Raspberry Pi – INFORMATICA 37 – Assistenza Tecnica Informatica, Realizzazione Siti Web, Blog di Informatica e Hi-Tech https://www.informatica37.it Blog di informatica e nuove tecnologie: notizie, guide, trucchi, soluzioni dal mondo di computer, smartphone e tablet Wed, 29 Aug 2018 09:24:27 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 https://i1.wp.com/www.informatica37.it/wp-content/uploads/2018/07/cropped-favicon-37-03.png?fit=32%2C32&ssl=1 Raspberry Pi – INFORMATICA 37 – Assistenza Tecnica Informatica, Realizzazione Siti Web, Blog di Informatica e Hi-Tech https://www.informatica37.it 32 32 76023282 Realizzare una piattaforma di emulazione di giochi arcade e console con un Raspberry Pi – [PARTE 2] https://www.informatica37.it/realizzare-una-piattaforma-di-emulazione-di-giochi-arcade-console-con-raspberry-pi-parte-2/ https://www.informatica37.it/realizzare-una-piattaforma-di-emulazione-di-giochi-arcade-console-con-raspberry-pi-parte-2/#respond Fri, 28 Jul 2017 15:07:41 +0000 http://www.informatica37.it/?p=2861

[1] – Scrape delle rom

Lo scraping è l’operazione che permetter di aggiungere immagini e metadati (descrizione, produttore, anno, ecc.) alle rom inserite nel sistema. Ci sono diversi modi per farlo, il più semplice è sicuramente quello fatto da Emulationstation…

 

 

 

 

 

Il secondo metodo è quello di usare lo scraper esterno ad Emulationstation, per utilizzarlo bisogna uscire dal frontend con il comando ALT+F4 da tastiera. A questo punto si aprirà il terminale, e bisognerà digitare il comando:

sudo ./retropie_setup.sh

Una volta terminato lo scarping, uscite dal setup e tornati nella shell digitate emulationstation per riavviare il frontend. Se dopo lo scrape non compaiono le immagini, verificate che esista la cartella “downloaded_images” in “\\retropie\configs\all\emulationstation”, nel caso non ci fosse createla manualmente e riavviate lo scrape.

[2] – Configurazione manuale del controller

Con il comando da shell jstest /dev/input/js0 andiamo a leggere gli input del nostro controller e trascriverli nel nostro file di configurazione contenuto nella cartella \\RETROPIE\configs\“nome-emularore”\retroarch.cfg . Nell’esempio che segue abbiamo marcato in corsivo le personalizzazioni aggiunte al file retroarch.cfg relativo all’emulatore Megadrive.





<span class="pl-c"># Settings made here will only override settings in the global retroarch.cfg if placed above the #include line</span>

input_remapping_directory = /opt/retropie/configs/megadrive/

<em>input_player1_joypad_index = 0
input_player1_b_btn = 2
input_player1_a_btn = 1
input_player1_y_btn = 3
input_player1_x_btn = 0
input_player1_l_btn = 4
input_player1_r_btn = 5
input_player1_start_btn = 9
input_player1_select_btn = 8
input_player2_joypad_index = 1
input_player2_b_btn = 2
input_player2_a_btn = 1
input_player2_y_btn = 3
input_player2_x_btn = 0
input_player2_l_btn = 4
input_player2_r_btn = 5
input_player2_start_btn = 9
input_player2_select_btn = 8

<span class="pl-c"># Axis for RetroArch D-Pad. </span>
<span class="pl-c"># Needs to be either '+' or '-' in the first character signaling either positive or negative direction of the axis, then the axis number. </span>
input_player1_up_axis = -1
input_player1_down_axis = +1
input_player1_left_axis = -0
input_player1_right_axis = +0
input_player2_up_axis = -1
input_player2_down_axis = +1
input_player2_left_axis = -0
input_player2_right_axis = +0

<span class="pl-c">#Hotkeys- Hotkeys enable you to press a combination of buttons to do such things as exit emulators, save states,</span>
<span class="pl-c"># and load states, as well as any other functionality in an emulator. (In the example below 8 is the select key</span>
<span class="pl-c"># and 9 is the start key so when I hold down select and press start it will exit the emulator.)</span>
input_enable_hotkey_btn = 8
input_exit_emulator_btn = 9
input_save_state_btn = 5
input_load_state_btn = 4
input_menu_toggle_btn = 0
input_state_slot_increase_axis = +0
input_state_slot_decrease_axis = -0</em>


<span class="pl-c">#include "/opt/retropie/configs/all/retroarch.cfg"</span>

js0 indica il joystick connesso alla porta 0, e va indicato nella configurazione alla voce:

<em>input_player1_joypad_index = 0</em>

Alla luce di questo, potrete quindi avere anche 1, 2 e 3 in base a dove è collegato il vostro controller. Una volta lanciato il comando jtest, premendo i pulsanti o azionando il joystick, vedrete nella schermata della shell a quale numero corrisponde, e potrete assegnarlo a piacimento ai comandi predefiniti (es: pulsante 1 a comando A).

