INFORMATICA 37 – Assistenza Tecnica Informatica, Realizzazione Siti Web, Blog di Informatica e Hi-Tech https://www.informatica37.it Blog di informatica e nuove tecnologie: notizie, guide, trucchi, soluzioni dal mondo di computer, smartphone e tablet Wed, 28 Nov 2018 23:25:55 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 https://i1.wp.com/www.informatica37.it/wp-content/uploads/2018/07/cropped-favicon-37-03.png?fit=32%2C32&ssl=1 INFORMATICA 37 – Assistenza Tecnica Informatica, Realizzazione Siti Web, Blog di Informatica e Hi-Tech https://www.informatica37.it 32 32 76023282 TP-Link RE305 – Ripetitore Wi-Fi con Access Point molto economico ma funzionale! https://www.informatica37.it/tp-link-re305-ripetitore-wi-fi-con-access-point-molto-economico-funzionale-wireless-repeater-access-point-wifi/ https://www.informatica37.it/tp-link-re305-ripetitore-wi-fi-con-access-point-molto-economico-funzionale-wireless-repeater-access-point-wifi/#respond Wed, 28 Nov 2018 01:10:25 +0000 https://www.informatica37.it/?p=3679

Oggi vi presentiamo un prodotto con cui siamo trovati molto bene in più di una occasione in contesti domestici o di piccoli uffici, parliamo di uno dei vari range extender wi-fi marchiati TP-Link, in particolare del recente RE305, un ripetitore wi-fi dual band che può anche funzionare da access point.

La differenza tra un access point (punto di accesso) ed un range extender (ripetitore), principalmente consiste nel fatto che il primo permette di accedere via wireless ad una rete LAN cablata, mentre il secondo ha solo la funzione di collegarsi ad un “access point” preesistente al fine di aumentare la copertura della rete wireless già presente.

Al giorno d’oggi praticamente tutti i modem-router forniti dai provider internet sono già dotati di un access point per poter connettere alla rete locale qualsiasi dispositivo wireless, tuttavia la potenza di tali access point è molto limitata e in ambienti molto ampi o in presenza di ostacoli che attenuano il segnale, c’è il rischio che tale dispositivo non basti a dare una adeguata copertura a tutta l’area necessaria. E’ proprio in questi casi che il ripetitore wi-fi diventa utile e può essere configurato in modo che l’utente non si accorga neanche se è collegato al ripetitore o all’access point principale. La funzionalità access point è utile perché potremmo collegare il dispositivo alla rete LAN cablata tramite l’apposita porta ethernet e creare una rete wi-fi nuova ed indipendente da eventuali altri access point.

La gamma Tp-Link dei “range extender” wi-fi è molto ampia, si parte dal semplice 300Mbps (foto 1)  single band fino ad arrivare al 2600Mbps dual band (foto 4), passando per  modello RE305 (foto 2) a 1200Mbp2 ed il suo fratello RE360 che a parità di velocità si presenta con presa passante, molto utile per collegare il dispositivo ad una presa senza lasciarla occupata in modo esclusivo. Gli altri tagli disponibili per il dual band sono rispettivamente: 750Mbps, 1750Mbps e 1900Mbps.

Il modello RE305 da noi scelto è reperibile sul mercato ad un prezzo compreso tra le 30  e le 50 euro, ed ha le seguenti caratteristiche tecniche:

  • Velocità combinata fino a 1.2Gbps
  • Dual band – 2.4GHz a 300Mbps e 5GHz a 867Mbps
  • Led segnalazione copertura
  • Porta ethernet 10/100 Mbps
  • Pulsante WPS per la connessione rapida
  • Modalità access point
  • Configurabile anche con app Tether per iOS e Android

Di seguito potete vedere il dispositivo più da vicino grazie al nostro unboxing.

L’installazione è molto semplice, nella scatola, oltre alla guida utente completa, è presente  una quick guide (guida rapida) che riporta le due modalità di configurazione più semplici.

  1. La prima modalità consiste nell’accensione del dispositivo e la pressione consecutiva dei tasti WPS, prima quello del modem/router (che autorizza i dispositivi WPS a connettersi entro un certo lasso di tempo) e poi quello del range extender (con cui si richiede l’accesso al router). Questa modalità è molto veloce se vogliamo configurare il dispositivo come semplice ripetitore. Il pulsante di attivazione del WPS è sempre contrassegnato dalla seguente icona.
  2. La seconda modalità di configurazione consiste nel collegarsi alla rete wi-fi “TP-Link_Extender_2.4GHz/5GHz” che sarà disponibile all’accensione del dispositivo. Dopo aver effettuato la connessione si potrà accedere all’interfaccia di configurazione inserendo nel browser uno dei seguenti indirizzi: 1) http://tplinkrepeater.net 2) http://tplinkextender.net 3) http://192.168.0.254/ a cui si accede inserendo nome utente = admin e password = admin.
  3. Come già accennato, la configurazione e il monitoraggio del dispositivo può essere effettuato anche con l’app Tether di Tp-Link.

Se la guida non dovesse essere sufficientemente esplicativa, nella pagina del prodotto sono presenti anche dei video in cui viene spiegata la procedura di installazione.





Una funzionalità interessante offerta dal dispositivo è rappresentata dal led di segnalazione contrassegnato come “Signal“, il quale può assumere un colore blu nel caso in cui l’access point di origine sia ad una distanza adeguata per poterne ritrasmettere il segnale, oppure un colore rosso nel caso in cui la sorgente sia troppo lontana o attenuata.

Per quanto riguarda le altre modalità di utilizzo del dispositivo abbiamo menzionato a quella di access point wi-fi indipendente, ma non è l’unica. Oltre alla modalità “ripetitore” possiamo configurare il dispositivo come:

  1. Access Point, supponendo di avere una rete LAN cablata, possiamo collegare un cavo ethernet alla presa dell’adattatore in modo da creare una nuova rete wireless con nome (SSID) e chiave personalizzati con tanto di configurazione dell’assegnazione degli indirizzi IP ai device collegati (DHCP server). Nel caso si abbia già una rete wireless, la modalità access point potrebbe essere utile per creare una seconda rete wireless, magari dedicata ad una utenza diversa come accade in molti locali pubblici. Lo schema di connessione in modalità access point può essere semplificate in questo modo:
    rete LAN –> [presa ethernet –> connessione wireless] –> dispositivi wireless
  2. L’altra modalità di configurazione molto interessante è quella da Wireless Adapter. Questa modalità è utile per collegare alla rete locale LAN tutti quei dispositivi che non dispongono di wi-fi come console di gioco, lettori blu-ray, Smart TV, PC desktop, ecc.. In questo caso in ingresso del device c’è la rete wireless domestica, mentre in uscita c’è la presa ethernet del ripetitore che verrà collegata al dispositivo dotato della sola presa di rete:
    rete wi-fi –> [ connessione wireless –presa ethernet] –> dispositivo ethernet

In questo specifico test ci siamo limitati alla configurazione con modalità WPS e al test di velocità della connessione internet in base alla segnalazione dello “Status Led”, non vi mostreremo come configurare le modalità “access point” ed “adattatore wi-fi” in quanto l’ottima manualistica a corredo offre indicazioni chiare e precise su come effettuare le configurazioni.

La modalità WPS ha richiesto circa un minuto perchè il ripetitore si configurasse correttamente in maniera completamente autonoma, è bastato premere il pulsante WPS del router wi-fi del provider e subito dopo premere il pulsante WPS dulla parte alta del ripetitore. Per effettuare questa operazione in tutta comodità ci siamo posizionati nella stessa stanza in cui era presente il ruoter stesso. La configurazione come “range extender” non richiede agli utenti di riconfigurare i loro disposotivi (computer, smartphone, ecc.) in quanto i parametri di connessione al wi-fi restano ovviamente invariati, cambierà solo l’ampiezza dell’area di copertura.

Una volta che tutti i led del ripetitore si sono accesi, segno che la configurazione era terminata, abbiamo staccato il ripetitore per andarlo a posizionare in una zona intermedia tra il router wi-fi e l’area scarsamente coperta dalla connessione wireless. Con la riconessione del ripetitore alla presa elettrica abbiamo dovuto attendere ancora un minuto affinchè questo si riallineasse alla connessione con il router.

Nel primo punto che abbiamo testato, lo “Status Led” di colore rosso indicava una connessione di scarsa qualità al router wi-fi, abbiamo fatto comunque un test di velocità per valutare la velocità di trasmissione in questa condizione.

Andando a spostare il ripetitore in una zona diversa dalla precedente lo “Status Led” si è colorato di blu, andando quindi ad indicare un miglioramento della qualità di connessione tra lui ed il router wi-fi. Ovviamente anche la velocità rilevata nel test di connessione ha confermato questo miglioramento, dalle immagini che seguono si vede chiaramente che le velocità raggiungibili sono quasi raddoppiate rispetto alla situazione precedente.

La nostra esperienza è stata molto positiva con i prodotti Tp-Link in svariate situazioni, ovviamente il mercato offre una vasta gamma di alternative, la cosa importante è sicuramente quella di avere ben chiare le proprie necessità al fine di scegliere il prodotto in grado di soddisfarle. Speriamo con questo articolo di essere riusciti a spiegare in maniera semplice quelle che sono le molteplici funzioni che un dispositivo “range extender wireless” può avere.


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Come trascrivere un file AUDIO vocale in TESTO https://www.informatica37.it/trascrivere-file-audio-vocale-testo-speech-to-text/ https://www.informatica37.it/trascrivere-file-audio-vocale-testo-speech-to-text/#respond Thu, 22 Nov 2018 22:14:03 +0000 https://www.informatica37.it/?p=3631

La trascrizione di una registrazione vocale audio può essere molto utile in diversi contesti, basti pensare a quello lavorativo, in cui si fanno spesso riunioni che richiedono la stesura di un verbale che che è molto difficile da redarre nel momento in cui avviene la riunione stessa, quindi diventa necessario effettuare una registrazione audio che successivamente deve essere “sbobinata“, cioè riascoltata e trascritta. Un altro esempio potrebbe essere quello delle lezioni a scuola o all’università, dove la registrazione audio e la successiva trascrizione potrebbe essere un utile supporto alla redazione degli appunti su cui studiare.

L’operazione di trascrizione manuale è molto lunga ed onerosa e potrebbe richiedere ben più del doppio della durata del materiale registrato. Ci sono varie soluzioni software per cercare di ottimizzare i tempi di trascrizione, alcune gratuite, altre a pagamento, in questo articolo cercheremo di darvi una panoramica quanto più ampia di quelle disponibili, tuttavia non ci occuperemo dei vari tool software per facilitare l’operazione di “sbobinatura” manuale, bensì parleremo di software e servizi che utilizzano motori “speech to text” (da voce a testo) che permettono “automatizzare” l’operazione di trascrizione.

Prima addentrarci nell’argomento è bene fare alcune premesse per capire meglio gli aspetti che influenzano il riconoscimento vocale e la trascrizione da audio a testo:

  • Il linguaggio naturale segue andamenti molto diversi rispetto al linguaggio scritto, quando parliamo tendiamo ad aprire e chiudere parentesi andando a creare periodi molto complessi, inseriamo esitazioni (ehm, mmm, ecc.), può capitare di “mangiarsi le parole”, di parlare molto veloce, di pronunciare inglesismi, sigle e molto altro ancora. Questi sono solo alcuni degli aspetti che vanno ad influire sulla qualità della trascrizione, sia per quanto riguarda la trascrizione delle singole parole (inglesismo, sigla, parola “mangiata”), sia per quanto riguarda la comprensibilità del testo trascritto, in quanto non venendo trascritta la punteggiatura, un’eccessiva complessità nell’articolazione dei periodi renderebbe il testo trascritto un fiume di parole apparentemente senza senso. Purtroppo su questi aspetti non c’è molto margine di miglioramento, a meno che la persona che viene registrata mentre parla non faccia lo sforzo di assumere un atteggiamento che favorisca la conversione da audio a testo.
  • L’operazione di trasformazione da audio a testo è possibile grazie alla tecnologia “speech to text“. Esistono due modalità principali di impiegare tale tecnologia ovvero la “spearker independent” e la “speaker dependent“. Sono “speaker independent” tutti i sistemi di riconoscimento del parlato che lavorano in cloud e sono in grado di riconoscere e trascrivere qualsiasi persona che riesca a parlare in modo chiaro e corretto, come avviene quando si parla con gli assistenti vocali come Google, Siri, Alexa, ecc.. Come avrete potuto sperimentare anche voi, questi sistemi non funzionano senza una connessione ad internet e se siete in un ambiente rumoroso o se non parlate in modo chiaro e preciso, questi non funzionano correttamente. I sistemi “speaker dependent” possono lavorare offline, sono progettati per essere addestrati sul modo di parlare di un utente e continuano ad addestrarsi ad ogni utilizzo, solitamente sono impiegati come software di dettatura in cui tramite dei comandi vocali è possibile anche dettare la punteggiatura, effettuare correzioni, formattare il testo. Con questi sistemi si possono raggiungere livelli di precisione nella trascrizione molto alti, ma hanno ovviamente il limite nel fatto che tale precisione è legata all’addestramento di uno specifico utente con uno specifico vocabolario, tono, pronuncia, ecc.. Per tali ragioni, questi sistemi possono essere addestrati a riconoscere anche un modo di parlare “imperfetto” che un sistema “speaker independent” non riuscirebbe a riconoscere. Nelle varie modalità di trascrizione che mostreremo andremo a specificare quale sistema è “dependent” o “independent”.

Tecnica del Respeaking

Il respaking è una tecnica che consiste nell’ascolto dell’audio da parte di un operatore, il quale a sua volta ripete ad alta voce quello che sente ad un software di dettatura attraverso un microfono, al fine di trascrivere in un documento di testo quanto sta ascoltato in tempo reale. Il respeaking solitamente viene fatto da professionisti provenienti dal mondo dell’interpretariato, è una tecnica che da ottimi risultati ma è molto difficile da praticare. L’affidabilità della trascrizione risiede nel fatto che l’operatore utilizza un software di dettatura “speaker dependent” che è perfettamente addestrato al riconoscimento del suo modo di parlare. Il software più famoso per la dettatura è sicuramente Dragon Naturally Speaking di Nuance (software commerciale).

