono ad addentrarsi ulteriormente sul tema, passiamo quindi ad analizzare gli aspetti più pratici.

 

Quali aspetti pratici bisogna considerare?

Per iniziare, i primi due aspetti da considerare sono:

  1. il banner dei cookie attivo ed aggiornato per la nuova normativa
  2. avere una informativa sulla privacy aggiornata
  3. adeguare alla normativa a tutte le applicazioni utilizzate per la raccolta dati: plugin per condivisione social, plugin per analisi visite, plugin di affiliazione commerciale (AdSense, Amazon, ecc.), moduli di contatto, moduli newsletter, moduli di registrazione utenti, form di contatto, ecc..

 

Creare una informativa sulla privacy ed un banner cookie corretto.

Per adempiere ai punti 1 e 2, ovvero cookie e privacy, esistono svariati servizi online che possono esserci d’aiuto. Il più famoso di tutti è sicuramente Iubenda, che tra l’altro è anche in italiano.

Come avrete già intuito, Iubenda vi permette di generare una informativa sulla privacy personalizzata, basterà scegliere i servizi utilizzati (social, analytics, ecc.) e generare il codice da inserire nel proprio sito web.

Iubenda è gratuito fino a 4 servizi selezionati per singolo sito, oltre questi parametri si passa alla versione a pagamento che prevede un canone mensile o annuale. Il senso del pagamento di un canone è perchè da una parte potrete modificare i servizi utilizzati nel vostro sito in qualsiasi momento, dall’altra sarà Iubenda stessa ad aggiornare eventuali adeguamenti normativi aggiornando i vostri codici senza che ve ne dobbiate preoccupare.

Una volta generato il codice per l’informativa sulla privacy potrete inserirlo tra i tag <body> del vostro sito come widget, come link o come contenuto incluso in una vostra pagina e personalizzarne anche lo stile.

Per la creazione del banner dei cookie il procedimento è lo stesso, in questo caso il codice andrà inserito tra i tag <head> del vostro sito ed anche in questo caso avrete alcune possibilità di personalizzarne lo stile e il posizionamento. Per alcuni CMS esistono dei plugin che semplificano l’inserimento del codice.

Per quanto riguarda la conformità del banner cookie, ci sono alcuni elementi da controllare visto che la normativa richiede che la persona sia informata su quali cookie vengono utilizzati prima dell’inizio della navigazione in forma esplicita. Oltre a questo è richiesto che il consenso all’uso di determinati cookie venga salvato e sia cancellabile.

Prima del rilascio dell’autorizzazione, nessun cookie, eccetto cookie tecnici, può essere installato, motivo per cui molti script bloccano tutto e ricaricano la pagina all’accettazione del consenso.





Per adempiere a queste prescrizioni esiste un’altro servizio interessante chiamato Cookiebot .

Cookiebot è gratuito per un unico dominio con meno di 100 sottopagine, nella versione free ovviamente offre meno funzionalità di personalizzazione.

Il banner che apparirà sul sito a questo punto permetterà all’utente di decidere per cookie dare il consenso.

Mentre dal nostro account Cookiebot sarà possibile gestire e monitorare i cookie ed i consensi. Cookiebot richiede molto tempo per analizzare il sito, anche svariate ore, quindi non preoccupatevi se non doveste vedere nulla nel report subito dopo la sua configurazione.

Se per vostra sfortuna Cookiebot “free” non dovesse bastare, la versione a pagamento richiede un canone mensile minimo di 9 euro. In alternativa ci potrebbero essere due plugin gratuiti per il blocco dei cookie prima del consenso, il problema sta nel fatto che non si terrebbe traccia del consenso dato dall’utente. I plugin in questione sono:

Per “misurare” l’impatto dei cookie sul vostro sito vi consigliamo il tool online Cookie Metrix oppure di installare qualche plugin specifico per il vostro browser.

 

Quali altre parti del sito vanno adeguate?

Una volta sistemate privacy e cookie passiamo alle altre parti del sito che raccolgono dati, le abbiamo menzionate sopra, e sono: i form, moduli di contatto, la newsletter, i commenti, i widget di condivisione, le registrazioni degli utenti, ecc.

Aggiornamento CMS

Per prima cosa aggiorniamo il CMS che stiamo utilizzando, ad esempio, la versione 4.9.6 di WordPress contiene già due update importanti: la casella di consenso alla privacy per i commenti e la pagina Privacy nel menù Impostazioni che ci guida alla creazione di una pagina per l’informativa.

Social, newsletter, commenti, pubblicità, ecc.

Quello che dobbiamo fare noi è sicuramente quella di segnalare nell’informativa della privacy (generata con Iubenda) tutti i servizi a cui attingiamo come ad esempio l’affiliazione a Google AdSense o la possibilità di commentare gli articoli con Disqus o Facebook, ecc.

Google Analytics

Per questo particolare componente è richiesto sia il banner dei cookie, ma anche l’anonimizzazione dei dati prima del salvataggio e processamento. In questo caso il plugin MonsterInsights per la gestione di Analytics può venire in nostro aiuto. Fare questo manualmente potrebbe richiedere qualche competenza tecnica in più.

Plugin

Stanno letteralmente proliferando i plugin per la gestione del GDPR, ce ne sono già tantissimi, quello che ci è piaciuto di più al momento è sicuramente GDPR Framework. Il plugin ti guida alla creazione della pagina della privacy (in cui si potrebbe includere quelle generata da Iubenda), ti permette di creare la casella di accettazione del consenso per i form principali (es. Contact Form 7),

ma sopratutto ti mette a disposizione una pagina di “Strumenti Privacy” in cui l’utente può inserire la propria email e interrogare il sito sui suoi dati personali,

se vengono trovati dei dati l’utente potrà scaricarli (in formato excel o json) o cancellarli definitivamente.

Il plugin è molto ben documentato, sarà facilissimo configurare le opzioni che abbiamo appena visto.

ATTENZIONE: Informatica37.it non è un blog che fornisce consulenza legale. Le informazioni contenute in questo articolo sono frutto di una rielaborazione di varie letture di articoli trovati in rete e potrebbero non essere esatte. Vi esortiamo a consultare un professionista del settore per determinare quali azioni intraprendere affinchè il vostro sito aderisca alle prescrizioni del GDPR.

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https://www.informatica37.it/adeguarsi-al-gdpr-679-2016-se-sei-blogger-non-professionista/feed/ 0 3277
Come realizzare una presa di corrente controllata in wireless https://www.informatica37.it/come-realizzare-una-presa-di-corrente-controllata-in-wireless/ https://www.informatica37.it/come-realizzare-una-presa-di-corrente-controllata-in-wireless/#respond Thu, 10 May 2018 16:18:03 +0000 http://www.informatica37.it/?p=3192

Questo semplice progetto IoT (Internet Of Things) necessita di una importante premessa riguardante i rischi connessi alla sua realizzazione e messa in funzione:

Le applicazioni che prevedono l’uso di tensione alternata di 230v devono essere realizzate da personale qualificato e consapevole dei rischi a cui ci si espone.

L’accesso alla rete elettrica, a dispositivi elettrici e/o elettronici vi espone a tensioni di voltaggio letale per l’essere umano.