Ecco un altro esempio di personalizzazione dei comani per un altro, in questo caso FinalBurn Alpha:

FBA-RETTROARCH

[3] – Risoluzione dei problemi

Di seguito riporteremo problemi più o meno noti che si possono riscontrare  in questi primi passi o che ci segnalerete voi.

  • Con adattatore VGA-HDMI il monitor non si accende
    Decommentare l’opzione “HDMI safe” in /boot/config.txt
  • Audio non funzionante su HDMI
    Decommentare l’opzione “hdmi_drive = 2” in /boot/config.txt
  • Settare lo schermo intero in 16:9 per tutti gli emulatori Retroarch
    Aggiungere la stringa: aspect_ratio_index = “1” nel file di configurazione generale in \\RETROPIE\configs\all\retroarch.cfg
  • Installazione controller arcade “Xin-Mo”
    Editare da shell il file /boot/cmdline.txt ed aggiungere la riga: usbhid.quirks=0x16c0:0x05e1:0x040 , dove 16c005e1 sono i numeri di serie che dovreste leggere elencando i device usb connessi con il comando lsusb. Salvate cmdline.txt e riavviate! Per approfondimenti di configurazione sugli emulatori Mame4All e PiFBA trovate informazioni a questo link.
  • Nascondere file .BIN dalla lista giochi PLAYSTATION
    Le rom per Playstation sono costituite molto spesso da un file .cue e uno o più file .bin . Per nascondere i file .bin da Emulationstation e lasciare i singoli .cue basterà cancellare le estensioni .bin nella parte relativa all’emulatore psx nel file es_system.cfg presente al seguente percorso:

psx-bin

  • Errore emulatore PSX: “No BIOS found, expect errors
    Il bios dell’emulatore Playstation va installato manualmente, cercate in rete il file SCPH1001.bin, scaricatelo, e salvatelo nella cartella \\RETROPIE\bios
  • Errore nel caricamento di una ROM
    Escludiamo il caso in cui il file della ROM sia danneggiato o corrotto, un’altra causa del mancato caricamento di una ROM potrebbe essere causato da una incompatibilità tra l’emulatore e la ROM stessa! In questi casi, per prima cosa è bene accertarsi che le rom in uso appartengano alla versione di romset compatibile con l’emulatore, ad esempio, una ROM per l’emulatore MAME4ALL deve appartenere al romset 0.37b5. Tuttavia in alcuni casi la versione della ROM potrebbe essere corretta ed il problema potrebbe risiedere solo nell’emulatore in uso, in questi casi potremmo tentare di avviare la rom con un emulatore alternativo. Retropie mette a disposizioni diverse versioni di uno stesso emulatore ed è possibile scegliere quale utilizzare principalmente e quale utilizzare con singole ROM. Prendiamo un caso pratico: ho un problema con una ROM nell’emulatore FinalBurn Alpha, all’avvio del gioco, premendo ripetutamente un tasto durante la fase di lancio, verrò rimandato al menù di Retropie con le opzioni disponibili per la ROM lanciata ed il suo emulatore.seleziona-emulatore
    In questo caso sto utilizzando lr-fba-next come cuore principale dell’emulatore FinalBurn Alpha, di cui ho a disposizione altri due programmi alternativi. In questo caso infatti ho scelto di lanciare la ROM actfancr con un programma diverso, ovvero lr-fba. Potete muovervi nel menù anche con il vostro controller, per dare il comando invio dovrete premere il tasto X.