Le versioni di Dragon Naturally Speaking idonee alla dettatura sono le seguenti:

Trascrizione registrazione audio con software di dettatura

Alcune versioni del software Dragon Naturally Speaking permettono non solo di dettare testi, ma anche di trascrivere testi registrati in precedenza con il computer o con registratori audio digitali. Bisogna però prestare attenzione ad un aspetto fondamentale: prima abbiamo detto che Dragon è un software “speaker dependent” quindi non potrete registrare una riunione in cui parlano tante persone diverse per poi trascrivere l’audio con il software Dragon perché il software sarà addestrato a riconoscere la voce di una sola persona che ha effettuato l’addestramento! Anche addestrando il software con tutte le persone presenti la trascrizione potrà essere fatta solo su una persona in quanto il software può avere si diversi profili vocali, ma vanno utilizzati uno alla volta e non possono essere usati contemporaneamente. In realtà il software tenterà comunque di trascrivere tutto l’audio registrato da diverse persone, ed in presenza di un oratore in grado di essere chiaro e pulito è probabile anche che tutto venga trascritto correttamente, tuttavia, non essendoci nessuna garanzia sul risultato, la casa produttrice di Dragon riporta chiaramente l’impossibilità di usare il riconoscimento vocale di un file audio con diversi oratori. Dopo questa doverosa precisazione, concludiamo rimarcando il concetto che la trascrizione di una registrazione attraverso il software Dragon è utile solo nel caso in cui volessimo trascrivere la registrazione di una sola persona che ha effettuato l’addestramento del software. Il caso tipico di utilizzo di questa modalità è quella in cui vogliamo trascrivere la registrazione di nostri appunti vocali personali.

La trascrizione di un file audio è possibile solo con la versione “Premium” di Dragon Naturally Speaking, o con la versione “Recorder Edition” venduta insieme al registratore audio che però non permette la trascrizione audio con microfono.

Trascrizione con “Digitazione Vocale di Google”

Esistono poi tecniche meno “ortodosse” ma anche meno “onerose” per trascrivere un testo, una di queste sfrutta la funzione di Digitazione vocale presente nell’applicazione Documenti di Google Drive. La digitazione vocale, sistema “speaker independent“, vi permette di scrivere su un documento di Google semplicemente parlando ad un microfono, esattamente come avviene in tutte le tastiere virtuali degli smartphone Android, per utilizzarla vi basta un account Google, necessario ad accedere a Google Drive per creare un documento di testo.





Per trascrivere la voce in diretta, la procedura è molto semplice, si parla ad un microfono e il sistema trascrive le nostre parole in testo. Il nostro scopo però è quello di cercare di trascrivere un file audio, per tentare di farlo  con la Digitazione vocale avremmo bisogno di intervenire nelle impostazioni della scheda audio nel computer. Quello che andremo a fare consiste nel disabilitare il microfono come dispositivo di ingresso audio predefinito e sostituirlo con lo stereo mix (missaggio stereo), ovvero il canale di ascolto. In pratica faremo in modo che la nostra uscita audio (quello che sentiamo dalle casse) venga considerata come ingresso audio (ingresso microfonico). In questo modo quando attiveremo la Digitazione vocale di Google, questa potrà trascrivere “quello che si sta ascoltando”, ovvero la riproduzione audio di un file, anziché utilizzare il microfono. Purtroppo non c’è garanzia sul funzionamento di questo escamotage perché alcune schede audio non sono configurabili nella sopracitata modalità. Vediamo più nel dettaglio come si imposta lo stereo mix come ingresso audio, per farlo dobbiamo andare nella finestra delle Proprietà audio alla scheda Registrazione.

Nella prima immagine (1) vediamo subito che la scheda audio in oggetto supporta lo stereo mix come canale di input. Se non vediamo stereo mix possiamo fare un clic con il tasto destro del mouse ed assicurarci che il dispositivo, essendo disattivato, non sia stato nascosto dall’elenco. Se dopo tale verifica ci dovessimo trovare nella situazione di figura 2, ovvero con entrambe le spunte al menù e senza la voce stereo mix in elenco, allora saremmo nel caso particolare in cui la nostra scheda audio non ci permette di registrare il canale di ascolto e quindi non saremo in grado di proseguire. Tornado alla figura 1, per inibire il microfono ed attivare stero mix come input predefinito basterà fare clic destro su di esso, selezionare prima la voce “attiva” e poi la voce “rendi dispositivo predefinito”, il risultato finale dovrà essere quello di figura 3.

A questo punto basterà:

  1. avviare la riproduzione di un file audio vocale,
  2. andare sul documento di google,
  3. avviare la Digitazione vocale facendo attenzione a non togliere la selezione alla finestra del browser altrimenti la trascrizione verrebbe interrotta!

Nel video che segue potrete vedere tutta la procedura.

Nel caso in cui lo stereo mix non compaia in elenco, potreste provare ad aggiornare i driver della scheda audio oppure tentare con delle versioni precedenti, in alternativa potreste provare una  scheda audio usb esterna come una delle seguenti.

Servizi di trascrizione online

Una terza modalità per trascrivere un file audio vocale è quella di utilizzare di servizi online “speaker independent”:

  1. Trascrivi.it – (a pagamento)
    Offre un servizio con “costo al minuto” in base al tempo di consegna desiderato, da 1 a 48 ore.
  2. Sbobina.it – (a pagamento)
    Servizio simile al precedente ma la consegna della trascrizione viene effettuata solo dopo 48 ore.

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Costruire una stampante 3D – [Parte 2] Lista dei componenti https://www.informatica37.it/costruire-una-stampante-3d-parte-2-lista-dei-materiali/ https://www.informatica37.it/costruire-una-stampante-3d-parte-2-lista-dei-materiali/#respond Tue, 20 Nov 2018 10:47:47 +0000 https://www.informatica37.it/?p=3500

In questo articolo, che segue il capitolo introduttivo, andremo a fare una la lista “ragionata” del materiale da procurarsi per iniziare la costruzione della stampante, lo faremo ovviamente spiegando cosa sarà strettamente necessario e cosa opzionale, andando ad argomentare ogni singola scelta costruttiva.

La lista dei materiali verrà suddivisa in categorie al fine di rendere più chiara possibile la composizione della stampante. Partiremo dalle varie opzioni per realizzare il telaio, poi analizzeremo in maniera molto approfondita le parti plastiche che compongono la stampante. Successivamente elencheremo il materiale di ferramenta (viti, bulloni, barre lisce e filettate) e quello necessario alla movimentazione (cuscinetti, cinghie e pulegge). Concluderemo la lista con la parte elettronica, il corpo estrusore e una serie di componenti opzionali. Al termine dell’articolo troverete anche il link ad un foglio di calcolo con un riassunto dettagliato di tutte le parti necessarie alla costruzione.

Il telaio e il carrello del piatto di stampa

Il telaio e il carrello del piatto di stampa della Prusa i3 sono realizzati con una lastra di alluminio spessa 6mm. Le alternative per realizzarlo sono sostanzialmente due:

  • Comprare il “clone” su Aliexpress in alluminio ad un prezzo di circa 70 euro

Reprap Prusa i3 MK2 Clone aluminum frame & bed

  • Realizzare le parti con del legno di uno spessore compreso tra 1cm e 2cm per una spesa di circa 5 euro. Sul GitHub ufficiale è possibile scaricare gratuitamente il file alu-frame.dxf che vi permetterebbe di realizzare il telaio e il carrello con una fresa CNC o con un taglio laser. Per la nostra realizzazione, non avendo fresa e laser a disposizione, abbiamo adottato una soluzione più semplice e molto più economica, ovvero, usare una versione PDF del file alu-frame.dxf, da stampare ed applicare su un pannello di legno in modo da avere una guida per effettuare tagli e fori.
template per frame e piatto

I file PDF disponibili per realizzare il telaio in legno sono due:

Noi abbiamo utilizzato quello di JG perchè ci è sembrato più preciso e più semplice da realizzare, il PDF non è stampabile interamente con una comune stampante, va stampato su più fogli A4 che poi vanno uniti insieme.

Il telaio è un quadrato di lato 370mm, il carrello del piatto va ricavato in un quadrato di lato 225mm interno alla parte di telaio che andrebbe tagliata e scartata, quindi per realizzarli dovrete procurarvi una tavola di legno che sia delle dimensioni minime di 370mm x 370mm. Potete usare la stessa tavola per fare sia il frame che il carrello del piatto come fa Tom’s 3D, il quale utilizza del legno molto economico (OSB), in alternativa potete differenziare i materiali utilizzati per il telaio e per il carrello al fine di scegliere legni con proprietà più idonee alla loro realizzazione. Nel nostro progetto abbiamo utilizzato una tavola di compensato 400mm x 400mm di spessore 19mm per il telaio, mentre per il carrello del piatto abbiamo optato per un pannello di MDF di dimensioni 230mm x 230mm e spessore 10mm.

Il costo del materiale si aggira attorno ai 5 euro in base ai legni utilizzati, se siete fortunati potreste spendere ancora meno se vi dovesse capitare di trovare qualche “ritaglio di scarto” come spesso capita nei grandi negozi di bricolage.

Una terza opzione, definiamola “ibrida”, potrebbe essere quella di realizzare il telaio in legno ed acquistare solo il carrello del piatto di stampa.

Parti plastiche stampate

Una parte fondamentale di ogni stampante 3D sono proprio le parti plastiche che la compongono. Le plastiche delle stampanti 3D sono ovviamente create con altre stampanti, i materiali più comuni con cui sono realizzate sono ABS e PETG. L’ABS è un materiale plastico con ottime caratteristiche meccaniche ma per utilizzarlo come “materiale di stampa” è necessario avere una discreta esperienza nella stampa 3D, inoltre bisogna avere una stampante con caratteristiche tecniche adatte alla stampa di ABS. In alternativa si può usare il PETG un materiale con buone caratteristiche meccaniche ma stampabile in maniera molto più semplice dell’ABS. Per stampare le parti plastiche non è assolutamente adatto il PLA, un materiale molto usato nella stampa 3D perchè economico e semplice da stampare, ma è biodegradabile e si deforma a basse temperature.

Su questa parte ci dovremmo soffermare un po’ perché il progetto di Tom’s 3D della versione “super economica” prevede l’uso di alcuni pezzi plastici diversi dagli originali perché adotta alcune soluzioni tecniche diverse al fine di poter abbassare al massimo i costi e facilitare il montaggio di componenti reperibili più facilmente sul mercato.

Come già anticipato nel capitolo introduttivo, se non avete possibilità di stamparvi le plastiche in autonomia dovrete ripiegare  su un kit comprato online facendo molta attenzione al fatto che sia un kit per un “clone Prusa i3 MK2S” e non siano plastiche per una “Prusa i3 originale” o di altre versioni tipo la “Vanilla” o la “Rework“.  Recentemente sono comparsi su ebay dei kit in cui c’è il set di Tom’s 3D completo con in aggiunta alcuni pezzi utili per alcuni upgrade, nella foto a fianco potete vedere un esempio del kit completo già stampato in ABS venduto su Ebay a circa 40 euro (link). Con questo kit sarete tranquillamente in grado di realizzare la stampante, poi successivamente potreste autonomamente stampare le parti opzionali o eventuali upgrade.

Nel caso in cui siate in grado di procurarvi le parti stampate in autonomia attraverso un amico, un service online di stampa (inviate i file e vi spediscono a casa le parti stampate), oppure entrando in contatto con un FabLab locale, potrete avere la libertà di stampare i pezzi strettamente necessari alla vostra realizzazione ed eventualmente di stampare degli utili upgrade sin da subito. I modelli 3D delle parti che compongono la Prusa i3 MK2 sono reperibili ai seguenti link:

Il set ufficiale contiene tante parti opzionali inutili alla nostra realizzazione perché non potendo avere a disposizione molti dei componenti utilizzati sulla Prusa i3 originale questi non potranno essere montati. Il set di Tom’s 3D, come già accennato, contiene parti create ad hoc (per l’uso di barre filettate M5 su asseZ ) e modificate, ad esempio: i due supporti dei motori originali sono stati modificati al fine di poter usare dei finecorsa “standard” anziché utilizzare gli originali Prusa che potremmo non riuscire a reperire sul mercato. Nessuno vi vieta di utilizzare il set di plastiche originali, dovrete solo far attenzione alla scelta dei finecorsa che dovranno essere montati sui supporti originali, ed ovviamente, scegliendo il kit originale, sarete costretti a rimanere il più possibile fedeli alla Prusa i3 originale. Andiamo ora ad esaminare le parti plastiche singolarmente al fine di comprendere meglio quali sono le parti originali, quelle modificate e le parti aggiuntive, cercando di chiarire quali sono necessarie e quali sono opzionali. Per visualizzare i modelli 3D in formato STL potete usare 3D Builder se state usando Windows 10, oppure potete scaricare gratuitamente i software Cura o Slic3r che ci torneranno utili più avanti.

Le parti standard necessarie sono:

  • z-axis-top.stl
  • z-axis-bottom.stl
  • y-idler.stl
  • Y-distance.stl
  • y-corners.stl (4 pezzi)
  • y-belt-holder.stl
  • x-end-idler.stl
  • x-carriage.stl
  • fan-nozzle.stl
  • extruder-cover.stl
  • extruder-body.stl

Dalle parti standard Tom’s 3D ha escluso i file: “extruder-idler.stl”, “x-end-motor.stl”, “y-motor.stl”

Le parti modificate da Toms’3D necessarie sono ovviamente tre, come quelle escluse dalla lista di parti originali:

  • extruder-idler (simplified) x1.STL
  • x-end-motor (new endstops) x1.stl
  • y-motor (new endstops) x1.STL

In questa immagine, ad esempio, si vede bene la differenza del pezzo “x-end-motor (new endstops) x1.stl” realizzato d Tom’s 3D, che rispetto all’originale presenta un’aletta con i due fori nella parte sinistra del pezzo. L’aletta ed i due fori servono a montare dei finecorsa “standard” facilissimi da trovare e molto economici. Lo stesso è stato fatto per il pezzo “y-motor (new endstops) x1.STL” (anche se non è ben visibile nella foto). L’altra modifica importante riguarda il pezzo “extruder-idler (simplified) x1.STL” il quale è stato semplificato in modo da poter montare il suo cuscinetto tramite un perno stampato in 3D anziché un perno in acciaio.