Informatica37.it non si assume nessuna responsabilità riguardante danni a persone e/o cose derivanti dall’esecuzione delle istruzioni sotto riportate, ogni vostra azione sarà sotto la vostra totale responsabilità. Il fine di questo articolo è puramente didattico e divulgativo.

Fatte le dovute premesse possiamo partire con il progetto per realizzare una presa elettrica connessa tramite wi-fi alla rete dati locale (LAN) e comandabile attraverso una pagina web  caricata sul web server di un microcontrollore. Ovviamente potrebbe essere comandabile anche fuori dall’ambito domestico ma in questa guida non spiegheremo il come gestire “ip pubblico e porte” nel router domestico.

Iniziamo elencando i componenti utilizzati nel progetto cercando di spiegare anche il motivo per cui sono stati scelti.

Microcontrollore wi-fi NodeMCU

Abbiamo optato per questa scheda microcontrollore perchè rispetto ad un modulo esp8266 è molto più semplice da collegare via USB per programmarlo con l’IDE Arduino ed alimentarlo con un comune alimentatore con connettore micro USB. Per utilizzare questa scheda è necessario installare dei driver e aggiungere il modello di scheda nell’IDE di Arduino. Questo modulo, da una parte funziona come un comune microcontrollore tipo Arduino su cui posso comandare dei pin digitali, dall’altro permette di implementare un web server connesso in wi-fi su cui posso creare interfacce web per interagire con l’hardware connesso fisicamente ai suoi pin.

Modulo relè doppio da 230V e 10A

Volendo realizzare un progetto che lavora a tensione di rete a 230v abbiamo pensato che possa offrire maggiore sicurezza il poter interrompere entrambi i fili di fase e neuro. Quando collego la spina di un utilizzatore ad una presa non posso sapere su quale contatto della spina avrò il filo di fase, usando il relè doppio potrò interrompere entrambi i conduttori e sarò certo di aver interrotto il filo di fase a prescindere dal verso in cui è infilata la spina nella presa. Se invece il vostro progetto prevede l’uso del relè in un circuito in bassa tensione continua, allora potreste limitarvi ad utilizzare solo uno dei due moduli o optare per una scheda con un solo relè. La scheda relè deve essere alimentata 5V per funzionare, purtroppo però l’alimentazione disponibile sul modulo NodeMCU è di soli 3,3V, nonostante questo abbiamo verificato praticamente su più schede che l’alimentazione è sufficiente a farla funzionare, nel caso non lo fosse bisognerebbe alimentare la scheda relè con l’alimentazione a 5V che alimenta la scheda NodeMCU. L’utima funzionalità da segnalare su questa scheda (valida anche per schede con più relè a bordo) è quella dell’ “optoisolamento“, garanzia di maggiore sicurezza tra la parte di potenza (230V alternata) e quella di controllo (5V continua), la quale, per poter essere implementata, necessita di una alimentazione separata dedicata al solo modulo relè ma che sfortunatamente complica un po’ il progetto, vedremo più avanti come eventualmente collegarla per usufruire di questo componente che contribuisce ad aumentare la sicurezza della nostra applicazione.

Alimentatore USB

Questo alimentatore è necessario per alimentare la scheda NodeMCU. Vi consigliamo di acquistarne uno con cavo USB separato in modo da poter utilizzare il cavetto USB sia per caricare il programma da PC che per l’alimentazione. Nel caso vogliate fornire alimentazione separata alla scheda relè per usufruire dell’optoisolamento dovreste comprarne anche un secondo (da modificare per essere connesso alla scheda). Attenzione: non acquistate alimentatori con doppia presa USB per alimentare le due schede, per usare l’optoisolamento è fondamentale avere due alimentatori “fisicamente” separati!

Varie: cavi, connettori, led, resistenze

Nel nostro progetto abbiamo inserito un led con resistenza da 220Ω (facoltativo) per avere un feedback visivo utile quando il progetto definitivo verrà chiuso in un contenitore. Come altro materiale consigliamo di avere un tester, una breadboard e dei jumper (maschio femmina, femmina femmina). Per testare le uscite dei relè prima di una eventuale connessione alla rete elettrica potrebbe essere utile costruirsi un circuito di test con batteria, resistenza e led. Per il progetto finale potrebbe tornarvi utile un saldatore a stagno, del materiale elettrico come scatole fili, spina elettrica, presa 10A, ecc.

 

Schema elettrico e collegamenti

Raccolto tutto il materiale necessario possiamo iniziare a collegare le parti tra loro secondo lo schema che segue:

In questa fase evitate di collegare qualsiasi cosa all’uscita dei moduli relè! Ai fini della realizzazione e test del programma non è necessario ne’ il collegamento alla rete elettrica ne’ la connessione di spine, prese o lampade. Per la verifica e test del programma basterà guardare i led a bordo della scheda relè e ascoltare i “click” emessi dai relè stessi, inoltre sarà sempre possibile controllare lo stato dei contatti di uscita tramite un tester. 

Le applicazioni che prevedono l’uso di tensione alternata di 230v devono essere realizzate da personale qualificato e consapevole dei rischi a cui ci si espone. L’accesso alla rete elettrica, a dispositivi elettrici e/o elettronici vi espone a tensioni di voltaggio letale per l’essere umano. Il fine di questo articolo è puramente didattico e divulgativo.

Informatica37.it non si assume nessuna responsabilità riguardante danni a persone e/o cose derivanti dall’esecuzione delle istruzioni riportate in questo articolo, ogni vostra azione sarà sotto la vostra totale responsabilità.

Come già anticipato, il modulo NodeMCU (microcontrollore) viene alimentato dall’alimentatore USB ed a sua volta alimenta i due relè del modulo. In questo caso il pin D6 (gpio 12) sarà riservato al led, mentre i pin D7 (gpio 13) e D8 (gpio 15) ai rispettivi relè.

Esaminiamo ora più da vicino il nostro modulo relè:

Nella parte destra abbiamo le connessioni della nostra presa che approfondiremo più avanti, mentre sulla parte sinistra in basso abbiamo i 4 ingressi del modulo: VCC e GND vanno collegati all’alimentazione del modulo NodeMCU, mentre IN 1 e IN 2 vanno collegati rispettivamente ai pin D7 e D8 del microcontrollore. Nella parte alta di sinistra è presente un “jumper”:

  1. se il jumper è inserito, il modulo si alimenta dal modulo NodeMCU e non avremo la possibilità di utilizzare gli optisolatori che garantiscono una separazione fisica tra parte di controllo e parte di potenza.
  2. se il jumper non è inserito, il modulo necessiterà di una alimentazione separata da quella del modulo NodeMCU sui pin JD-VCC e GND. Come si vede dallo schema che segue, l’alimentazione esterna non sostituisce quella del modulo NodeMCU ma va ad aggiungersi, va solo eliminato il filo GND dal microcontrollore al modulo relè. Questo perché l’alimentazione aggiuntiva servirà ai relè, mentre quella del microcontrollore controllerà la logica della scheda relè (fonti: [1] [2]).

In questo caso per rendere le cose più semplici realizzeremo la prima ipotesi, ovvero quella in cui il modulo NodeMCU alimenta la scheda relè autonomamente.