Per tornare alla prima parte della guida  clicca il seguente link: http://www.informatica37.it/realizzare-piattaforma-giochi-arcade-console-retrogaming-raspberry-pi_parte-1/

 

 

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https://www.informatica37.it/realizzare-una-piattaforma-di-emulazione-di-giochi-arcade-console-con-raspberry-pi-parte-2/feed/ 0 2861
Realizzare una piattaforma di emulazione di giochi arcade e console con un Raspberry Pi – [PARTE 1] https://www.informatica37.it/realizzare-piattaforma-giochi-arcade-console-retrogaming-raspberry-pi_parte-1/ https://www.informatica37.it/realizzare-piattaforma-giochi-arcade-console-retrogaming-raspberry-pi_parte-1/#respond Wed, 25 May 2016 21:44:47 +0000 http://www.informatica37.it/?p=2822

Tempo fa avevamo spiegato come realizzare un multi emulatore di videogiochi arcade e di vecchie consolles di gioco installando la distribuzione RECALBOX su un Raspberry Pi 2, se ve la siete persa, ecco il link: RECALBOX – Emulazione VIDEOGIOCHI e MEDIA SERVER su RASPBERRY PI 2 .

La distribuzione RECALBOX è molto ben fatta, ma presenta molti limiti in termini di personalizzazione, ed è questo il motivo per cui vi vogliamo presentare RETROPIE, ovvero una distribuzione disponibile per le varie versioni del Raspberry Pi in circolazione, che vi darà la possibilità di emulare molte più piattaforme e di avere molte più possibilità di personalizzazione.

In questa guida troverete indicazioni su come installare e personalizzare RETROPIE, ed anche se non ci addentreremo nella configurazione di tutte le piattaforme di emulazione, cercheremo comunque di mostrarvi passo-passo come risolvere i problemi di configurazione e di personalizzazione più noti.

[1] – Installazione di RETROPIE

Per iniziare avremo bisogno di:

  • Un Raspberry Pi (consigliamo almeno un Raspberry Pi 2 o 3) con relativo alimentatore e case (raccomandato)
  • Cavo HDMI o adattatore HDMI-VGA o cavo da 4 poli RCA a mini jack 3,5″
  • Monitor o TV con ingresso HDMI o VGA o RCA
  • Cavo ethernet o dongle Wi-Fi
  • Tastiera USB o Wi-Fi
  • Controller di gioco USB o Wi-Fi
  • Una scheda micro SD di almeno 32GB
  • L’immagine della distribuzione RETROPIE
  • Il software gratuito SD Formatter
  • Il software Win 32 Disk Imager

Ecco i link ad alcuni prodotti menzionati, in particolare segnaliamo il Raspberry Pi 3 che dispone già di Wi-Fi e Bluetooth integrati:

Iniziamo scaricando l’immagine di RETROPIE al seguente indirizzo: https://retropie.org.uk/download/ . Nel nostro caso scaricheremo la versione per Raspberry Pi 2 e 3.

retropie-01

Mentre il download procede possiamo formattare la nostra scheda micro SD con il programma SD Formatter disponibile al seguente link: https://www.sdcard.org/downloads/formatter_4/ . Una volta scaricato ed installato il programma, basterà avviarlo, scegliere la nostra micro SD e procedere cliccando sul pulsante “Format”.

sd-formatter

Appena il download di Retropie sarà terminato dovrete estrarre il file .gz in cui è contenuta l’immagine della distribuzione. Per estrarla procuratevi il programma 7-Zip da questa pagina se non ne siete provvisti.

retropie-02

Ora è il momento di copiare il file .img di Retropie nella scheda micro SD, e lo faremo con il programma Win 32 Disk Imager scaricabile a questa pagina. Installate ed aprite il programma, caricate il file immagine, selezionate il drive corrispondente alla vostra memoria micro SD e cliccate su “Scrivi”.

retropie-03

Attendete il termine della scrittura, a questo punto la vostra micro SD è pronta per essere inserita nel Raspberry PI per il primo avvio! Il programma Win 32 disk Imager vi tornerà utile anche ogni volta che vorrete fare un backup della vostra scheda, basterà fare il percorso inverso, ovvero: scegliere il drive della vostra micro SD, scegliere un percorso in cui salvare il vostro file .img, e cliccare su “Leggi”.

Se state utilizzando un computer Apple, l’operazione di copia dell’immagine su micro SD si fa mediante il software Apple Pi Baker.