Le altre parti necessarie sono da scegliere tra una delle seguenti opzioni:

  • OPZIONE 1Z-nut holdah x4.stl
    Modello creato da Tom’s 3D, sono 4 pezzi utilizzabili solo per movimento asse Z con barre filettate M5
  • OPZIONE 2Adattatori per chiocciole in ottone (2 pezzi)
    Scaricabili da Thingiverse o acquistabili online, sono 2 pezzi utilizzabili solo per movimento asse Z con barre trapezie

A questo punto è necessario soffermarsi un attimo sulle parti necessarie al movimento dell’asse Z, infatti, per definire la scelta degli ultimi pezzi plastici dobbiamo decidere obbligatoriamente in quale modo realizzare il movimento della stampante lungo l’asse Z:

  1. Soluzione economica di Tom’s 3D con barra filettata M5 (metrica con diametro 5mm).
  2. Originale Prusa i3 MK2 con barre filettate con un profilo trapezioidale di diametro 8mm con un filetto a 4 principi con passo da 2mm.

Con entrambe le soluzioni, per ogni giro di barra otterrò lo stesso avanzamento di 0,8mm, tuttavia non sono soluzioni esattamente identiche. La prima soluzione è molto economica perché 1 metro di barra filettata costa meno di 2 euro, ma è anche una soluzione che potrebbe influire sulla qualità di stampa andando a creare il fastidioso fenomeno dello “z wobble” ovvero quel brutto inestetismo delle stampe che consiste in una rigatura orizzontale della superficie. Esistono aggiornamenti e strategie per limitare questo fenomeno e nessuno vi vieta di adottare inizialmente questa soluzione molto economica per poi successivamente effettuare un aggiornamento ad un sistema più di qualità. Se deciderete di adottare questa soluzione con barre filettate M5 dovrete procurarvi 4 pezzi del modello “Z-nut holdah.stl”, ovvero l’ OPZIONE 1.

Se opterete per l’OPZIONE 2 potrete reperire le barre trapezie (lead screw) sul mercato ad un costo di circa 15 euro comprensive delle “chiocciole in ottone”.

Adottando questa soluzione andrete sicuramente a migliorare la qualità della stampante con un piccolo investimento, purtroppo però le chiocciole in ottone fornite con le barre non sono compatibili con i fori di fissaggio presenti sui pezzi “x-end-idler.stl” e “x-end-motor (new endstops) x1.stl“. Per risolvere il problema potrete scegliere una delle seguenti opzioni:

  1. Stampare una coppia di adattatori, ce ne sono diversi, noi abbiamo utilizzato questi pubblicati su Thingiverse.
  2. Stampare una coppia di chiocciole per viti trapezie da 8mm e passo 2mm trovate su Thingiverse.
  3. Comprare delle chiocciole compatibili a questo link.
  4. Soluzione più spartana, allargare i fori delle chiocciole in ottone con un trapano, al fine di farle combaciare con i fori di montaggio sulle plastiche (scelta sconsigliata).

Controllate se tali chiocciole siano eventualmente comprese nel kit di plastiche completo acquistato online. Come potrete facilmente notare, gli stessi adattatori di Thingiverse al punto 1 sono inclusi nel kit “ebay” che vi abbiamo mostrato sopra.

Altre parti utili e/o opzionali:

  1. y-corners (open) x2.STL (tra i file modificati di Tom’s 3D)
  2. Supporto per schermo LCD (file originali)
  3. Supporti cuscinetti piatto (Thingiverse)
  4. Tendicinghia asse Y (Thingiverse)
  5. Porta bobina per telai di spessore 16mm o 19mm (Gruppo Facebook SpCM)
  6. Protezione per sensore induttivo per livellamento (PINDA protector)

Per quanto riguarda le due stampe del modello “y-corners (open) x2.STL” abbiamo deciso di marcarle come “opzionali”. Tom’s 3D ha modificato il piedino originale su cui vanno poggiate le barre lisce di acciaio per lo scorrimento del carrello del piatto di stampa. Il motivo nasce dal fatto che molto spesso si possono comprare dei “bundle” che ad un prezzo vantaggioso ti permettono di acquistare in un solo colpo tutte le barre lisce d’acciaio necessarie a costruire la stampante, in tali “bundle” però potrebbe capitare che le barre per il movimento del piatto di stampa siano più lunghe del necessario, quindi nel caso non si abbiano gli strumenti per tagliarle, Tom’s 3D ha creato due piedini in cui si possono andare ad utilizzare barre più lunghe che possono “sbordare” dalla struttura. Abbiamo marcato come opzionale la stampa di questo pezzo perché sarebbe necessario solo nel caso non siate in possesso di un seghetto per il ferro o di una smerigliatrice per tagliare le barre alla giusta misura.

Tra gli altri file opzionali c’è il supporto per lo schermo LCD, la stampante infatti può funzionare anche senza, ma sarete obbligati ad usarla tramite un collegamento USB al computer. Lo schermo LCD include anche un lettore di schede SD, quindi aggiungendolo alla stampante sarà possibile effettuare la stampa di file contenuti in una scheda SD senza doversi collegare al computer. Il supporto per lo schermo con lettore di schede è composto dalle seguenti parti reperibili nel repository ufficiale: LCD-cable-clip.stl (da stamparne più pezzi secondo necessità), LCD-knob.stl, LCD_SupportA.stl, LCD_SupportB.stl, LCD_cover.stl .





Ci sono poi due accessori interessanti sviluppati da utenti della community e condivisi su Thingiverse: il supporto cuscinetti per il carrello del piatto di stampa ci aiuta a migliorare l’accoppiamento piatto-cuscinetti in alternativa alle “fascette da elettricista”, inoltre, seguendo la guida di Tom’s 3D, ad un certo punto ci si troverà a dover “limare” due punti del telaio per far passare le viti agli angoli del piatto di stampa, grazie a questa modifica non sarà necessaria nessuna modifica successiva e ne beneficerà la stabilità del piatto di stampa. Un altro accessorio utile potrebbe essere l’adozione di un tendicinghia per l’asse Y da montare a posto del y-belt-holder.stl in modo da poter regolare comodamente la giusta tensione della cinghia. I supporti per i cuscinetti sono sicuramente più comodi da montare in fase di costruzione, il tendicinghia invece può essere tranquillamente montato in un secondo momento. L’ultimo accessorio utile che segnaliamo è sicuramente il porta bobina, ovvero l’accessorio che permette di posizionare la bobina di filamento in modo che possa alimentare l’estrusore in maniera fluida. Il modello del porta bobina originale è chiamato spool holdahMK3.stl (ne vanno stampati due pezzi), ma non ci è molto utile visto che progettato per essere montato sul telaio originale che è spesso 6mm. Le alternative possono essere quelle di cercare su Thingiverse un porta bobina esterno oppure crearsene uno per il proprio telaio, la cosa fondamentale è che sia fatto in maniera che faccia poco attrito con la bobina e sia posizionato in modo che il motore che spinge il filo nel’estrusore non faccia troppo fatica a srotolare il filo dalla bobina. Nel gruppo Facebook “Stampa 3D per Comuni Mortali” sono stati sviluppati due porta bobina simili all’originale pensati per essere usati con spessori di 16mm e 19mm. L’ultima parte opzionale è il “PINDA protector” ovvero un piccolo componente utile a proteggere il sensore induttivo che permette di effettuale il livellamento del piano di stampa. Questo sensore è solidale al corpo estrusore ed è molto vicino alle parti stampate, questa protezione lo proteggerebbe da eventuali (poco probabili) urti con il pezzo in stampa. Se siete interessati ad altri adattamenti e migliorie vi consiglio di iscrivervi al gruppo Facebook SpCM. In realtà ci sono altre parti interessanti per eventuali upgrade costruttivi ma elencarli adesso potrebbero generare troppa confusione, cercheremo di fare una lista il più esaustiva possibile al termine della guida completa.

A conclusione di questa lunga parte riassumiamo quali pezzi è necessario procurarsi:

  • Tutte le parti standard elencate sopra (11 modelli, occorrono 4 piedini Y quindi i pezzi totali sono 14)
  • Tutte le parti modificate da Tom’s 3D che abbiamo segnalato (3 modelli per 3 pezzi totali)
  • Scegliere se usare BARRA M5 o BARRA TRAPEZIA per il movimento dell’asse Z, quindi scegliere di conseguenza se stampare 4 “Z-nut holdah” (2 per lato) per il primo caso (opzione 1) oppure stampare (o acquistare) 2 “adattatori chiocciole” (1 per lato) per il secondo caso (opzione 2).
  • Scegliere eventuali parti opzionali di vostro gradimento. Vi ricordiamo che nella guida vi mostreremo l’assemblaggio dei soli pezzi standard e non di quelli opzionali!

Riassumendo invece l’aspetto economico:

  • Il kit base comprato online costa circa 40 euro.
  • Una bobina di PETG costa circa 35-40 euro, l’ABS è più economico (ma più difficile da stampare) e costa circa 25 euro, parliamo di bobine da 700g di ottima qualità. Per la stampa dei pezzi non si dovrebbe superare la mezza bobina, stimiamo un consumo di circa 250-300g di materiale variabili in base ai parametri di stampa utilizzati.

Volendo risparmiare ulteriormente, oggi si possono trovare filamenti di buona qualità in bobine da 750g anche su Amazon: bobine di PETG, bobine di ABS.

La stampa delle parti tramite un servizio di stampa 3D online con molta probabilità avrà un costo maggiore, il nostro consiglio è quello di preferire la collaborazione con un FabLab nel caso ce ne sia uno nella vostra zona. Attraverso il FabLab potrete avere il supporto di persone esperte e contestualmente iniziare ad imparare “sul campo” come funziona il processo di stampa 3D.

Viteria e Meccanica

Passiamo ora alla parte meccanica andando ad elencare viteria e materiale di ferramenta necessari. Potete scegliere di comprare tutto online, ma sarete costretti ad acquistare quantità molto superiori alle vostre necessità, sopratutto sulla viteria. L’ideale sarebbe procurarsi il materiale in una bulloneria o una ferramenta ben fornita. Riportiamo di seguito la lista creata da Tom’s 3D, aggiungendo qualche commento dove necessario. Vi consigliamo inoltre di procurarvi un quantitativo di viti, bulloni e rondelle leggermente superiore allo stretto necessario.

Dadi e rondelle:

  • Rondella M3 “paracolpi” (DIN9021) – 30 pezzi.
    Sono chiamate “fender washer” e sono rondelle con foro 3mm che però hanno un diametro esterno maggiore rispetto alle rondelle M3 standard. Le DIN125 hanno un diametro esterno di 9mm.
  • Rondella M3 (DIN125) – 22 pezzi.
  • Dadi M3(DIN934) – 42 pezzi
  • Dadi autobloccanti M3 (DIN985) – 4 pezzi
    In alternativa si possono usare dadi standard con frenafiletti.
  • Dadi M3 “quadrati” sottili (DIN562) – 6 pezzi.
    Questi dadi quadrati sono molto rari da trovare in negozio, è più probabile trovarli online.
  • Dadi M5 (DIN934) – 2 pezzi.
    Necessari solo se deciderete di realizzare l’OPZIONE 1 con movimentazione asse Z attraverso barre filettate M5
  • Dadi M8  (DIN934) – 22 pezzi
  • Rondelle M8  (DIN125) – 22 pezzi
  • Rondelle M10  (DIN125) – 8 pezzi
  • Rondelle “paracolpi” M10 (DIN9021) – 4 pezzi
  • Dadi M10 (DIN934) – 14 pezzi
  • Vitu ad “U” – 3 pezzi (opzionali).
    Utili per fissare i 3 cuscinetti lineari del carrello del piatto di stampa in alternativa alle fascette da elettricista o all’adattatore plastico per cuscinetti trovato su Thingiverse a cui abbiamo menzionato poc’anzi. Per il montaggio servono anche 6 dadi M3 autobloccanti. LINK

Viti:

Le viti dovranno essere tutte con testa a brugola (cap head screw) come da foto:

  • M3 x 10 (DIN912) – 10 pezzi.
    Per chi non fosse pratico della “nomenclatura”, M3x10 significa avere una vitae diametro 3mm con lunghezza 10mm.
  • M3 x 18 (DIN912) -18 pezzi.
    Se non le trovate potete prenderle da 20mm ed accorciarle, acendo cura di non rovinare il filetto.
  • M3 x 20 (DIN912) – 7 pezzi
  • M3 x 30 (DIN912) – 21 pezzi
  • M3 x 40 (DIN912) – 3 pezzi

Barre filettate e giunti.