Prima di procedere con la programmazione vediamo anche l’altro lato del modulo relè in cui ci sono 2 morsettiere con 3 contatti:





  • Normalmente Chiuso (NC, normally connected)
  • Comune (COM)
  • Normalmente Aperto (NO, normally open)

Il relè è un componente che si comporta come un “interruttore” di cui dobbiamo stabilire il suo “stato iniziale”. Introducendo un “interruttore” nel circuito ci troveremo ad avere due capi del circuito liberi: un capo da collegare obbligatoriamente al COM (comune), poi se decidiamo che come stato iniziale il filo debba essere “interrotto” (circuito aperto), dovremmo collegare l’altro capo al morsetto NO (normalmente aperto). Con questa configurazione, ogni volta che attiverò il relè questo passerà all’altro stato, ovvero quello di “circuito chiuso”. Ovviamente vale il viceversa, quindi se decido che il mio stato iniziale debba essere l’NC (normalmente chiuso) quando ecciterò il relè otterrò un cambiamento di stato a “circuito aperto” (interrotto).

Ricordiamo ancora una volta che ai fini della realizzazione e test del progetto non è necessario collegare nulla ai morsetti del relè.

 

Configurazione del microcontrollore NodeMCU

Per prima cosa scaricate ed installate il driver al seguente link in base al vostro sistema operativo in uso:  https://www.silabs.com/products/development-tools/software/usb-to-uart-bridge-vcp-drivers .

Dopodiché bisognerà aggiungere la scheda all’IDE di Arduino. Per farlo aprite il software ed andate nel menù File > Preferenze , poi alla voce “URL aggiuntive per il Gestore schede” incollate il seguente link e salvate: http://arduino.esp8266.com/stable/package_esp8266com_index.json

Ora andate sul menù Strumenti > Scheda > Gestore Schede, cercate la stringa “esp8266” ed installate la libreria.

A questo punto potrete selezionare la scheda NodeMCU e la relativa porta di connessione

 

Programmazione del modulo microcontrollore NodeMCU

Il modulo microcontrollore NodeMCU, da una parte permette di poter gestire le uscite digitali, dall’altro di poter gestire un piccolo web server connesso Wi-Fi alla nostra rete locale su cui creare una pagina web contenente l’interfaccia di controllo della nostra applicazione.

Apriamo l’IDE di Arduino e iniziamo la scrittura dello sketch. Come prima cosa includiamo necessariamente la libreria esp2266wifi dopodiché dovremmo inserire i dati per la connessione alla rete Wi-Fi (nome della rete e password).

// Libreria Wi-Fi
#include <ESP8266WiFi.h>

// Dati connessione Wi-Fi
const char* ssid     = "NOME_DELLA_VOSTRA_RETE_WI-FI";
const char* password = "PASSWORD_DELLA_VOSTRA_RETE_WI-FI";

Successivamente, supponendo di voler assegnare un indirizzo ip statico alla scheda Wi-Fi del modulo, inseriamo i seguenti paramenti:

// Configurazione IP STATICO (da commentare in caso di DHCP)
IPAddress ip(192, 168, 1, 100);
IPAddress gateway(192, 168, 1, 1);
IPAddress subnet(255, 255, 255, 0);

// Porta del web server
//WiFiServer server(8080);
WiFiServer server(80);

Impostate l’ip, il gateway e la subnet in base i dati della vostra rete locale, come porta potreste lasciare l’80, poi se pensate di voler controllare la scheda da remoto potrete sempre cambiarla con un’altra (es: 8080). Adiamo ora a definire le variabili necessarie al progetto:

// Variabile da salvare per richiesta HTTP
String header;

// Variabili per gli output (GPIO 13 = pin D7 ; GPIO 15 = pin D8 ; GPIO 12 = pin D6)
const int ledPin = 12;
const int output1 = 13;
const int output2 = 15;

// Variabili ausiliarie per memorizzare lo stato dei pin
String output1State = "off";
String output2State = "off";
String statoPresa = "SPENTA";
String statoLed = "off";

Per la definizione dei pin da utilizzare potete fare riferimento al seguente schema:

Possiamo quindi proseguire con il setup() al fine di inizializzare tutte le variabili:

void setup() {
  Serial.begin(9600);
  // Inizializzo i Pin
  pinMode(output1, OUTPUT);
  pinMode(output2, OUTPUT);
  pinMode(ledPin, OUTPUT);
  // Setto i Pin a livello alto
  digitalWrite(output1, HIGH);
  digitalWrite(output2, HIGH);
  // Setto livello LED
  digitalWrite(ledPin, LOW);

/* Decommentando queste righe per il DHCP dovremmo commentare quelle sopra
   relative alla "Configurazione IP STATICO" */
//  Connessione alla rete via DHCP
//  Serial.print("Connecting to ");
//  Serial.println(ssid);
//  WiFi.begin(ssid, password);
//  while (WiFi.status() != WL_CONNECTED) {
//    delay(500);
//    Serial.print(".");
//  }

  // Assegnazione IP statico (da commentare in caso di DHCP)
  WiFi.config(ip, gateway, subnet);

  // Start Server
  WiFi.begin(ssid, password);

  // Avvia il Web server e scrivi sulla seriale i dati di connessione
  Serial.println("");
  Serial.println("WiFi connected.");
  Serial.println("IP address: ");
  Serial.println(WiFi.localIP());
  server.begin();
}

Un aspetto fondamentale riguarda la riga “Serial.begin(9600);”, non modificate mai questo valore altrimenti non sarete in grado di poter leggere i dati inviati al monitor seriale (utile anche per il debug dell’applicazione). Un altro aspetto importante invece riguarda il DHCP, ovvero l’assegnazione automatica dell’indirizzo ip. Come avrete già notato la parte relativa al DHCP è commentata perché abbiamo deciso di assegnare manualmente l’indirizzo ip alla scheda wi-fi. Nel caso in cui volessimo l’assegnazione automatica dell’indirizzo ip dovremmo decommentare la parte in questione e commentare sia il blocco successivo ” WiFi.config(ip, gateway, subnet);” che quello di assegnazione dell’indirizzo statico che abbiamo definito sopra, ovvero: “IPAddress ip(192, 168, 1, 100); IPAddress gateway(192, 168, 1, 1); IPAddress subnet(255, 255, 255, 0);”. Seguendo i commenti allo sketch dovreste riuscire a modificare il programma secondo le vostre necessità.

Entriamo ora nel loop() del programma, dove la prima parte riguarda le richieste http da parte dei client.

void loop(){
  WiFiClient client = server.available();   // Listen for incoming clients

  if (client) {                             // If a new client connects,
    Serial.println("Nuovo Client.");        // print a message out in the serial port
    String currentLine = "";                // make a String to hold incoming data from the client
    while (client.connected()) {            // loop while the client's connected
      if (client.available()) {             // if there's bytes to read from the client,
        char c = client.read();             // read a byte, then
        Serial.write(c);                    // print it out the serial monitor
        header += c;
        if (c == '\n') {                    // if the byte is a newline character
          // if the current line is blank, you got two newline characters in a row.
          // that's the end of the client HTTP request, so send a response:
          if (currentLine.length() == 0) {
            // HTTP headers always start with a response code (e.g. HTTP/1.1 200 OK)
            // and a content-type so the client knows what's coming, then a blank line:
            client.println("HTTP/1.1 200 OK");
            client.println("Content-type:text/html");
            client.println("Connection: close");
            client.println();

Poi si aggiunge la parte relativa al comando dei pin e aggiornamento degli stati delle variabili.

// Accendo/Spengo i due Pin GPIO
            if (header.indexOf("GET /pulsante/on") >= 0) {
              Serial.println("GPIO 13 e 15 on");
              output1State = "on";
              output2State = "on";
              statoPresa = "ACCESA";
              statoLed = "on";
              digitalWrite(output1, LOW);
              digitalWrite(output2, LOW);
              digitalWrite(ledPin, HIGH);
            } else if (header.indexOf("GET /pulsante/off") >= 0) {
              Serial.println("GPIO 13 e 15 off");
              output1State = "off";
              output2State = "off";
              statoPresa = "SPENTA";
              statoLed = "off";
              digitalWrite(output1, HIGH);
              digitalWrite(output2, HIGH);
              digitalWrite(ledPin, LOW);
            }

Leggendo il codice si potrebbe far confusione tra il concetto di LOW (pin allo stato basso), presa ACCESA e relè NORMALMENTE APERTO, l’unico modo per padroneggiare la logica dell’applicazione è quella di fare un po’ di pratica al fine di capire bene il comportamento che desideriamo in base al funzionamento della scheda relè e del microcontrollore. Ad esempio, il fatto che i relè siano inizialmente NO o NC potrebbe essere  indifferente per alcune applicazioni mentre in altre potreste voler tenere il circuito chiuso (NC) per la maggioranza del tempo quindi preferireste adottare una logica in cui si possa mantenere una situazione di “circuito chiuso” in cui la scheda relè non tenga i relè eccitati (in tensione) per dei periodi molto lunghi, o viceversa. Questo programma solo è un esempio, voi potrete modificarlo secondo le vostre esigenze e fare pratica con le diverse variabili in gioco. In questo caso il programma segue una logica per cui, usando i contatti NORMALMENTE APERTI della scheda relè, avrò :

  • stato pin LOW –> relè acceso –> presa ACCESA – circuito CHIUSO (vedi foto seguente)
  • stato pin HIGH –> relè spento –> presa SPENTA – circuito APERTO

Concludiamo l’ultima parte del programma, ovvero quella che riguarda la parte web. Nella prima parte viene creata l’intestazione della pagina html ed il foglio di stile, di seguito ci sono il titolo, il pulsante per “accendere/spegnere” la presa, poi immediatamente sotto una riga in cui visualizzo lo stato della presa “client.println(“<h2>Presa ” + statoPresa + “</h2>”);” e 3 righe usate come debug che mi dicono lo stato dei 3 pin utilizzati nel programma. Il resto del codice riguarda la chiusura della pagina web e della sessione per il client che si disconnette.

// Pagina Web
            client.println("<!DOCTYPE html><html>");
            client.println("<head><meta name=\"viewport\" content=\"width=device-width, initial-scale=1\">");
            client.println("<link rel=\"icon\" href=\"data:,\">");
            // CSS per lo stile del bottone on/off
            client.println("<style>html { font-family: Helvetica; display: inline-block; margin: 0px auto; text-align: center;}");
            client.println(".button { background-color: #195B6A; border: none; color: white; padding: 16px 40px;");
            client.println("text-decoration: none; font-size: 30px; margin: 2px; cursor: pointer;}");
            client.println(".button2 {background-color: #77878A;}</style></head>");
            
            // Titolo pagina
            client.println("<body><h1>Presa Wireless</h1>");
            
            // Pulsante ccensione/Spegnimento
            if (output1State=="off" && output2State=="off") {
              client.println("<p><a href=\"/pulsante/on\"><button class=\"button\">ON</button></a></p>");
            } else {
              client.println("<p><a href=\"/pulsante/off\"><button class=\"button button2\">OFF</button></a></p>");
            } 
            
            // Stato dei pin 13 e 15
            client.println("<h2>Presa " + statoPresa + "</h2>");
            client.println("<br></br>");
            client.println("<b>DEBUG:</b>");
            client.println("<p>GPIO_13 [In-1] - Stato <b>" + output1State + "</b></p>");
            client.println("<p>GPIO_15 [In-2] - Stato <b>" + output2State + "</b></p>");
            client.println("<p>GPIO_12  [Led] - Stato <b>" + statoLed + "</b></p>");
            
            // Chiusa body della pagina web
            client.println("</body></html>");
            
            // The HTTP response ends with another blank line
            client.println();
            // Break out of the while loop
            break;
          } else { // if you got a newline, then clear currentLine
            currentLine = "";
          }
        } else if (c != '\r') {  // if you got anything else but a carriage return character,
          currentLine += c;      // add it to the end of the currentLine
        }
      }
    }
    // Pulisci la variabile Header
    header = "";
    // Chiusura della connessione
    client.stop();
    Serial.println("Client disconnesso.");
    Serial.println("");
  }
}

Compilando e caricando il programma sul microcontrollore potrete finalmente collegarvi alla pagina web e testare l’applicazione. All’inizio dello sketch avevamo impostato l’ip come segue:

  • IPAddress ip(192, 168, 1, 100);
  • WiFiServer server(80);

Quindi per raggiungere l’interfaccia web basterà essere collegarsi con il vostro PC o smartphone alla stessa rete locale a cui è collegato il microcontrollore, aprire un browser e digitare l’indirizzo http://192.168.1.100 . Nel caso abbiate impostato il DHCP dovrete usare un tool come Angry IP per scansionare la vostra rete e conoscere l’indirizzo del microcontrollore oppure connettervi al monitor seriale dell’IDE di Arduino con il microcontrollore collegato al PC in modo da vedere quale indirizzo viene assegnato (solitamente il DHCP server, tende a dare lo stesso indirizzo per un certo periodo una volta assegnato un ip). Nel caso avessimo deciso di optare per una porta diversa, ad esempio la 8080, il server sarebbe raggiungibile all’indirizzo http://192.168.1.100:8080 .

 

Collegare un carico alla scheda relè

Vediamo infine come poter collegare un carico alla scheda relè. Non è obbligatorio l’uso di tensioni pericolose, potrebbe essere sufficiente controllare lo stato delle uscite con un tester, oppure realizzare un semplice circuito con led e batterie da connettere alle uscite in modo da poter testare il circuito in tutta sicurezza.

Le applicazioni che prevedono l’uso di tensione alternata di 230v devono essere realizzate da personale qualificato e consapevole dei rischi a cui ci si espone. L’accesso alla rete elettrica, a dispositivi elettrici e/o elettronici vi espone a tensioni di voltaggio letale per l’essere umano. Il fine di questo articolo è puramente didattico e divulgativo.

Informatica37.it non si assume nessuna responsabilità riguardante danni a persone e/o cose derivanti dall’esecuzione delle istruzioni riportate in questo articolo, ogni vostra azione sarà sotto la vostra totale responsabilità.