Le barre filettate sono da preferire nella versione zincata:

  • Barra filettata M5 da 350mm – 2 pezzi.
    Necessarie solo se deciderete di realizzare l’OPZIONE 1 con movimentazione asse Z attraverso barre filettate M5
  • Barra trapezia diametro 8mm passo 2mm con chiocciola – 2 pezzi.
    Necessarie solo se deciderete di realizzare l’OPZIONE 2 con movimentazione asse Z attraverso barre “trapezie”. LINK
  • Barra filettata M8 (DIN976) – 1 metro da cui ricavare 4 pezzi da 205mm
  • Barra filettata M10 (DIN976) – 1 metro da cui ricavare 2 pezzi da 360mm

Per quanto riguarda i giunti flessibili dovremo scegliere tra:

  • Accoppiatori flessibili da 5mm a 5mm – 2 pezzi
    Necessari solo se deciderete di realizzare l’OPZIONE 1 con movimentazione asse Z attraverso barre filettate M5. LINK
  • Accoppiatori flessibili da 5mm a 8mm – 2 pezzi
    Necessari solo se deciderete di realizzare l’OPZIONE 2 con movimentazione asse Z attraverso barre trapezie. LINK

Esteticamente i giunti flessibili sembrano identici, in realtà sono diversi i diametri di ingesso e di uscita. Questi giunti vanno usati per accoppiare i motori dell’asse Z alle relative barre di movimento, quindi se abbiamo scelto l’OPZIONE 1 con barre filettare da 5mm dovremmo usare i giunti con ingresso 5mm (motore) e uscita 5mm (barra filettata M5). Se invece abbiamo optato per l’OPZIONE 2 avremmo bisogno del giunto con ingresso da 5mm (motore) e uscita 8mm (barre trapezie). Tom’s 3D nella sua costruzione usa dei pezzi di tubo in PVC per giuntare i motori alle barre M5 dell’asse Z, noi vi consigliamo di prendere i giunti flessibili per una maggiore affidabilità e robustezza ad un prezzo irrisorio.

Barre lisce, cuscinetti, cinghie e pulegge:

  • Barre lisce in acciaio inox (smooth rods) da 320mm – 2 pezzi per asse Z.
  • Barre lisce in acciaio inox (smooth rods) da 330mm – 2 pezzi per asse Y.
  • Barre lisce in acciaio inox (smooth rods) da 370mm – 2 pezzi per asse X

Prima abbiamo menzionato a dei “bundle” di barre lisce che potrebbero essere più convenienti rispetto ai singoli acquisti. Se vi dovesse capitare di trovare dei bundle con barre da 350mm anzichè da 330mm (asse Y), dovrete decidere tra le seguenti opzioni:

  1. tagliare le barre da 350mm a 330mm,
  2. stampare due piedini disegnati da Tom’s 3D “y-corners (open) x2.STL” per poter permettere alle barre da 350mm di “sbordare” dalla struttura.

Di seguito vi segnaliamo un kit “bundle” in cui la lunghezza delle barre per l’asse Y sono proprio da 350mm e che quindi saranno da accorciare se userete i piedini standard. Se invece non avete possibilità di accorciarle dovrete usare i due piedini modificati di Tom’s 3D.

Prusa i3 8mm Smooth Rods 320mm 350mm 370mm

Proseguiamo con la lista elencando le cinghie e pulegge necessarie per realizzare la movimentazione, bisognerà essere molto attenti a quello che si andrà ad acquistare perché si potrebbe far confusione tra pulegge da 16 o 20 denti, diametro 3mm o 5mm e pulegge lisce o dentate. In generale, noi useremo un passo da 16 denti, le pulegge dentate con diametro 5mm andranno montate ai motori mentre le pulegge “matte” (idler) con diametro da 3mm saranno lisce senza denti:

  1. Cinghia GT2 da 6mm – 2 metri.
    E’ necessaria per i movimenti di X e Y. LINK
  2. Pulegge 16T da 3mm “liscie” per idler (2GT-16T 3mm bore no teeth)  – 2 pezzi.
    Hanno diametro da 16 denti ma sono lisce (senza denti) ed il foro da 3mm perché vanno montati agli “idler” dei movimenti X e Y. LINK
  3. Pulegge 16T 5mm “dentate” (2GT-16T 5mm bore) – 2 pezzi.
    Hanno il foro da 5mm perché vanno montate ai motori X e Y e sono dentate. LINK

Anche in questo caso potrebbe capitare di trovare dei “bundle” convenienti, molto spesso la cinghia con le relative pulegge del motore vengono vendute insieme:

 2pcs GT2 16teeth 16 teeth Timing Pulley Bore 5mm Width 6mm With 2meters 6mm GT2 Belt

Per quanto riguarda i cuscinetti avremo bisogno di:

  • Cuscinetti lineari LM8UU – 10 pezzi. LINK.
    In alternativa potete scegliere i cuscinetti IGUS che però costano più del doppio. LINK

Elettronica

Iniziamo dai motori, sono necessari 5 motori passo passo del tipo NEMA 17.  La lista dei vari tipi di NEMA 17 disponibili è molto ampia, il nostro consiglio è di scegliere motori che lavorano a 12V, evitando quelli con correnti nominali superiori ai 2A perchè rischierebbero di sollecitare eccessivamente l’elettronica che li controlla (i driver), stare tra gli 1,5A e 1,7A è già più che sufficiente. Per quanto riguarda i passi angolari per giro e la coppia, se non siete esperti in materia, è consigliabile stare su quelli da 1,8° e 0,4Nm, poi a livello elettronico sarà comunque possibile andare a lavorare di fino con la configurazione del microstepping.

  • Motori passo passo NEMA17 da 1,7 A, passo angolare 1,8° e coppia 0,4Nm – 5 pezzi. LINK
  • Alimentatore 12V 30A – 1 pezzo. LINK
    In alternativa potrebbe essere sufficiente anche da 20A.
  • Termistore per piatto di stampa – 1 pezzo. LINK
  • Driver motori modello DRV 8825 – 4 pezzi + 1 di scorta. LINK
    Servono 4 driver: uno per il motore X, uno per Y, uno per l’estrusore ed uno per i due motori dell’asse Z. Nella fase di taratura potrebbe capitare di bruciarne uno quindi prendetene almeno uno in più di scorta. Se volete risparmiare, come consigliato da Tom’s 3D, potreste usare il modello A4988 (rosso) che costa esattamente la metà. LINK
    La differenza non sta solo nel prezzo, gli 8825 rendono i motori “meno rumorosi” e permettono di lavorare a 1/32 come livello di microstepping (maggiore risoluzione). I 4988 rendono i motori “più rumorosi” ed il livello massimo di risoluzione è di 1/16 (minore risoluzione).
  • Arduino Mega clone – 1 pezzo. LINK
  • Scheda RAMPS 1.4 – 1 pezzo. LINK
    Questa scheda si aggancia sopra alla scheda Arduino e su di essa vanno collegati i driver motore, i finecorsa, i motori, e tutto il resto dei componenti elettronici.
  • Finecorsa meccanici – 2 pezzi. LINK
  • Piatto di stampa riscaldato (Heatbed), modello MK3 – 1 pezzo. LINK

Estrusore

Il materiale necessario per realizzare l’estrusore è il seguente:

  • Estrusore clone E3D v6, Jhead con ventola e termistore. 1 pezzo. LINK
    Nella scelta al momento dell’acquisto è molto importante controllare che abbia le seguenti caratteristiche: “lunga distanza” (Bowden), 0.4mm (diametro ugello), 1.75mm (per filamenti da 1.75mm), tensione di 12V, “gola in teflon” (ideale per stampare materiali più comuni). La gola senza teflon, detta “all metal”, viene usata per stampare materiali che richiedono alte temperature come l’ABS, sono intercambiabili, ma per iniziare è consigliabile quella con teflon.
  • Puleggia estrusore – 1 pezzo. LINK
    Tom’s 3D consiglia una puleggia tipo MK8 (per 1.75mm) molto poco costosa. In realtà sarebbe buona cosa investire in quella originale per Prusa MK2S che vi abbiamo segnalato nel link perchè questo componente influisce molto nella qualità di estrusione e quindi nella qualità di stampa.
  • Sensore induttivo – 1 pezzo. LINK
    l’importante è che sia di diametro 8mm tensione 5V.
  • Ventola radiale da 50mm – 1 pezzo. LINK
  • Molle – 2 pezzi. LINK
    Le troverete in kit da 10 pezzi.
  • Tubo PTFE – 1m. LINK
    Ne servirà molto poco ma è molto poco costoso, l’importante è che abbia uno spessore di 2mm ed un diametro esterno di 4mm (OD, outer diameter).
  • Cuscinetto 625zz. 1 pezzo. LINK
    Anche qui ne troverete per qualche euro in confezione da 10, fate attenzione alla scelta del modello esatto al momento dell’acquisto.

In alternativa, anche se il costo non è irrisorio, è possibile acquistare un corpo estrusore versione MK2 completo. LINK

Varie opzionali

  • Schermo LCD “RepRap Smart Controller” con lettore schede SD. LINK
  • Mosfet per piatto riscaldato, componente molto utile, ma non obbligatorio, che ci permette di preservare il mosfet presente sulla scheda RAMPS. Il riscaldamento del piatto rischia di sollecitarlo eccessivamente, a noi è capitato di bruciarlo, utilizzandone uno esterno ci si mette al riparo da questo rischio e si aumenta il livello di sicurezza dell’elettronica. LINK
  • Set connettori Dupont maschi e femmine. Utili per fare cablaggi o per ripararli. LINK
  • Set di cablaggi. LINK
    Probabilmente non sono fondamentali, ma nella nostra realizzazione è stato comodo averli a disposizione in alcune occasioni.
  • Nastro kapton – 1 rotolo. LINK
    Necessario per poter fissare i cablaggi del termistore sul piatto di stampa, per questa operazione basta quello di larghezza 20mm. Se pensate di testarlo anche come base per il piano di stampa allora forse è preferibile lo spessore di 40mm.
  • Fascette da elettricista per tenere in ordine i cablaggi. LINK
  • Filo elettrico per cablaggi alimentazione a 12V, qualche metro. LINK
  • Cavo di alimentazione per collegare l’alimentatore alla presa elettrica. LINK
  • Switch e presa IEC, utile se state pensando di realizzare una presa da pannello per l’accensione ed il collegamento all’alimentazione. LINK
  • Cover heat block in silicone. LINK
    Serve ad isolare il blocco riscaldato e preservarlo da sbalzi di temperatura a causa del sistema di ventilazione che raffredda il materiale estruso depositato.
  • Spirale per tenere in ordine i cablaggi. LINK

Lista del materiale e conclusioni finali

In fase di acquisto valutate bene i prezzi dei singoli pezzi e confrontateli con eventuali “bundle”. Ad esempio per la parte elettronica esistono dei “bundle” in cui è possibile acquistare in un solo lotto la Ramps, Arduino, l’ LCD,  il piatto di stampa e i driver, tuttavia bisogna verificare se il prezzo è effettivamente conveniente e che il lotto non contenga pezzi inutili per il nostro progetto.

Al link che segue è possibile visualizzare e stampare la lista dei materiali necessari in formato Excel con i relativi costi (BoM, Bill of Materials): LISTA MATERIALE

Nel BoM sono state fatte 3 ipotesi di spesa:

  1. Economica –  Ricalca le indicazioni di Tom’s 3D per tenere molto basso il costo di realizzazione.
  2. Migliorata – Introduce alcune migliorie che richiedono un piccolissimo investimento aggiuntivo.
  3. Clone MK2 – Per realizzare una stampante che sia il più possibile fedele all’originale.

I costi stimati nel BoM possono essere sicuramente rivisti al ribasso, abbiamo inserito tutto quello che potrebbe servirvi senza limitarci allo stretto necessario, magari per alcune cose vi potreste “arrangiare” con materiale che avete già in casa senza il bisogno di comprarlo nuovamente, oppure vi potrebbe capitare di trovare del materiale ad un costo inferiore in un negozio fisico. Purtroppo alcuni dei materiali opzionali sono venduti online ad un prezzo vantaggioso ma in quantitativi di molto superiori al necessario, andando così a influenzare il costo complessivo. I prodotti che vi abbiamo segnalato nei link provengono dalla Cina, quindi la spedizione potrebbe richiedere fino a 40 giorni, se volete accorciare i tempi potrete trovare lo stesso materiale su Ebay o Amazon (probabilmente ad un prezzo maggiore).

Clicca su questo link per tornare al capitolo introduttivo con l’indice degli argomenti.


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https://www.informatica37.it/costruire-una-stampante-3d-parte-2-lista-dei-materiali/feed/ 0 3500
Bloccare la pubblicità nei video su Youtube™ https://www.informatica37.it/eliminare-pubblicita-dai-video-su-youtube/ https://www.informatica37.it/eliminare-pubblicita-dai-video-su-youtube/#respond Sat, 29 Sep 2018 18:48:25 +0000 https://www.informatica37.it/?p=3441

Se siete approdati a questo nostro articolo molto probabilmente siete stanchi di guardare la grande quantità di pubblicità contenute nei video pubblicati su Youtube. La pubblicità è sicuramente fondamentale per il sostegno di chi produce certi contenuti, tuttavia ci sono situazioni in cui usiamo la piattaforma con modalità che ci costringono a “subire” un grande quantitativo di pubblicità in poco tempo, oppure ci troviamo a dover chiudere manualmente dei banner che vanno a coprire parti della schermata che in cui sono presenti elementi importanti del video.

Per ovviare a questo fastidioso fenomeno esistono dei programmi molto semplici e molto efficaci che vanno a integrarsi con il browser, ovvero con il programma che utilizzate quotidianamente per navigare in internet. Questo tipo di programmi, in larghissima parte gratuiti, sono chiamati “estensioni” (addons) e vanno scaricate ed installate da appositi “app store” (simili a quelli delle applicazioni per smartphone e tablet) a cui di accede direttamente dal vostro browser.

Di seguito riportiamo i link ai market delle estensioni relativi ai browser più comunemente utilizzati:

Per illustrarvi la procedura di ricerca ed installazione dell’estensione prenderemo in esame solo il browser Chrome in quanto le operazioni da eseguire sono praticamente identiche per tutti i browser. In ogni app store troverete molte applicazioni disponibili in primo piano ed avrete a disposizione un campo di ricerca libera per cercare l’estensione di vostro interesse. Nel nostro caso andremo a cercare l’estensione “youtube adblock” e come potrete notare la ricerca vi darà svariati risultati tra cui poter scegliere.

Ogni estensione ha una valutazione da parte degli utenti che può aiutarci nella scelta dell’estensione da scegliere, altrimenti è possibile cliccare su ogni singolo risultato per andare a leggere le specifiche tecniche e tutti i dettagli dell’estensione. Nel nostro caso sceglieremo Youtube AdBlocker, per installarla basterà cliccare sul pulsante Add to Chrome e confermare.