Nel nostro progetto il filo elettrico entra nel morsetto NO ed esce dal COM, questo va fatto sia con il filo di fase (marrone) sul primo relè che col filo di neutro (blu) sul secondo relè, mentre il filo di terra va direttamente dalla spina alla presa in uscita. Come anticipato all’inizio dell’articolo, nel caso si lavori a 230V, l’interruzione di entrambi i fili viene fatta al fine di aumentare la sicurezza del progetto:

Ovviamente la presa singola in figura potrebbe anche essere sostituita da una lampada, un motore, ecc., l’importante è ricordarsi di fare bene attenzione alle massime tensioni e correnti che la scheda relè può sopportare senza danneggiarsi.

Nel video che segue potrete vedere in azione il nostro prototipo.

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https://www.informatica37.it/come-realizzare-una-presa-di-corrente-controllata-in-wireless/feed/ 0 3192
Realizzare una piattaforma di emulazione di giochi arcade e console con un Raspberry Pi – [PARTE 2] https://www.informatica37.it/realizzare-una-piattaforma-di-emulazione-di-giochi-arcade-console-con-raspberry-pi-parte-2/ https://www.informatica37.it/realizzare-una-piattaforma-di-emulazione-di-giochi-arcade-console-con-raspberry-pi-parte-2/#respond Fri, 28 Jul 2017 15:07:41 +0000 http://www.informatica37.it/?p=2861

[1] – Scrape delle rom

Lo scraping è l’operazione che permetter di aggiungere immagini e metadati (descrizione, produttore, anno, ecc.) alle rom inserite nel sistema. Ci sono diversi modi per farlo, il più semplice è sicuramente quello fatto da Emulationstation…

 

 

 

 

 

Il secondo metodo è quello di usare lo scraper esterno ad Emulationstation, per utilizzarlo bisogna uscire dal frontend con il comando ALT+F4 da tastiera. A questo punto si aprirà il terminale, e bisognerà digitare il comando:

sudo ./retropie_setup.sh

Una volta terminato lo scarping, uscite dal setup e tornati nella shell digitate emulationstation per riavviare il frontend. Se dopo lo scrape non compaiono le immagini, verificate che esista la cartella “downloaded_images” in “\\retropie\configs\all\emulationstation”, nel caso non ci fosse createla manualmente e riavviate lo scrape.

[2] – Configurazione manuale del controller

Con il comando da shell jstest /dev/input/js0 andiamo a leggere gli input del nostro controller e trascriverli nel nostro file di configurazione contenuto nella cartella \\RETROPIE\configs\“nome-emularore”\retroarch.cfg . Nell’esempio che segue abbiamo marcato in corsivo le personalizzazioni aggiunte al file retroarch.cfg relativo all’emulatore Megadrive.





<span class="pl-c"># Settings made here will only override settings in the global retroarch.cfg if placed above the #include line</span>

input_remapping_directory = /opt/retropie/configs/megadrive/

<em>input_player1_joypad_index = 0
input_player1_b_btn = 2
input_player1_a_btn = 1
input_player1_y_btn = 3
input_player1_x_btn = 0
input_player1_l_btn = 4
input_player1_r_btn = 5
input_player1_start_btn = 9
input_player1_select_btn = 8
input_player2_joypad_index = 1
input_player2_b_btn = 2
input_player2_a_btn = 1
input_player2_y_btn = 3
input_player2_x_btn = 0
input_player2_l_btn = 4
input_player2_r_btn = 5
input_player2_start_btn = 9
input_player2_select_btn = 8

<span class="pl-c"># Axis for RetroArch D-Pad. </span>
<span class="pl-c"># Needs to be either '+' or '-' in the first character signaling either positive or negative direction of the axis, then the axis number. </span>
input_player1_up_axis = -1
input_player1_down_axis = +1
input_player1_left_axis = -0
input_player1_right_axis = +0
input_player2_up_axis = -1
input_player2_down_axis = +1
input_player2_left_axis = -0
input_player2_right_axis = +0

<span class="pl-c">#Hotkeys- Hotkeys enable you to press a combination of buttons to do such things as exit emulators, save states,</span>
<span class="pl-c"># and load states, as well as any other functionality in an emulator. (In the example below 8 is the select key</span>
<span class="pl-c"># and 9 is the start key so when I hold down select and press start it will exit the emulator.)</span>
input_enable_hotkey_btn = 8
input_exit_emulator_btn = 9
input_save_state_btn = 5
input_load_state_btn = 4
input_menu_toggle_btn = 0
input_state_slot_increase_axis = +0
input_state_slot_decrease_axis = -0</em>


<span class="pl-c">#include "/opt/retropie/configs/all/retroarch.cfg"</span>

js0 indica il joystick connesso alla porta 0, e va indicato nella configurazione alla voce:

<em>input_player1_joypad_index = 0</em>

Alla luce di questo, potrete quindi avere anche 1, 2 e 3 in base a dove è collegato il vostro controller. Una volta lanciato il comando jtest, premendo i pulsanti o azionando il joystick, vedrete nella schermata della shell a quale numero corrisponde, e potrete assegnarlo a piacimento ai comandi predefiniti (es: pulsante 1 a comando A).

Ecco un altro esempio di personalizzazione dei comani per un altro, in questo caso FinalBurn Alpha:

FBA-RETTROARCH

[3] – Risoluzione dei problemi

Di seguito riporteremo problemi più o meno noti che si possono riscontrare  in questi primi passi o che ci segnalerete voi.

  • Con adattatore VGA-HDMI il monitor non si accende
    Decommentare l’opzione “HDMI safe” in /boot/config.txt
  • Audio non funzionante su HDMI
    Decommentare l’opzione “hdmi_drive = 2” in /boot/config.txt
  • Settare lo schermo intero in 16:9 per tutti gli emulatori Retroarch
    Aggiungere la stringa: aspect_ratio_index = “1” nel file di configurazione generale in \\RETROPIE\configs\all\retroarch.cfg
  • Installazione controller arcade “Xin-Mo”
    Editare da shell il file /boot/cmdline.txt ed aggiungere la riga: usbhid.quirks=0x16c0:0x05e1:0x040 , dove 16c005e1 sono i numeri di serie che dovreste leggere elencando i device usb connessi con il comando lsusb. Salvate cmdline.txt e riavviate! Per approfondimenti di configurazione sugli emulatori Mame4All e PiFBA trovate informazioni a questo link.
  • Nascondere file .BIN dalla lista giochi PLAYSTATION
    Le rom per Playstation sono costituite molto spesso da un file .cue e uno o più file .bin . Per nascondere i file .bin da Emulationstation e lasciare i singoli .cue basterà cancellare le estensioni .bin nella parte relativa all’emulatore psx nel file es_system.cfg presente al seguente percorso:

psx-bin

  • Errore emulatore PSX: “No BIOS found, expect errors
    Il bios dell’emulatore Playstation va installato manualmente, cercate in rete il file SCPH1001.bin, scaricatelo, e salvatelo nella cartella \\RETROPIE\bios
  • Errore nel caricamento di una ROM
    Escludiamo il caso in cui il file della ROM sia danneggiato o corrotto, un’altra causa del mancato caricamento di una ROM potrebbe essere causato da una incompatibilità tra l’emulatore e la ROM stessa! In questi casi, per prima cosa è bene accertarsi che le rom in uso appartengano alla versione di romset compatibile con l’emulatore, ad esempio, una ROM per l’emulatore MAME4ALL deve appartenere al romset 0.37b5. Tuttavia in alcuni casi la versione della ROM potrebbe essere corretta ed il problema potrebbe risiedere solo nell’emulatore in uso, in questi casi potremmo tentare di avviare la rom con un emulatore alternativo. Retropie mette a disposizioni diverse versioni di uno stesso emulatore ed è possibile scegliere quale utilizzare principalmente e quale utilizzare con singole ROM. Prendiamo un caso pratico: ho un problema con una ROM nell’emulatore FinalBurn Alpha, all’avvio del gioco, premendo ripetutamente un tasto durante la fase di lancio, verrò rimandato al menù di Retropie con le opzioni disponibili per la ROM lanciata ed il suo emulatore.seleziona-emulatore
    In questo caso sto utilizzando lr-fba-next come cuore principale dell’emulatore FinalBurn Alpha, di cui ho a disposizione altri due programmi alternativi. In questo caso infatti ho scelto di lanciare la ROM actfancr con un programma diverso, ovvero lr-fba. Potete muovervi nel menù anche con il vostro controller, per dare il comando invio dovrete premere il tasto X.

Per tornare alla prima parte della guida  clicca il seguente link: http://www.informatica37.it/realizzare-piattaforma-giochi-arcade-console-retrogaming-raspberry-pi_parte-1/

 

 

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https://www.informatica37.it/realizzare-una-piattaforma-di-emulazione-di-giochi-arcade-console-con-raspberry-pi-parte-2/feed/ 0 2861
Tricky Traps “The videogame”. Torna un mito degli anni ’80! https://www.informatica37.it/tricky-traps-videogame-mito-anni-80/ https://www.informatica37.it/tricky-traps-videogame-mito-anni-80/#respond Thu, 17 Nov 2016 23:15:41 +0000 http://www.informatica37.it/?p=3000

Per chi non lo conoscesse, Tricky Traps è un famoso gioco anni ’80, prodotto dall’azienda Tomy, che consisteva in un labirinto pieno di trappole in movimento su cui si lasciava scorrere delle palline metalliche con lo scopo di portarne quante più possibili in fondo al percorso. Lo spostamento della pallina era possibile attraverso la pressione di un pulsante che azionava dei martelletti in determinati punti del percorso in cui poteva sostare la pallina. Sempre per chi non conoscesse questo fantastico gioco anni ’80, ecco lo spot TV che lo pubblicizzava in quegli anni:

Sicuramente questa breve introduzione sarà superflua per chi ha vissuto in quegli anni ed ha posseduto o semplicemente sognato di possedere questo gioco, ma era necessaria per segnalarvi il suo ritorno in veste “virtuale”.

E’ infatti diponibile sugli app store Apple e Google il nuovissimo videogame di Tricky Traps, un’app che riproduce in maniera estremamente fedele il vecchio gioco meccanico degli anni ’80!





screen320x480

Chi ha avuto la fortuna di mettere le mani sul vecchio gioco meccanico sicuramente si accorgerà subito degli ovvi dei limiti dell’app, ma resta comunque un bel “remake virtuale” di un glorioso gioco anni ’80.

Ecco i link a cui trovare l’app, rigorosamente gratuita:

Per chi invece fosse interessato a reperire un vecchio Tricky Traps meccanico può provare a dare un’occhiata su Ebay, dove è possibile acquistarlo per circa 50, 60 euro. Non ci resta che augurarvi buon divertimento!

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https://www.informatica37.it/tricky-traps-videogame-mito-anni-80/feed/ 0 3000
Come ATTIVARE o DISATTIVARE il CENTRO NOTIFICHE di WINDOWS 10 https://www.informatica37.it/attivare-disattivare-il-centro-notifiche-di-windows-10/ https://www.informatica37.it/attivare-disattivare-il-centro-notifiche-di-windows-10/#respond Wed, 05 Oct 2016 16:00:13 +0000 http://www.informatica37.it/?p=2983

Il Centro Notifiche è una nuova funzionalità introdotta con Windows 10 che permette di accedere ad alcune impostazioni e ricevere notifiche dal sistema o dalle applicazioni.

Il Centro Notifiche è un pannello che compare sulla parte destra dello schermo quando si clicca sulla nuova icona a forma di “fumetto” presente nell’estremità destra della barra delle applicazioni, proprio a destra dell’orologio.

Come si può notare dall’immagine che segue, tramite il Centro Notifiche è possibile, ad esempio, attivare la modalità aereo e gestire le schede di rete, attivare o disattivare il bluetooth, accedere alle impostazioni, scrivere delle note, gestire la proiezione su uno schermo esterno, ecc.

centro-notifiche-win-10

I “mattoncini” del Centro Notifiche e le applicazioni abilitate a notificare sono personalizzabili, potrete scegliere cosa visualizzare andando in: “Impostazioni > Sistema > Notifiche“.

personalizza-centro-notifiche

Con questa guida ci rivolgiamo principalmente a due tipologie di utenti:

  • Quelli a cui non piace questa nuova funzionalità e che quindi desiderano DISATTIVARE il Centro Notifiche.
  • Quelli che a seguito di qualche problema software si sono ritrovati senza il Centro Notifiche e desiderano ATTIVARLO nuovamente.

Il procedimento di attivazione o disattivazione è il medesimo, cambierà semplicemente il valore di una chiave di registro che dovremo andare a modificare. Come prima cosa digitate “regedit” nel menù start di Windows e avviate la relativa applicazione.

regedit-win-10





In alternativa potete eseguire la combinazione di tasti WIN+R per aprire il pannello Esegui in cui scrivere regedit e cliccare OK.

win-r

Una volta aperto il Registro di Sistema, andate ad esplorare il seguente percorso: “HKEY_CURRENT_USER\Software\Policies\Microsoft\Windows\Explorer

registro-centro-notifiche

A questo punto, la voce che ci interessa modificare è DisableNotificationCenter, e per farlo, basterà fare un doppio clic su di essa. Nel campo Dati valore dovrete inserire:

  • 1 se desiderate DISATTIVARE il Centro Notifiche
  • 0 se desiderate ATTIVARE il Centro Notifiche

Dopodiché cliccate su OK, chiudete il Registro di Sistema e riavviate il computer per applicare definitivamente le modifiche.

In conclusione aggiungiamo solo alcune informazioni rivolte a coloro che desiderano DISATTIVARE il  Centro Notifiche perché potrebbe capitare di non trovare la voce Explorer all’interno del percorso “HKEY_CURRENT_USER\Software\Policies\Microsoft\Windows\“. In questo caso è possibile crearla manualmente facendo clic destro sulla voce Windows e selezionando “Nuovo > Chiave” dal menù contestuale.

nuova-chiave

Una volta creata la chiave Explorer, basterà selezionarla, fare clic destro nella parte destra della finestra, selezionare dal menù di contesto “Nuovo > Valore DWORD (32 bit)” e nominare questo nuovo valore “DisableNotificationCenter“.

nuovo-valore

A questo punto, come accennato sopra, dovrete impostare ad 1 il valore della voce appena creata quindi chiudere tutto e riavviare.

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8 Modi per riutilizzare il vostro vecchio computer https://www.informatica37.it/10-modi-riutilizzare-il-vostro-vecchio-computer/ https://www.informatica37.it/10-modi-riutilizzare-il-vostro-vecchio-computer/#respond Thu, 15 Sep 2016 23:38:14 +0000 http://www.informatica37.it/?p=2943

Avete un vecchio computer laptop o desktop che sta marcendo in cantina o in soffitta da 10, 15 anni? State pensando di portarlo in discarica? Prima di farlo leggete questo articolo in cui vi daremo alcuni suggerimenti su come poter dare nuova vita a vecchi computer ormai in disuso, che se vorrete, potreste anche migliorare e potenziare a livello hardware andando a cercare online dei moduli RAM o degli hard disk usati, reperibili a prezzi veramente molto contenuti. Di seguito i nostri 8 suggerimenti, buona lettura!

[1] – Installare un sistema operativo molto leggero

Ci sono tantissimi sistemi operativi open-source da poter installare al giorno d’oggi che richiedono risorse hardware molto esigue, questi sistemi sono dotati di procedure di installazione molto semplici ed ambienti desktop molto simili a quello ben noto di Windows, quindi potreste ritrovarvi con un nuovo sistema operativo, aggiornato, sicuro, che funziona bene su computer poco potenti, in grado di navigare in rete, eseguire applicazioni office e giochi. Potrebbe essere il primo computer per un vostro figlio, che come primo approccio non cerca esattamente la performance ma ha semplicemente bisogno di iniziare a capire come ci si muove tra cartelle, file, elaborazione di testi ed immagini, imparare a programmare giocando con Scratch, ecc.. Tra i sistemi operativi basati su Linux vi possiamo consigliare alcune distribuzioni adatte a computer datati, come:

archlinux-xfce4-1-1

[2] – Server domestico o NAS (Network Attached Storage)

Una seconda possibilità potrebbe essere quella di trasformare il vecchio computer in un server domestico per l’archiviazione di dati o come server multimediale. Potreste installare un vecchio sistema operativo come Windows XP (meglio se nella versione Professional) ed accedere allo spazio disco via rete LAN, oppure se avete tempo e capacità potreste installare un sistema operativo ad-hoc come Free NAS che vi permetterebbe di trasformare il vostro PC in un vero e proprio NAS, ovvero uno spazio di archiviazione dedicato con tanto di permessi utente, server multimediale e molto altro. Oltre FreeNAS vi segnaliamo anche Tonido, un software che vi permetterà di realizzare un vostro spazio cloud personale tipo Dropbox o Drive. In alternativa, se vi in interessa solo la parte “multimediale”, potreste realizzare un media server con OpenELEC, KODI, PLEX o con altre soluzioni come illustrato in un nostro precedente articolo. “Server domestico” non vuol dire solo archiviazione dati o multimedia, potreste anche trasformare il vostro PC in un sistema di videosorveglianza basato su Linux con ZoneMinder, oppure in un server di stampa, in un fax , in un hotspot wi-fi o tutte queste cose insieme! L’unico limite è la vostra fantasia!

[3] – Non ci sono più i giochi di una volta…

Se avete vissuto la vostra giovinezza nel periodo anni ’70 / ’80, di certo avrete un po’ di nostalgia delle vecchie gloriose sale giochi, dei computer Amiga o Commodore e delle prime consolle di gioco come il Nintendo 8bit, l’Atari o il Sega! Per sedare questa nostalgia esistono tantissime soluzioni grazie a degli emulatori software che permettono di rivivere le emozioni di quando eravate ragazzini e disponibili per sistemi operativi Windows, Linux e MAC. Sicuramente il sistema di emulazione più famoso è il M.A.M.E. ovvero l’emulatore dei giochi arcade (da sala giochi), ma ce ne sono a decine per tantissime altre piattaforme di gioco. Purtroppo non possiamo segnalarveli tutti perché sono tantissimi ed in diverse versioni, ma vi segnaliamo sicuramente RETROPIE: un vero e proprio sistema integrato per il retro-gaming installabile sulla distribuzione Linux Ubuntu. Una volta installato vi basterà caricare le rom dei giochi, ed avrete a disposizione decine e decine di piattaforme emulate in un solo dispositivo. Il motore di Retropie in realtà è Retroarch, installabile anche su un PC Windows, Mac e Android, ma se non volete perdere troppo tempo in installazioni e configurazioni varie, potreste dare un’occhiata anche a Lakka: un vero e proprio sistema operativo per il gaming basato anch’esso su Retroarch. Se invece l’emulazione non vi interessa, potete sempre recuperare vecchi floppy disk o CD per reinstallare i vostri vecchi giochi o cercarne di altri in negozi online come Ebay.

retropie

[4] – Computer “occasionale”





Se avete un PC in grado di essere connesso ad internet, potreste metterlo in salotto, in garage o in qualsiasi altro ambiante domestico per poter effettuare veloci ricerche in internet e controllare la vostra email, rilassarvi con un giochino, dedicarlo alle video chiamate via Skype, o utilizzarlo come “cornice digitale”.

[5] – Monetizza!

Anche se pensi che il tuo vecchio computer non possa avere più un valore, potrebbero comunque avere valore le sue parti! Potresti infatti tentare di metterlo in vendita intero o vendere le parti hardware su qualche sito di annunci o aste online, e magari trovare dall’altra parte qualcuno interessato al computer o a pezzi di ricambio come: hard disk, alimentatore, pannello LCD, lettore/masterizzatore CD/DVD, tastiera e touchpad di un notebook, ecc..

[6] – Hack it!

Se sei uno “smanettone” o aspirante tale, dovresti sapere che alcune parti del PC possono essere riutilizzate per altri scopi. Tra le tante idee bizzare presenti online si trovano, ad esempio, delle guide per costruire una piccola stampante 3D recuperando pezzi da vecchi drive floppy, cd/dvd e scanner, oppure guide su come riutilizzare un pannello LCD di un notebook o su come trasformare una tastiera in un controller da sala giochi anni ’80 da usare con M.A.M.E., altri emulatori o videogiochi (video). Un’altra idea, ad esempio, potrebbe essere quella di riutilizzare l’alimentatore di un pc desktop come alimentatore da laboratorio. Anche qui, l’unico limite è la fantasia!

[7] – Crea un’opera d’arte

Se la tua anima non è prettamente “hacker” bensì artistica, forse questa raccolta di immagini potrebbe ispirare qualche tua personale creazione!

[8] – Fai una buona azione!

Se proprio non sai cosa fare del tuo vecchio PC, cerca scuole ed associazioni di volontariato sul tuo territorio, il tuo “relitto” potrebbe essere ancora utile a qualcun’altro! Oppure puoi donare “risorse” del tuo computer alla ricerca scientifica; hai mai sentito parlare di calcolo distribuito? Ti basterà installare una piccola applicazione, connettere il tuo PC ad internet, e potrai mettere a disposizione della potenza di calcolo (se pur esigua) a progetti di ricerca scientifica tra i più disparati: elenco di progetti di calcolo distribuito. Se il tuo PC non è adatto a nessuna delle sopracitate applicazioni, l’ultima buona azione che ti consigliamo è ovviamente quella di portarlo in discarica perché possa essere smaltito correttamente.

Avete avuto qualche idea particolare? Segnalate le vostre realizzazioni nei commenti!