Una volta installata l’estensione comparirà una nuova icona in alto a destra del browser, proprio a fianco della barra degli indirizzi, cliccandoci avrete accesso alle opzioni dell’estensione.





A questo punto, essendo già attiva l’estensione, vi basterà andare su Youtube e verificare che effettivamente venga bloccata la pubblicità, sia quella precedente all’avvio di un video sia i banner in sovraimpressione. Nelle immagini che seguono potete notare la differenza tra avere l’estensione attiva o disattiva in uno stesso video.

Se volete disinstallare l’estensione avete diverse possibilità per farlo, la prima è la più semplice: vi basterà fare clic destro sull’icona dell’estensione e selezionare la voce Rimuovi da Chrome dal menù contestuale.

Altrimenti potete andare nel Menù di Chrome  (pulsante con 3 puntini) e selezionare Impostazioni

Nella schermata aprire il menù in alto a sinistra e selezionare Estensioni

Una volta arrivato alla pagina delle estensioni potrete vedere tutte quelle installate ed effettivamente attive, da questa pagina potrete disattivarle oppure decidere di disinstallarle.


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https://www.informatica37.it/eliminare-pubblicita-dai-video-su-youtube/feed/ 0 3441
Protocollo HTTPS: come rendere un sito sicuro con certificato SSL https://www.informatica37.it/sito-sicuro-certificato-ssl-http-https-seo/ https://www.informatica37.it/sito-sicuro-certificato-ssl-http-https-seo/#respond Fri, 03 Aug 2018 08:30:07 +0000 https://www.informatica37.it/?p=3403

Dall’inizio del 2017 Google Chrome e Mozilla Firefox hanno iniziato la loro campagna di richiesta di certificati SSL per i siti web che trattavano dati importanti come: numeri di carte di credito, dati personali degli utenti, ecc.. Successivamente hanno iniziato a segnalare come “non sicuri” tutti i siti web che non li utilizzavano.

Utilizzare un certificato SSL (Secure Sockets Layer) per il proprio sito vuol dire passare dal noto protocollo HTTP al protocollo sicuro HTTPS.

L’importanza dell’uso di un certificato SSL per il proprio sito web rappresenta in prima istanza una garanzia per gli utenti, facciamo l’esempio di un negozio online: se un sito è protetto da certificato SSL tutte le transazioni di dati (carta di credito, dati personali, ecc.) non potranno essere intercettati da chi tentasse di impossessarsene.

Per motivare i gestori di siti web all’uso del certificato SSL, Google ha ovviamente iniziato a dare risalto in termini di indicizzazione tutti quei siti che utilizzano il protocollo HTTPS. In questo modo si possono avere benefici sia sul SEO che su ranking delle proprie pagine.

Dietro a siti ritenuti non sicuri potrebbero  nascondersi Malware o siti di Phishing, quindi avere un sito sicuro mette in condizione il visitatore di poter navigare il vostro sito in tutta tranquillità. L’utente solitamente è abituato a scrivere un indirizzo web nella modalità “http://www.miosito.it“, se tale sito è protetto da un certificato SSL l’utente viene automaticamente reindirizzato all’indirizzo “https://www.miosito.it“.

Nel caso in cui invece il sito non stia usando un cerificato SSL, il browser in uso segnalerà un avviso a livello di sicurezza.

In casi peggiori addirittura ci potrebbe venire impedito di visualizzare il sito stesso a meno che non decidiamo di procedere comunque verso il sito non sicuro (Avanzate > Procedi su sito non sicuro). Bisogna fare molta attenzione a questa casistica perché è proprio dietro a queste schermate che si celano siti contenenti Malware o siti Phishing, tuttavia delle volte possono capitare dei “falsi positivi”, quindi fate massima attenzione!





Cosa si deve fare per poter rendere sicuro il proprio sito web? La risposta non è unica e molto dipende dal provider che ospita il vostro sito web, in generale possono essere riassunti in alcuni punti principali:

  1. Acquisire e attivare il certificato SSL presso il proprio provider
  2. Impostare l’URL di installazione del proprio sito web su protocollo HTTPS
  3. Nel caso in cui questo non bastasse bisognerà fare una ricerca approfondita all’interno delle pagine del sito per verificare la presenza di indirizzi che usano il protocollo HTTP:// anziché l’ HTTPS://.

Per quanto riguarda il primo punto, molti provider forniscono un certificato gratuitamente, basta solo attivare la funzionalità. Nel caso di hosting Aruba è tutto molto semplice perché basta semplicemente attivare il certificato nel proprio pannello di controllo. In alcuni casi potrebbe non essere compreso nel piano di servizio e potrebbe essere necessario acquistarne uno.

Per quanto invece riguarda l’aggiornamento degli URL di installazione del proprio sito, ad esempio, nel caso di un blog WordPress basterà cambiare gli indirizzi da http a https nella pagina Generali della sezione Impostazioni. Per sapere come farlo per altri tipi di CMS (Joomla, Magento, ecc.) potete fare riferimento al seguente link.

 

A questo punto il vostro sito dovrebbe essere già ritenuto SICURO.

Se invece non lo fosse vuol dire che all’interno delle vostre pagine si annida un indirizzo ad una risorsa (immagine, video, css, javascript, ecc.) che utilizza un indirizzo HTTP anziché HTTPS. In questi casi il sito risulterebbe già sicuro, ma riceverete comunque un avviso dal browser simile al precedente che vi avvisa che la vostra connessione è sicura ma ci sono ancora potenziali minacce. Per scovare queste risorse potete aiutarvi con dei plugin tipo SSL Insecure Content Fixer oppure usare un servizio online tipo www.whynopadlock.com (consigliato) che vi aiuterà almeno a capire quali sono gli URL delle vostre pagine che generano l’errore. Nel nostro caso, quello per la “messa in sicurezza” del blog di Informatica 37, è bastato sostituire due indirizzi a due immagini che erano stati rilevati dal sopracitato servizio “why no padlock”.


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https://www.informatica37.it/sito-sicuro-certificato-ssl-http-https-seo/feed/ 0 3403
Come fare il backup o il ripristino dei dati su un dispositivo Android https://www.informatica37.it/backup-ripristino-dati-dispositivo-android-smartphone-tablet-google-drive/ https://www.informatica37.it/backup-ripristino-dati-dispositivo-android-smartphone-tablet-google-drive/#respond Mon, 23 Jul 2018 21:03:44 +0000 http://www.informatica37.it/?p=3359

Quante volte vi è capitato di comprare un nuovo smartphone o tablet Android e di dover scaricare e configurare da capo tutte le vostre app preferite? In rete ci sono tantissime guide che consigliano svariate procedure e tante applicazioni per poterlo fare, tuttavia esiste anche un modo semplicissimo, ovvero: quello di effettuare il backup dei vostri dati su Google Drive.

In questa breve guida vi spiegheremo dove e come attivare questa funzionalità direttamente dal vostro dispositivo Android, l’unica cosa necessaria per poterlo fare è avere un account Gmail configurato sul dispositivo stesso. Nel caso non vi ricordiate se avete o meno attivato la funzionalità di backup, le indicazioni che seguono vi saranno di certo utili per verificare che sia effettivamente attiva la funzionalità e che i backup vengano effettuati regolarmente.

Con il backup Android su Google Drive è possibile salvare:

  • App
  • Cronologia chiamate
  • Impostazioni dispositivo
  • Contatti
  • Calendario
  • SMS
  • Foto e video

Il backup di SMS e foto & video in realtà sono disponibili solo su dispositivi Google Pixel, però nessuno vi vieta di utilizzare il servizio Google Photo per poter mettere al sicuro tutte le vostre foto ed i vostri video. Per quanto riguarda gli SMS abbiamo verificato che il loro backup è disponibile su alcuni dispositivi Android 8.

Per quanto riguarda invece la tipologia di dati contenuti nel backup avremo:

  • Dati di contatti Google
  • Impostazioni ed eventi di Google Calendar
  • Password e reti Wi-Fi
  • Sfondi
  • Impostazioni di Gmail
  • Impostazioni del display (luminosità e sospensione)
  • Impostazioni di Lingua e immissione
  • Data e ora
  • Impostazioni e dati delle app non realizzate da Google (variabile a seconda delle app)

Capite subito la comodità di ritrovarsi, ad esempio, tutte le password Wi-Fi che abbiamo collezionato durante il ciclo di utilizzo di un vecchio smartphone o tablet oppure ritrovarsi l’intera rubrica senza perdere tempo in trasferimenti da sim o memoria interna (a patto che abbiate precedentemente trasferito su Google la gestione completa dei vostri contatti).





Per attivare il backup, come mostrato nelle immagini che seguono, vi basterà accedere al menù Impostazioni > Sistema > Backup ed attivare la funzionalità per il vostro account.

Per controllare la situazione dei backup dovete installare l’applicazione Google Drive, aprirla e andate nelle Impostazioni > Backup.

Qui troverete tutti i backup presenti su Drive, nel nostro caso oltre a quello del dispositivo in oggetto sono presenti anche il backup di un altro dispositivo Android ed il backup delle conversazione Whatsapp. Selezionando il file di backup di vostro interesse potrete vedere più nel dettaglio cosa è presente e quanto spazio occupa. All’interno dell’ultima schermata in alto, cliccando sull’icona in alto a destra avrete la possibilità di cancellare il backup stesso.

Nel caso vogliate effettuare il backup sul computer o avere accesso a funzionalità più avanzate rispetto a quelle offerte dal backup su Drive vi basterà cercare in rete per trovare qualche applicazione gratuita o a pagamento che faccia al caso vostro.

Per quanto riguarda l’operazione di ripristino del backup, quando avvierete il nuovo dispositivo (o lo stesso dispositivo resettato alle impostazioni di fabbrica) si avvierà la procedura guidata di configurazione, quindi vi verrà chiesto di inserire le credenziali del vostro account Google. Se sono presenti backup per quell’account vi verrà chiesto se volete ripristinarlo nel nuovo dispositivo o meno. Confermando il ripristino vi ritroverete sul nuovo dispositivo tutte le app e le impostazioni del precedente dispositivo.

ATTENZIONE: Nella fase di ripristino potrebbe capitare che il produttore non vi permetta di fare un ripristino diretto da Drive ma vi costringa ad usare app di terze parti o altri tipi di procedure. A conferma di questo, nel nostro test siamo riusciti a trasferire il backup del dispositivo A nel dispositivo B, mentre non è stato possibile trasferire il backup del dispositivo B in un dispositivo C in quanto veniva richiesto l’uso di un’app di terze parti. L’uso di app di terze parti è sicuramente un’ottima soluzione, a patto che il telefono di origine sia ancora funzionante.

Fonti:


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https://www.informatica37.it/backup-ripristino-dati-dispositivo-android-smartphone-tablet-google-drive/feed/ 0 3359
CUBOT R11 (2018) – Uno smartphone economico dalle ottime qualità! https://www.informatica37.it/test-cubot-r11-smartphone-cinese-economico/ https://www.informatica37.it/test-cubot-r11-smartphone-cinese-economico/#respond Tue, 17 Jul 2018 05:42:03 +0000 http://www.informatica37.it/?p=3319

Avevamo individuato nel CUBOT R11 uno smartphone cinese ideale per essere usato come “muletto” o come device “entry level” ma ci siamo ritrovati tra le mani uno smartphone ben fatto con prestazioni di tutto rispetto per il prezzo a cui è reperibile sul mercato.

Il prezzo di vendita su Amazon è di 99 euro con consegna in un giorno, ma è possibile trovare qualche offerta e risparmiare ulteriormente qualche euro. Facendo un rapido confronto, dispositivi con caratteristiche simili richiedono un investimento maggiore.

Sicuramente non brilla per la sua leggerezza, infatti è tutt’altro che sottile e la sua presenza sulla mano si fa sentire fin da subito.

Peso a parte, andiamo a vedere le sue caratteristiche più da vicino:

  • Processore Quad-Core da 1.3GHz
  • RAM da 2GB
  • Capacità di memoria 16GB + 2GB
  • Dual Sim
  • Connettività 3G
  • Sistema operativo Android 8.1
  • Schermo 5.5 pollici
  • Fotocamera posteriore doppia da 13Mp + 2MP
  • Fotocamera frontale da 8Mp
  • Batteria da 2800mAh
  • Sensore impronta digitale
  • Peso articolo 168 g
  • Dimensioni prodotto 7,4 x 0,8 x 15,8 cm
  • Scheda tecnica completa

Nella scatola sono inclusi anche:

  • Carica batteria
  • Pellicola protettiva per il vetro (già applicato)
  • Cover “bumper” in gomma (utile a proteggere sia la scocca che il vetro)




Aspetti positivi:

  • Android 8.1 già installato
  • Prezzo
  • Dual sim
  • Doppia fotocamera frontale per messe a fuoco più rapide, foto di alta qualità ed effetti creativi, ovviamente non aspettatevi foto paragonabili a quelle che si possono ottenere con un dispositivo di fascia alta.
  • Slot memory card dedicato. In questo modo si possono usare due sim senza sacrificare l’aggiunta di una memoria aggiuntiva (fino a 64GB)
  • Cover e pellicola inclusi

Aspetti negativi:

  • Connettività 3G. Fate attenzione a questo aspetto perché nel caso abbiate un contratto con connettività 4G non potrete sfruttare i vantaggi in termini di velocità offerti da questa rete.
  • Processore datato. Non si può avere tutto ad un tale prezzo, è per questo che il processore non è adeguato ai tempi e non gli si potrà chiedere troppo sopratutto in termini di accelerazione grafica.
  • Jack cuffie. Abbiamo rilevato problemi con alcuni tipi di auricolare, in particolare quelli con connettore a 90° non entrano bene nella presa jack.

Altri aspetti:

  • Risoluzione schermo 720p. Lo schermo 18:9 da 5,5 pollici non è full HD, tuttavia la qualità è più che buona.