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Riparare, ripristinare ed avviare il PC con il disco di installazione di Windows https://www.informatica37.it/avviare-ripristinare-riparare-pc-con-disco-installazione-windows/ https://www.informatica37.it/avviare-ripristinare-riparare-pc-con-disco-installazione-windows/#respond Fri, 22 Jul 2016 23:44:10 +0000 http://www.informatica37.it/?p=2922

Forse vi state trovando a leggere questa guida in un momento di estremo bisogno, magari mentre cercate il modo di avviare Windows in modalità provvisoria o cercando di avviare il sistema operativo che non parte a causa di qualche brutta schermata blu (BSOD)…

Purtroppo se state utilizzando Windows 8 o Windows 10 le cose sono un po’ più complicate rispetto ai precedenti sistemi operativi, ed il web (non ce ne voglia Aranzulla) è pieno di guide che spiegano come avviare il PC in modalità provvisoria  o come effettuare il ripristino di sistema da un sistema operativo Windows funzionante. E se il vostro sistema operativo non si avvia? Quali soluzioni ci sono?

Sperando che non siate nella peggiore delle situazioni (tipo quella in cui il PC non si avvia) e volete mettere in atto alcune precauzioni, vi consigliamo la lettura di un nostro precedente articolo che spiega bene come attivare l’avvio del PC in modalità provvisoria in Windows 8, alcune soluzioni sono valide anche per Windows 10.

Se invece, purtroppo per voi, vi ritrovate con un PC non avviabile e non avete attuato le sopracitate precauzioni, l’unica soluzione è quella di passare dal DVD (o memoria USB) di installazione del sistema operativo Windows. Non avete neanche il DVD di installazione? Male! Ma abbiamo la soluzione anche a questo, visto che abbiamo già scritto una guida su come creare gratuitamente un DVD o un supporto USB di installazione di Windows 10. Per Windows 8 è valida la stessa guida ma per creare il DVD o la memoria USB dovrete scaricare il “media creation tool” di Windows 8 da questa pagina.

Anche se potrebbe sembrare scontato, vi ricordiamo che dovrete creare il supporto di installazione relativo al sistema operativo che avete installato nel vostro PC! Per creare il supporto di installazione avrete bisogno di un altro PC funzionante!

A questo punto, se da qualche altro PC (visto che il vostro ancora non è avviabile!) siete riusciti a creare un supporto di installazione di Windows (DVD o USB), vi tornerà sicuramente utile questa nostra ennesima guida dove sono elencati i tasti funzione per selezionare il dispositivo di avvio (DVD o USB) dei principali produttori. Nel nostro esempio avvieremo una memoria USB ” SanDisk Cruzer Edge”.

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Selezionato il device di avvio avrete accesso alla procedura di installazione di Windows e verrete indirizzati alla seguente schermata in cui dovrete scegliere: lingua, formato di ora e tastiera.

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Andate avanti e nella schermata successiva e selezionate il link “Ripristina il computer” nell’angolo in basso a sinistra della finestra.

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A questo punto, selezionando “Risoluzione dei problemi” avrete accesso ad alcuni strumenti per cercare di riparare il vostro PC.





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Nella schermata successiva avrete due opzioni: “Reimposta il PC” e “Opzioni avanzate“. Prima di optare per soluzioni drastiche vi consigliamo caldamente di selezionare “Opzioni avanzate“.

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Tra le “Opzioni avanzate” troverete diversi tool interessanti:

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  • Il “Ripristino di sistema” vi consente di riportare il PC ad uno stato precedente a quello attuale (non avviabile) mantenendo tutti i vostri files. L’unico inconveniente che potrebbe capitarvi è quello di perdere eventuali applicazioni installate dopo la creazione dell’ultimo punto di ripristino creato manualmente da voi o automaticamente dal sistema operativo. Di solito i punti di ripristino sono abbastanza frequenti quindi è poco probabile che vi ritroverete con qualche applicazione disinstallata.
  • Il “Ripristino immagine di sistema” è utile solo se avete attivato in precedenza l’opzione di creazione di immagini dalle impostazioni di backup di Windows. L’attivazione di questa opzione richiede l’impiego di un hard disk esterno destinato unicamente al salvataggio di tali backup!
  • Il “Ripristino all’avvio” rappresenta sicuramente una delle prime azioni da intraprendere per far si che Windows cerchi automaticamente una soluzione per risolvere il problema che impedisce l’avvio del vostro PC. Non sempre è risolutiva, ma tentar non nuoce!
  • Il “Prompt dei comandi” non è sicuramente alla portata degli utenti meno esperti, tuttavia, se avete trovato in rete la soluzione al vostro problema, e tale soluzione è applicabile con dei comandi DOS, questa opzione potrebbe rivelarsi cruciale per la risoluzione del vostro problema. Da qui potrebbe essere possibile attivare il tasto funzione F8 per accedere all’avvio in modalità provvisoria e tante altre cose…
  • Il pulsante “Impostazioni firmware UEFI” serve semplicemente ad accedere a quello che comunemente chiamiamo “BIOS”, ma per accedervi avete a disposizione anche un tasto funzione utilizzabile all’avvio del PC che dipende dal produttore della vostra scheda madre. Alcuni di questi tasti funzione sono riportati nella nostra guida menzionata in precedenza.
  • Torna alla build precedente” riguarda solo Windows 10 e vi permette di tornare al vostro sistema operativo (7 o 8.1) precedente all’aggiornamento a Windows 10. Nel caso in cui l’aggiornamento avesse reso instabile il vostro PC, con questa procedura potrete riportare il PC allo stato immediatamente precedente all’aggiornamento. Questa opzione è disponibile solo se effettuata entro i 30 giorni dall’avvenuto upgrade a Windows 10! In realtà non è proprio così, esistono dei trucchi per aggirare questa limitazione dei 30 giorni, ma la procedura necessiterebbe di una guida ad-hoc…

Se nessuna delle”Opzioni avanzate” vi è stata utile, purtroppo dovrete tornare indietro cliccando l’apposita icona e selezionare l’opzione “Reimposta PC“.

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In questa schermata avrete la possibilità di scegliere se disinstallare le applicazioni per riparare Windows mantenendo i vostri files oppure se formattare completamente il PC ed effettuale una installazione pulita di Windows.

In questo caso, se volete reimpostare il PC ma volete fare un backup dei file, le opzioni a vostra disposizione potrebbero essere le seguenti: smontare fisicamente il vostro hard disk e montarlo in un box esterno o collegarlo ad un adattatore per connetterlo via USB ad un altro PC, oppure creare un DVD o un CD o una memoria USB con una distribuzione Linux Live per poter salvare i vostri file su un hard disk esterno (abbiamo scritto una breve guida anche su questo!).

Vi raccomandiamo caldamente di effettuare un backup con tali modalità anche se sceglierete l’opzione “mantieni i miei file“. Se siete in cerca di box esterni o adattatori per collegare via USB il vostro hard disk ad un altro PC vi proponiamo di seguito alcuni articoli utili venduti da Amazon.

Per uscire dalla procedura di installazione di Windows cliccate sull’icona indietro fino a quando non sarete tornati alla prima schermata, quindi selezionate “Spegni il PC“.

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