Per concludere includiamo anche il video unboxing ufficiale.


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https://www.informatica37.it/test-cubot-r11-smartphone-cinese-economico/feed/ 0 3319
Come adeguarsi al GDPR se non sei un blogger professionista https://www.informatica37.it/adeguarsi-al-gdpr-679-2016-se-sei-blogger-non-professionista/ https://www.informatica37.it/adeguarsi-al-gdpr-679-2016-se-sei-blogger-non-professionista/#respond Mon, 28 May 2018 09:04:59 +0000 http://www.informatica37.it/?p=3277

ATTENZIONE: Informatica37.it non è un blog che fornisce consulenza legale. Le informazioni contenute in questo articolo sono frutto di una rielaborazione di varie letture di articoli trovati in rete e potrebbero non essere esatte. Vi esortiamo a consultare un professionista del settore per determinare quali azioni intraprendere affinchè il vostro sito aderisca alle prescrizioni del GDPR.

Come ormai saprete il 25 maggio è entrato in vigore il GDPR n.679/2016 (General Data Protection Regulation), ovvero il nuovo regolamento europeo in materia di privacy. Il fine di questa nuova legge è riassumibile in due aspetti principali: il primo riguarda una maggiore tutela dei dati dei cittadini europei che prestano il consenso al trattamento, il secondo è quello di uniformare la normativa a livello europeo. Al seguente link è possibile leggere il provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale: GDPR – 679 del 2016

L’arrivo di questa normativa sta seminando un po’ il panico ed è partita la sfrenata corsa al mettersi in regola. Il web, notoriamente, non è solo popolato da grandi aziende e professionisti, ci sono anche tanti blogger “della domenica” e blogger “non professionisti”, un po’ come il il blog Informatica 37, il quale, non è assolutamente una testata giornalistica ne’ tantomeno un blog “professionale” con decine di migliaia di accessi giornalieri.

Quindi, come dovrebbe comportarsi un blogger non professionista? Quali sono le informazioni utili da sapere? In questo articolo cercheremo di fare un po’ di chiarezza, coscienti del fatto che potremmo non essere completamente esaustivi, andando ad analizzare cosa in generale si può fare per iniziare ad adeguarsi e cosa si può fare in modo più particolare nel CMS WordPress.

In generale con questa normativa cambia il paradigma con cui trattiamo i dati personali, da oggi dobbiamo essere noi proprietari del blog a spiegare il motivo per cui raccogliamo dati e chi ne ha accesso, dobbiamo avere un consenso esplicito da parte dell’utente e gli utenti devono poter conoscere i dati per cui ha concesso trattamento e deve poterli cancellare se lo desidera.

Gli aspetti principali da considerare riguardano:

  • Dati personali
  • Elaborazione dei dati personali

Per dati personali si intendono: indirizzo IP, email, nome e cognome, ecc., dati che tramite i cookie vengono rielaborate per fini statistici ma anche commerciali ed è proprio tramite i cookie che è teoricamente possibile identificare l’utente. Il GDPR va a normare e tutelare proprio questo aspetto della rielaborazione dei cookie.

Ovviamente i cookie possono non raccogliere informazioni personali, oppure possono raccoglierle attraverso servizi personali o di terzi che utilizziamo nel nostro sito. L’esempio più comune che si fa è quello dell’uso Google Analytics (applicazione di terze parti) per misurare le visite al nostro sito web ed analizzare il comportamento degli utenti.

Il fatto che siano cookie di terze parti non ci solleva dalla responsabilità dell’uso che ne verrà fatto, anzi, diventiamo responsabili di questi dati e dobbiamo informare gli utenti sul come vengono usati.

Non ci dilunghiamo oltre, ci sono molti articoli sul web che in maniera esaustiva riescono ad addentrarsi ulteriormente sul tema, passiamo quindi ad analizzare gli aspetti più pratici.

 

Quali aspetti pratici bisogna considerare?

Per iniziare, i primi due aspetti da considerare sono:

  1. il banner dei cookie attivo ed aggiornato per la nuova normativa
  2. avere una informativa sulla privacy aggiornata
  3. adeguare alla normativa a tutte le applicazioni utilizzate per la raccolta dati: plugin per condivisione social, plugin per analisi visite, plugin di affiliazione commerciale (AdSense, Amazon, ecc.), moduli di contatto, moduli newsletter, moduli di registrazione utenti, form di contatto, ecc..

 

Creare una informativa sulla privacy ed un banner cookie corretto.

Per adempiere ai punti 1 e 2, ovvero cookie e privacy, esistono svariati servizi online che possono esserci d’aiuto. Il più famoso di tutti è sicuramente Iubenda, che tra l’altro è anche in italiano.

Come avrete già intuito, Iubenda vi permette di generare una informativa sulla privacy personalizzata, basterà scegliere i servizi utilizzati (social, analytics, ecc.) e generare il codice da inserire nel proprio sito web.

Iubenda è gratuito fino a 4 servizi selezionati per singolo sito, oltre questi parametri si passa alla versione a pagamento che prevede un canone mensile o annuale. Il senso del pagamento di un canone è perchè da una parte potrete modificare i servizi utilizzati nel vostro sito in qualsiasi momento, dall’altra sarà Iubenda stessa ad aggiornare eventuali adeguamenti normativi aggiornando i vostri codici senza che ve ne dobbiate preoccupare.

Una volta generato il codice per l’informativa sulla privacy potrete inserirlo tra i tag <body> del vostro sito come widget, come link o come contenuto incluso in una vostra pagina e personalizzarne anche lo stile.

Per la creazione del banner dei cookie il procedimento è lo stesso, in questo caso il codice andrà inserito tra i tag <head> del vostro sito ed anche in questo caso avrete alcune possibilità di personalizzarne lo stile e il posizionamento. Per alcuni CMS esistono dei plugin che semplificano l’inserimento del codice.

Per quanto riguarda la conformità del banner cookie, ci sono alcuni elementi da controllare visto che la normativa richiede che la persona sia informata su quali cookie vengono utilizzati prima dell’inizio della navigazione in forma esplicita. Oltre a questo è richiesto che il consenso all’uso di determinati cookie venga salvato e sia cancellabile.

Prima del rilascio dell’autorizzazione, nessun cookie, eccetto cookie tecnici, può essere installato, motivo per cui molti script bloccano tutto e ricaricano la pagina all’accettazione del consenso.





Per adempiere a queste prescrizioni esiste un’altro servizio interessante chiamato Cookiebot .

Cookiebot è gratuito per un unico dominio con meno di 100 sottopagine, nella versione free ovviamente offre meno funzionalità di personalizzazione.

Il banner che apparirà sul sito a questo punto permetterà all’utente di decidere per cookie dare il consenso.

Mentre dal nostro account Cookiebot sarà possibile gestire e monitorare i cookie ed i consensi. Cookiebot richiede molto tempo per analizzare il sito, anche svariate ore, quindi non preoccupatevi se non doveste vedere nulla nel report subito dopo la sua configurazione.

Se per vostra sfortuna Cookiebot “free” non dovesse bastare, la versione a pagamento richiede un canone mensile minimo di 9 euro. In alternativa ci potrebbero essere due plugin gratuiti per il blocco dei cookie prima del consenso, il problema sta nel fatto che non si terrebbe traccia del consenso dato dall’utente. I plugin in questione sono:

Per “misurare” l’impatto dei cookie sul vostro sito vi consigliamo il tool online Cookie Metrix oppure di installare qualche plugin specifico per il vostro browser.

 

Quali altre parti del sito vanno adeguate?

Una volta sistemate privacy e cookie passiamo alle altre parti del sito che raccolgono dati, le abbiamo menzionate sopra, e sono: i form, moduli di contatto, la newsletter, i commenti, i widget di condivisione, le registrazioni degli utenti, ecc.

Aggiornamento CMS

Per prima cosa aggiorniamo il CMS che stiamo utilizzando, ad esempio, la versione 4.9.6 di WordPress contiene già due update importanti: la casella di consenso alla privacy per i commenti e la pagina Privacy nel menù Impostazioni che ci guida alla creazione di una pagina per l’informativa.

Social, newsletter, commenti, pubblicità, ecc.

Quello che dobbiamo fare noi è sicuramente quella di segnalare nell’informativa della privacy (generata con Iubenda) tutti i servizi a cui attingiamo come ad esempio l’affiliazione a Google AdSense o la possibilità di commentare gli articoli con Disqus o Facebook, ecc.

Google Analytics

Per questo particolare componente è richiesto sia il banner dei cookie, ma anche l’anonimizzazione dei dati prima del salvataggio e processamento. In questo caso il plugin MonsterInsights per la gestione di Analytics può venire in nostro aiuto. Fare questo manualmente potrebbe richiedere qualche competenza tecnica in più.

Plugin

Stanno letteralmente proliferando i plugin per la gestione del GDPR, ce ne sono già tantissimi, quello che ci è piaciuto di più al momento è sicuramente GDPR Framework. Il plugin ti guida alla creazione della pagina della privacy (in cui si potrebbe includere quelle generata da Iubenda), ti permette di creare la casella di accettazione del consenso per i form principali (es. Contact Form 7),

ma sopratutto ti mette a disposizione una pagina di “Strumenti Privacy” in cui l’utente può inserire la propria email e interrogare il sito sui suoi dati personali,

se vengono trovati dei dati l’utente potrà scaricarli (in formato excel o json) o cancellarli definitivamente.

Il plugin è molto ben documentato, sarà facilissimo configurare le opzioni che abbiamo appena visto.

ATTENZIONE: Informatica37.it non è un blog che fornisce consulenza legale. Le informazioni contenute in questo articolo sono frutto di una rielaborazione di varie letture di articoli trovati in rete e potrebbero non essere esatte. Vi esortiamo a consultare un professionista del settore per determinare quali azioni intraprendere affinchè il vostro sito aderisca alle prescrizioni del GDPR.


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https://www.informatica37.it/adeguarsi-al-gdpr-679-2016-se-sei-blogger-non-professionista/feed/ 0 3277
Come realizzare una presa di corrente controllata in wireless https://www.informatica37.it/come-realizzare-una-presa-di-corrente-controllata-in-wireless/ https://www.informatica37.it/come-realizzare-una-presa-di-corrente-controllata-in-wireless/#respond Thu, 10 May 2018 16:18:03 +0000 http://www.informatica37.it/?p=3192

Questo semplice progetto IoT (Internet Of Things) necessita di una importante premessa riguardante i rischi connessi alla sua realizzazione e messa in funzione:

Le applicazioni che prevedono l’uso di tensione alternata di 230v devono essere realizzate da personale qualificato e consapevole dei rischi a cui ci si espone.

L’accesso alla rete elettrica, a dispositivi elettrici e/o elettronici vi espone a tensioni di voltaggio letale per l’essere umano.

Informatica37.it non si assume nessuna responsabilità riguardante danni a persone e/o cose derivanti dall’esecuzione delle istruzioni sotto riportate, ogni vostra azione sarà sotto la vostra totale responsabilità. Il fine di questo articolo è puramente didattico e divulgativo.

Fatte le dovute premesse possiamo partire con il progetto per realizzare una presa elettrica connessa tramite wi-fi alla rete dati locale (LAN) e comandabile attraverso una pagina web  caricata sul web server di un microcontrollore. Ovviamente potrebbe essere comandabile anche fuori dall’ambito domestico ma in questa guida non spiegheremo il come gestire “ip pubblico e porte” nel router domestico.

Iniziamo elencando i componenti utilizzati nel progetto cercando di spiegare anche il motivo per cui sono stati scelti.

Microcontrollore wi-fi NodeMCU

Abbiamo optato per questa scheda microcontrollore perchè rispetto ad un modulo esp8266 è molto più semplice da collegare via USB per programmarlo con l’IDE Arduino ed alimentarlo con un comune alimentatore con connettore micro USB. Per utilizzare questa scheda è necessario installare dei driver e aggiungere il modello di scheda nell’IDE di Arduino. Questo modulo, da una parte funziona come un comune microcontrollore tipo Arduino su cui posso comandare dei pin digitali, dall’altro permette di implementare un web server connesso in wi-fi su cui posso creare interfacce web per interagire con l’hardware connesso fisicamente ai suoi pin.

Modulo relè doppio da 230V e 10A

Volendo realizzare un progetto che lavora a tensione di rete a 230v abbiamo pensato che possa offrire maggiore sicurezza il poter interrompere entrambi i fili di fase e neuro. Quando collego la spina di un utilizzatore ad una presa non posso sapere su quale contatto della spina avrò il filo di fase, usando il relè doppio potrò interrompere entrambi i conduttori e sarò certo di aver interrotto il filo di fase a prescindere dal verso in cui è infilata la spina nella presa. Se invece il vostro progetto prevede l’uso del relè in un circuito in bassa tensione continua, allora potreste limitarvi ad utilizzare solo uno dei due moduli o optare per una scheda con un solo relè. La scheda relè deve essere alimentata 5V per funzionare, purtroppo però l’alimentazione disponibile sul modulo NodeMCU è di soli 3,3V, nonostante questo abbiamo verificato praticamente su più schede che l’alimentazione è sufficiente a farla funzionare, nel caso non lo fosse bisognerebbe alimentare la scheda relè con l’alimentazione a 5V che alimenta la scheda NodeMCU. L’utima funzionalità da segnalare su questa scheda (valida anche per schede con più relè a bordo) è quella dell’ “optoisolamento“, garanzia di maggiore sicurezza tra la parte di potenza (230V alternata) e quella di controllo (5V continua), la quale, per poter essere implementata, necessita di una alimentazione separata dedicata al solo modulo relè ma che sfortunatamente complica un po’ il progetto, vedremo più avanti come eventualmente collegarla per usufruire di questo componente che contribuisce ad aumentare la sicurezza della nostra applicazione.

Alimentatore USB

Questo alimentatore è necessario per alimentare la scheda NodeMCU. Vi consigliamo di acquistarne uno con cavo USB separato in modo da poter utilizzare il cavetto USB sia per caricare il programma da PC che per l’alimentazione. Nel caso vogliate fornire alimentazione separata alla scheda relè per usufruire dell’optoisolamento dovreste comprarne anche un secondo (da modificare per essere connesso alla scheda). Attenzione: non acquistate alimentatori con doppia presa USB per alimentare le due schede, per usare l’optoisolamento è fondamentale avere due alimentatori “fisicamente” separati!

Varie: cavi, connettori, led, resistenze

Nel nostro progetto abbiamo inserito un led con resistenza da 220Ω (facoltativo) per avere un feedback visivo utile quando il progetto definitivo verrà chiuso in un contenitore. Come altro materiale consigliamo di avere un tester, una breadboard e dei jumper (maschio femmina, femmina femmina). Per testare le uscite dei relè prima di una eventuale connessione alla rete elettrica potrebbe essere utile costruirsi un circuito di test con batteria, resistenza e led. Per il progetto finale potrebbe tornarvi utile un saldatore a stagno, del materiale elettrico come scatole fili, spina elettrica, presa 10A, ecc.

 

Schema elettrico e collegamenti

Raccolto tutto il materiale necessario possiamo iniziare a collegare le parti tra loro secondo lo schema che segue:

In questa fase evitate di collegare qualsiasi cosa all’uscita dei moduli relè! Ai fini della realizzazione e test del programma non è necessario ne’ il collegamento alla rete elettrica ne’ la connessione di spine, prese o lampade. Per la verifica e test del programma basterà guardare i led a bordo della scheda relè e ascoltare i “click” emessi dai relè stessi, inoltre sarà sempre possibile controllare lo stato dei contatti di uscita tramite un tester. 

Le applicazioni che prevedono l’uso di tensione alternata di 230v devono essere realizzate da personale qualificato e consapevole dei rischi a cui ci si espone. L’accesso alla rete elettrica, a dispositivi elettrici e/o elettronici vi espone a tensioni di voltaggio letale per l’essere umano. Il fine di questo articolo è puramente didattico e divulgativo.

Informatica37.it non si assume nessuna responsabilità riguardante danni a persone e/o cose derivanti dall’esecuzione delle istruzioni riportate in questo articolo, ogni vostra azione sarà sotto la vostra totale responsabilità.

Come già anticipato, il modulo NodeMCU (microcontrollore) viene alimentato dall’alimentatore USB ed a sua volta alimenta i due relè del modulo. In questo caso il pin D6 (gpio 12) sarà riservato al led, mentre i pin D7 (gpio 13) e D8 (gpio 15) ai rispettivi relè.

Esaminiamo ora più da vicino il nostro modulo relè:

Nella parte destra abbiamo le connessioni della nostra presa che approfondiremo più avanti, mentre sulla parte sinistra in basso abbiamo i 4 ingressi del modulo: VCC e GND vanno collegati all’alimentazione del modulo NodeMCU, mentre IN 1 e IN 2 vanno collegati rispettivamente ai pin D7 e D8 del microcontrollore. Nella parte alta di sinistra è presente un “jumper”:

  1. se il jumper è inserito, il modulo si alimenta dal modulo NodeMCU e non avremo la possibilità di utilizzare gli optisolatori che garantiscono una separazione fisica tra parte di controllo e parte di potenza.
  2. se il jumper non è inserito, il modulo necessiterà di una alimentazione separata da quella del modulo NodeMCU sui pin JD-VCC e GND. Come si vede dallo schema che segue, l’alimentazione esterna non sostituisce quella del modulo NodeMCU ma va ad aggiungersi, va solo eliminato il filo GND dal microcontrollore al modulo relè. Questo perché l’alimentazione aggiuntiva servirà ai relè, mentre quella del microcontrollore controllerà la logica della scheda relè (fonti: [1] [2]).

In questo caso per rendere le cose più semplici realizzeremo la prima ipotesi, ovvero quella in cui il modulo NodeMCU alimenta la scheda relè autonomamente.

Prima di procedere con la programmazione vediamo anche l’altro lato del modulo relè in cui ci sono 2 morsettiere con 3 contatti:





  • Normalmente Chiuso (NC, normally connected)
  • Comune (COM)
  • Normalmente Aperto (NO, normally open)

Il relè è un componente che si comporta come un “interruttore” di cui dobbiamo stabilire il suo “stato iniziale”. Introducendo un “interruttore” nel circuito ci troveremo ad avere due capi del circuito liberi: un capo da collegare obbligatoriamente al COM (comune), poi se decidiamo che come stato iniziale il filo debba essere “interrotto” (circuito aperto), dovremmo collegare l’altro capo al morsetto NO (normalmente aperto). Con questa configurazione, ogni volta che attiverò il relè questo passerà all’altro stato, ovvero quello di “circuito chiuso”. Ovviamente vale il viceversa, quindi se decido che il mio stato iniziale debba essere l’NC (normalmente chiuso) quando ecciterò il relè otterrò un cambiamento di stato a “circuito aperto” (interrotto).

Ricordiamo ancora una volta che ai fini della realizzazione e test del progetto non è necessario collegare nulla ai morsetti del relè.

 

Configurazione del microcontrollore NodeMCU

Per prima cosa scaricate ed installate il driver al seguente link in base al vostro sistema operativo in uso:  https://www.silabs.com/products/development-tools/software/usb-to-uart-bridge-vcp-drivers .

Dopodiché bisognerà aggiungere la scheda all’IDE di Arduino. Per farlo aprite il software ed andate nel menù File > Preferenze , poi alla voce “URL aggiuntive per il Gestore schede” incollate il seguente link e salvate: http://arduino.esp8266.com/stable/package_esp8266com_index.json

Ora andate sul menù Strumenti > Scheda > Gestore Schede, cercate la stringa “esp8266” ed installate la libreria.

A questo punto potrete selezionare la scheda NodeMCU e la relativa porta di connessione

 

Programmazione del modulo microcontrollore NodeMCU

Il modulo microcontrollore NodeMCU, da una parte permette di poter gestire le uscite digitali, dall’altro di poter gestire un piccolo web server connesso Wi-Fi alla nostra rete locale su cui creare una pagina web contenente l’interfaccia di controllo della nostra applicazione.

Apriamo l’IDE di Arduino e iniziamo la scrittura dello sketch. Come prima cosa includiamo necessariamente la libreria esp2266wifi dopodiché dovremmo inserire i dati per la connessione alla rete Wi-Fi (nome della rete e password).

// Libreria Wi-Fi
#include <ESP8266WiFi.h>

// Dati connessione Wi-Fi
const char* ssid     = "NOME_DELLA_VOSTRA_RETE_WI-FI";
const char* password = "PASSWORD_DELLA_VOSTRA_RETE_WI-FI";

Successivamente, supponendo di voler assegnare un indirizzo ip statico alla scheda Wi-Fi del modulo, inseriamo i seguenti paramenti:

// Configurazione IP STATICO (da commentare in caso di DHCP)
IPAddress ip(192, 168, 1, 100);
IPAddress gateway(192, 168, 1, 1);
IPAddress subnet(255, 255, 255, 0);

// Porta del web server
//WiFiServer server(8080);
WiFiServer server(80);

Impostate l’ip, il gateway e la subnet in base i dati della vostra rete locale, come porta potreste lasciare l’80, poi se pensate di voler controllare la scheda da remoto potrete sempre cambiarla con un’altra (es: 8080). Adiamo ora a definire le variabili necessarie al progetto:

// Variabile da salvare per richiesta HTTP
String header;

// Variabili per gli output (GPIO 13 = pin D7 ; GPIO 15 = pin D8 ; GPIO 12 = pin D6)
const int ledPin = 12;
const int output1 = 13;
const int output2 = 15;

// Variabili ausiliarie per memorizzare lo stato dei pin
String output1State = "off";
String output2State = "off";
String statoPresa = "SPENTA";
String statoLed = "off";

Per la definizione dei pin da utilizzare potete fare riferimento al seguente schema:

Possiamo quindi proseguire con il setup() al fine di inizializzare tutte le variabili:

void setup() {
  Serial.begin(9600);
  // Inizializzo i Pin
  pinMode(output1, OUTPUT);
  pinMode(output2, OUTPUT);
  pinMode(ledPin, OUTPUT);
  // Setto i Pin a livello alto
  digitalWrite(output1, HIGH);
  digitalWrite(output2, HIGH);
  // Setto livello LED
  digitalWrite(ledPin, LOW);

/* Decommentando queste righe per il DHCP dovremmo commentare quelle sopra
   relative alla "Configurazione IP STATICO" */
//  Connessione alla rete via DHCP
//  Serial.print("Connecting to ");
//  Serial.println(ssid);
//  WiFi.begin(ssid, password);
//  while (WiFi.status() != WL_CONNECTED) {
//    delay(500);
//    Serial.print(".");
//  }

  // Assegnazione IP statico (da commentare in caso di DHCP)
  WiFi.config(ip, gateway, subnet);

  // Start Server
  WiFi.begin(ssid, password);

  // Avvia il Web server e scrivi sulla seriale i dati di connessione
  Serial.println("");
  Serial.println("WiFi connected.");
  Serial.println("IP address: ");
  Serial.println(WiFi.localIP());
  server.begin();
}

Un aspetto fondamentale riguarda la riga “Serial.begin(9600);”, non modificate mai questo valore altrimenti non sarete in grado di poter leggere i dati inviati al monitor seriale (utile anche per il debug dell’applicazione). Un altro aspetto importante invece riguarda il DHCP, ovvero l’assegnazione automatica dell’indirizzo ip. Come avrete già notato la parte relativa al DHCP è commentata perché abbiamo deciso di assegnare manualmente l’indirizzo ip alla scheda wi-fi. Nel caso in cui volessimo l’assegnazione automatica dell’indirizzo ip dovremmo decommentare la parte in questione e commentare sia il blocco successivo ” WiFi.config(ip, gateway, subnet);” che quello di assegnazione dell’indirizzo statico che abbiamo definito sopra, ovvero: “IPAddress ip(192, 168, 1, 100); IPAddress gateway(192, 168, 1, 1); IPAddress subnet(255, 255, 255, 0);”. Seguendo i commenti allo sketch dovreste riuscire a modificare il programma secondo le vostre necessità.

Entriamo ora nel loop() del programma, dove la prima parte riguarda le richieste http da parte dei client.

void loop(){
  WiFiClient client = server.available();   // Listen for incoming clients

  if (client) {                             // If a new client connects,
    Serial.println("Nuovo Client.");        // print a message out in the serial port
    String currentLine = "";                // make a String to hold incoming data from the client
    while (client.connected()) {            // loop while the client's connected
      if (client.available()) {             // if there's bytes to read from the client,
        char c = client.read();             // read a byte, then
        Serial.write(c);                    // print it out the serial monitor
        header += c;
        if (c == '\n') {                    // if the byte is a newline character
          // if the current line is blank, you got two newline characters in a row.
          // that's the end of the client HTTP request, so send a response:
          if (currentLine.length() == 0) {
            // HTTP headers always start with a response code (e.g. HTTP/1.1 200 OK)
            // and a content-type so the client knows what's coming, then a blank line:
            client.println("HTTP/1.1 200 OK");
            client.println("Content-type:text/html");
            client.println("Connection: close");
            client.println();

Poi si aggiunge la parte relativa al comando dei pin e aggiornamento degli stati delle variabili.

// Accendo/Spengo i due Pin GPIO
            if (header.indexOf("GET /pulsante/on") >= 0) {
              Serial.println("GPIO 13 e 15 on");
              output1State = "on";
              output2State = "on";
              statoPresa = "ACCESA";
              statoLed = "on";
              digitalWrite(output1, LOW);
              digitalWrite(output2, LOW);
              digitalWrite(ledPin, HIGH);
            } else if (header.indexOf("GET /pulsante/off") >= 0) {
              Serial.println("GPIO 13 e 15 off");
              output1State = "off";
              output2State = "off";
              statoPresa = "SPENTA";
              statoLed = "off";
              digitalWrite(output1, HIGH);
              digitalWrite(output2, HIGH);
              digitalWrite(ledPin, LOW);
            }

Leggendo il codice si potrebbe far confusione tra il concetto di LOW (pin allo stato basso), presa ACCESA e relè NORMALMENTE APERTO, l’unico modo per padroneggiare la logica dell’applicazione è quella di fare un po’ di pratica al fine di capire bene il comportamento che desideriamo in base al funzionamento della scheda relè e del microcontrollore. Ad esempio, il fatto che i relè siano inizialmente NO o NC potrebbe essere  indifferente per alcune applicazioni mentre in altre potreste voler tenere il circuito chiuso (NC) per la maggioranza del tempo quindi preferireste adottare una logica in cui si possa mantenere una situazione di “circuito chiuso” in cui la scheda relè non tenga i relè eccitati (in tensione) per dei periodi molto lunghi, o viceversa. Questo programma solo è un esempio, voi potrete modificarlo secondo le vostre esigenze e fare pratica con le diverse variabili in gioco. In questo caso il programma segue una logica per cui, usando i contatti NORMALMENTE APERTI della scheda relè, avrò :

  • stato pin LOW –> relè acceso –> presa ACCESA – circuito CHIUSO (vedi foto seguente)
  • stato pin HIGH –> relè spento –> presa SPENTA – circuito APERTO

Concludiamo l’ultima parte del programma, ovvero quella che riguarda la parte web. Nella prima parte viene creata l’intestazione della pagina html ed il foglio di stile, di seguito ci sono il titolo, il pulsante per “accendere/spegnere” la presa, poi immediatamente sotto una riga in cui visualizzo lo stato della presa “client.println(“<h2>Presa ” + statoPresa + “</h2>”);” e 3 righe usate come debug che mi dicono lo stato dei 3 pin utilizzati nel programma. Il resto del codice riguarda la chiusura della pagina web e della sessione per il client che si disconnette.

// Pagina Web
            client.println("<!DOCTYPE html><html>");
            client.println("<head><meta name=\"viewport\" content=\"width=device-width, initial-scale=1\">");
            client.println("<link rel=\"icon\" href=\"data:,\">");
            // CSS per lo stile del bottone on/off
            client.println("<style>html { font-family: Helvetica; display: inline-block; margin: 0px auto; text-align: center;}");
            client.println(".button { background-color: #195B6A; border: none; color: white; padding: 16px 40px;");
            client.println("text-decoration: none; font-size: 30px; margin: 2px; cursor: pointer;}");
            client.println(".button2 {background-color: #77878A;}</style></head>");
            
            // Titolo pagina
            client.println("<body><h1>Presa Wireless</h1>");
            
            // Pulsante ccensione/Spegnimento
            if (output1State=="off" && output2State=="off") {
              client.println("<p><a href=\"/pulsante/on\"><button class=\"button\">ON</button></a></p>");
            } else {
              client.println("<p><a href=\"/pulsante/off\"><button class=\"button button2\">OFF</button></a></p>");
            } 
            
            // Stato dei pin 13 e 15
            client.println("<h2>Presa " + statoPresa + "</h2>");
            client.println("<br></br>");
            client.println("<b>DEBUG:</b>");
            client.println("<p>GPIO_13 [In-1] - Stato <b>" + output1State + "</b></p>");
            client.println("<p>GPIO_15 [In-2] - Stato <b>" + output2State + "</b></p>");
            client.println("<p>GPIO_12  [Led] - Stato <b>" + statoLed + "</b></p>");
            
            // Chiusa body della pagina web
            client.println("</body></html>");
            
            // The HTTP response ends with another blank line
            client.println();
            // Break out of the while loop
            break;
          } else { // if you got a newline, then clear currentLine
            currentLine = "";
          }
        } else if (c != '\r') {  // if you got anything else but a carriage return character,
          currentLine += c;      // add it to the end of the currentLine
        }
      }
    }
    // Pulisci la variabile Header
    header = "";
    // Chiusura della connessione
    client.stop();
    Serial.println("Client disconnesso.");
    Serial.println("");
  }
}

Compilando e caricando il programma sul microcontrollore potrete finalmente collegarvi alla pagina web e testare l’applicazione. All’inizio dello sketch avevamo impostato l’ip come segue:

  • IPAddress ip(192, 168, 1, 100);
  • WiFiServer server(80);

Quindi per raggiungere l’interfaccia web basterà essere collegarsi con il vostro PC o smartphone alla stessa rete locale a cui è collegato il microcontrollore, aprire un browser e digitare l’indirizzo http://192.168.1.100 . Nel caso abbiate impostato il DHCP dovrete usare un tool come Angry IP per scansionare la vostra rete e conoscere l’indirizzo del microcontrollore oppure connettervi al monitor seriale dell’IDE di Arduino con il microcontrollore collegato al PC in modo da vedere quale indirizzo viene assegnato (solitamente il DHCP server, tende a dare lo stesso indirizzo per un certo periodo una volta assegnato un ip). Nel caso avessimo deciso di optare per una porta diversa, ad esempio la 8080, il server sarebbe raggiungibile all’indirizzo http://192.168.1.100:8080 .

 

Collegare un carico alla scheda relè

Vediamo infine come poter collegare un carico alla scheda relè. Non è obbligatorio l’uso di tensioni pericolose, potrebbe essere sufficiente controllare lo stato delle uscite con un tester, oppure realizzare un semplice circuito con led e batterie da connettere alle uscite in modo da poter testare il circuito in tutta sicurezza.

Le applicazioni che prevedono l’uso di tensione alternata di 230v devono essere realizzate da personale qualificato e consapevole dei rischi a cui ci si espone. L’accesso alla rete elettrica, a dispositivi elettrici e/o elettronici vi espone a tensioni di voltaggio letale per l’essere umano. Il fine di questo articolo è puramente didattico e divulgativo.

Informatica37.it non si assume nessuna responsabilità riguardante danni a persone e/o cose derivanti dall’esecuzione delle istruzioni riportate in questo articolo, ogni vostra azione sarà sotto la vostra totale responsabilità.

Nel nostro progetto il filo elettrico entra nel morsetto NO ed esce dal COM, questo va fatto sia con il filo di fase (marrone) sul primo relè che col filo di neutro (blu) sul secondo relè, mentre il filo di terra va direttamente dalla spina alla presa in uscita. Come anticipato all’inizio dell’articolo, nel caso si lavori a 230V, l’interruzione di entrambi i fili viene fatta al fine di aumentare la sicurezza del progetto:

Ovviamente la presa singola in figura potrebbe anche essere sostituita da una lampada, un motore, ecc., l’importante è ricordarsi di fare bene attenzione alle massime tensioni e correnti che la scheda relè può sopportare senza danneggiarsi.

Nel video che segue potrete vedere in azione il nostro prototipo.


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https://www.informatica37.it/come-realizzare-una-presa-di-corrente-controllata-in-wireless/feed/ 0 3192
Costruire una stampante 3D – [Parte 1] Introduzione https://www.informatica37.it/stampa-3d-principianti-costruire-stampante-3d-reprap/ https://www.informatica37.it/stampa-3d-principianti-costruire-stampante-3d-reprap/#respond Sun, 22 Oct 2017 23:00:30 +0000 http://www.informatica37.it/?p=3029

In questa guida suddivisa in più articoli cercheremo di accompagnarvi nell’autocostruzione di una stampante 3D, non stiamo parlando di una guida su come assemblare una stampante in kit di montaggio bensì ad una vera e propria guida passo passo alla realizzazione di una stampante da zero, che sia affidabile, performante e realizzabile con una spesa compresa tra le 200 e le 300 euro, in base alla qualità dei componenti utilizzati e delle soluzioni tecniche che si vorranno adottare. Il fine ovviamente è quello di imparare approfonditamente come funziona una stampante 3D non solo attraverso l’assemblaggio ma anche attraverso la scelta delle parti che la compongono, la loro lavorazione, la definizione e la scelta delle soluzioni tecniche più adeguate alle nostre necessità e la risoluzione di problemi, passando da tematiche meccaniche a quelle elettriche, elettroniche e software.

Affrontare un percorso simile richiede tempo e denaro ma sopratutto una buona dose di motivazione all’apprendimento di nuovi concetti. Volendo spendere meno si potrebbe ripiegare su una stampante 3D cinese in kit di montaggio, reperibili anche a meno di 150 euro, ma che necessitano di qualche upgrade per poter raggiungere un buon livello di affidabilità. Nonostante questa serie di guide non sia specificatamente indirizzata a coloro i quali decidano di acquistare una stampante in kit, probabilmente anche questi utenti potrebbero trovare informazioni utili alla risoluzione dei problemi più frequenti o buoni consigli sull’assemblaggio e la configurazione.

In questa serie di articoli vi racconteremo il percorso completo che abbiamo affrontato nella costruzione della nostra prima stampante 3D, condividendo informazioni e risorse raccolte, al fine di permettere ad altre persone interessate al mondo della stampa 3D di intraprendere la costruzione in maniera molto guidata, al sicuro da possibili errori che si potrebbero commettere sia in fase di reperimento dei materiali che nella fase di assemblaggio e di calibrazione.

Prima di iniziare è bene fissare alcuni punti importanti:

  • In questa serie di guide non ci soffermeremo sugli aspetti generali riguardanti il mondo della stampa 3D,  il web ed i social sono pieni di risorse utili, daremo quindi per scontato che  vi siate già fatti una cultura su cos’è la stampa 3D, la storia delle RepRap, le tipologie costruttive, cos’è la tecnologia FDM, cos’è lo “slicing“, cos’è un “estrusore”, quali sono i materiali usati nella stampa 3D (PLA, ABS, PETG, TPU, ecc.), cos’è il “piatto di stampa”, la RAMPS, Arduino, ecc.. In fondo a questo articolo abbiamo inserito una serie di link che potrebbero interessare sia i più esperti che i principianti della stampa 3D.
  • Avrete bisogno di un po’ di attrezzatura come un set di brugole, cacciaviti, chiavi inglesi, seghetto alternativo, ecc.. In fondo a questo articolo troverete una lista limitata allo stretto necessario.
  • Per la realizzazione non è richiesta una laurea in ingegneria ad indirizzo meccatronico, sicuramente può essere di aiuto un po’ di esperienza e passione per l’informatica, l’elettronica, esperienza nella programmazione di microcontrollori (Arduino) e una buona manualità. Le cose che non devono assolutamente mancare sono sicuramente: passione, buona volontà e pazienza, tanta pazienza!

Fatte le dovute premesse, possiamo finalmente svelare il tipo di stampante che andremo a costruire in questa serie di guide: costruiremo un “clone economico” di una Prusa i3 MK2.

La Prusa i3 è una stampante di tipo “cartesiana”, una delle stampanti FDM open source più diffuse al mondo. E’ stata progettata da Josef Prusa nel 2012 per poi essere commercializzata dalla Prusa Research nel 2016. Successivamente la stessa azienda ha realizzato la versione MK2S (con piccole migliorie meccaniche) e l’attuale versione ulteriormente migliorata e rivista MK3. Essendo un progetto open source, tutti i file sorgente del progetto sono disponibili gratuitamente ed ovviamente esistono anche dei modelli derivati come la i3 Rework, la i3 Hephestos, e molte altre ancora, per non parlare dei cloni commerciali in kit (di provenienza cinese) come le Anet, Creality, Tevo, Anycubic, Sunhokey, FLsun, JGAurora, Geeetech, e molte altre.

La scelta del voler replicare un modello Prusa i3 risiede in diverse ragioni:

  • Disponibilità dei file sorgente open source, reperibili  gratuitamente su GitHub, fondamentali per poter realizzare il telaio e parti plastiche.
  • Disponibilità delle istruzioni di assemblaggio. Una volta recuperato tutto il materiale occorrente del BoM (Bill of Materials) potremo utilizzare la guida ufficiale della Prusa Research (disponibile anche in italiano) per assemblare le parti. La guida è molto ben fatta perché contiene tante foto ad alta risoluzione ed anche alcuni video.
  • La Prusa i3 è una stampante cartesiana tra le più semplici da assemblare.
  • Il costo delle parti necessarie sono disponibili a prezzi accessibili ed alcune parti possono anche essere realizzate con materiali e/o soluzioni a basso costo.
  • Ha un buon volume di stampa, circa 200mm per lato
  • Offre una buona qualità di stampa fin da subito e con poco investimento in termini sia economici che di tempo. La qualità e le velocità di stampa non sono ovviamente paragonabili a quelle di stampanti con telai più rigidi e movimentazioni complesse, per avere prestazioni superiori occorre un investimento maggiore e conoscenze tecniche più approfondite.
  • E’ possibile usufruire di un sistema di auto calibrazione del piatto di stampa tramite un sensore induttivo montato sul corpo estrusore (Automatic Mesh Bed Levelling). In questo modo non si dovrà perdere tempo a trovare il perfetto livellamento del piatto ad ogni stampa, fondamentale per una buona adesione del pezzo sul piatto durante la stampa.

Nell’immagine che segue vi mostriamo in maniera molto semplificata quali sono i movimenti e i nomi delle parti principali al fine di iniziare a familiarizzare con la terminologia che useremo nella guida.

 





Per la costruzione della stampante ci baseremo sulla guida di Thomas Sanladerer, in arte Tom’s 3D, il quale ha realizzato una serie di video molto ben fatti in cui si cimenta nella costruzione di un clone di una Prusa i3 con l’obiettivo principale di abbassare al massimo i costi di realizzazione! Il risultato ottenuto da Tom è assolutamente di livello ed alla fine ottiene anche dei buoni risultati di stampa. In questa guida non ci limiteremo a raccontare semplicemente la realizzazione di Tom ma cercheremo di illustrare anche quali soluzioni tecniche si potrebbero implementare, a costo zero o che richiedano un piccolo ulteriore investimento economico, al fine di ottenere una stampante ancora più robusta, precisa ed affidabile. Alcune delle migliorie tecniche sono state realizzate da altri utenti possessori di questa stampante che poi hanno condiviso le loro soluzioni online.

Tom’s 3D, nella sua opera di “clonazione” è andato a modificare alcune parti plastiche originali della stampante al fine di rendere più facile la costruzione e poter utilizzare componenti elettronici “standard” e facilmente reperibili rispetto a quelli impiegati nelle Prusa originali. Per poter realizzare la stampante quindi, il primo passo sarà sicuramente quello di capire il come procurarsi il set di plastiche. Sostanzialmente avete quattro possibilità:

  1. Rivolgervi ad un amico/conoscente che già ha una stampante 3D per stampare in autonomia le parti necessarie.
  2. Rivolgervi ad un service di stampa 3D online (ce ne sono svariati anche in Italia) che stamperà quello di cui avete bisogno e ve lo spedirà a casa.
  3. Rivolgervi ad un FabLab (controllate se ce n’è uno nella vostra zona) per avere accesso ad una stampante 3D per realizzare le parti necessarie.
  4. Acquistare online le parti già stampate, facendo attenzione che il kit sia quello giusto e ci siano tutte le parti necessarie.

Ovviamente ognuna di queste opzioni ha costi diversi, nel prossimo capitolo, quello relativo alla lista del materiale occorrente, vi guideremo nell’individuare le parti plastiche necessarie e quali kit di plastiche acquistare online nel caso non siate nella condizione di stamparle autonomamente.

Durante la costruzione ci saranno dei momenti in cui ci soffermeremo maggiormente su alcuni aspetti tecnici al fine di capire meglio come poter integrare eventuali “upgrade costruttivi”, risolvere eventuali problemi di “incompatibilità” tra parti ed imparare a gestire la configurazione e manutenzione della stampante.

Le risorse utilizzate per la realizzazione della stampante sono le seguenti:

Risorse supplementari:

Manuali:

Link di varia utilità:

Attrezzatura necessaria e consigliata:

Con questo primo articolo introduttivo potrete finalmente addentrarvi nel tema “stampa 3D” e farvi un’idea del lavoro che ci sarà da fare, di seguito pubblicheremo la lista dei prossimi capitoli:


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