[2] – Avvio di RETROPIE

Prima di avviare il Raspberry PI, inserite la scheda micro SD, collegate un cavo HDMI alla vostra TV o monitor e sopratutto collegate una tastiera USB o Wi-Fi. Per quanto riguarda la connessione in rete, potete collegare un cavo ethernet oppure un dongle Wi-Fi, con il cavo sarete subito collegati mentre il Wi-Fi andrà configurato successivamente. Se non avete un monitor o TV con ingresso HDMI, potrete dotarvi di un adattatore HDMI-VGA e di un cavo mini jack da 3,5″ per l’audio. In alternativa, se avete un monitor TV con ingressi RCA, potrete usare un cavo 4 poli da RCA a mini jack da 3,5″. Appena il sistema viene caricato vi verrà richiesto di configurare almeno un controller, ovviamente iniziamo dalla tastiera.

IMG_20160520_222644





Per avviare la configurazione della tastiera tenete premuto un tasto qualsiasi, poi configurate tutti i controlli con lo schema che vi suggeriamo di seguito:

Comando Tastiera
D-PAD UP Freccia SU
D-PAD DOWN Freccia GIU
D-PAD LEFT Freccia SINISTRA
D-PAD RIGHT Freccia DESTRA
START 1
SELECT 2
A A
B S
X Z
Y X
LEFT BOTTOM Q
RIGHT BOTTOM W
LEFT TOP E
RIGHT TOP R
LEFT THUMB U
RIGHT THUMB O

Ovviamente siete liberi di poter modificare la configurazione della tastiera a vostro piacimento senza seguire lo schema suggerito.

Per quanto riguarda la tastiera non vi serviranno altri controlli, sono già abbastanza questi, potrete saltare la configurazione di ulteriori comandi tenendo premuto un tasto qualsiasi tasto tra quelli già configurati. Al termine della procedura sarete finalmente reindirizzati nell’interfaccia di EmulationStation. Per muovervi potrete usare le frecce direzionali, per selezionare o tornare indietro userete rispettivamente A  e B, per il menù principale START per il menù secondario SELECT.

[3] – Configurazioni di base

Navigando tra i vari sistemi già configurati troverete anche la voce RETROPIE, questa sezione contiene le opzioni di sistema, premete A per entrare.

Se non state utilizzando un cavo ethernet per la connessione ad internet, in questa sezione potrete configurare il Wi-Fi. Una opzione molto utile per effettuare connessioni remote al Raspberry è sicuramente “Show IP”, che vi mostrerà l’IP assegnato al Raspberry.

[4] – Configurazione controller

Per configurare altri controller, basterà premere il pulsante START assegnato alla tastiera per accedere al menù principale e selezionare la voce CONFIGURE INPUT e ripetete la procedura seguita precedentemente per la tastiera.

IMG_20160525_152833

Se siete in possesso di controller originali o cloni di Xbox, PS3 o SNES potete seguire le seguenti mappature (fonte: RetroPie)

Oltre ai comandi standard bisogna anche conoscere le combinazioni di tasti disponibili (hotkeys). La più importante è sicuramente SELECT+START che vi permetterà di uscire dai giochi, mentre tra le altre potranno tornarvi utili quelle per salvare gli stati di gioco.

 Hotkey  Azione
 Select + Start Esci
 Select+Right Top Salva stato
 Select+Left Top Carica stato
 Select+Right Incrementa slot salvataggio
 Select+Left Decrementa slot salvataggio
 Select+X Menù Retroarch
 Select+B Reset

Se configurate due controller per giocare in due giocatori, ricordatevi che gli hotkey resteranno sempre vincolati al controller del giocatore 1! Il giocatore 2 sarà in grado di giocare con il proprio controller, ma non avrà accesso alle hotkey!

Questa configurazione di base andrà bene per quasi tutti gli emulatori presenti, tranne che per quelli di computer tipo Apple, Dos, ecc.. Fa eccezione anche il M.A.M.E. in cui va eseguita la classica configurazione dei comandi dal menù TAB dell’emulatore, proprio come avviene nelle versioni per PC o Mac. Tratteremo la personalizzazione avanzata dei comandi nella PARTE 2 di questa guida.

[5] – Connessione a RETROPIE e copia delle ROM di gioco

Retropie non contiene ROM di gioco perché il possesso di queste è legale solo se si è in possesso della scheda elettronica originale. Per copiare le vostre ROM di gioco basterà collegarsi da esplora risorse digitando nella barra indirizzi: \\RETROPIE

retropie-explorer

Qui sono presenti diverse cartelle, per il momento ci interesserà solo la cartella roms, al cui interno troveremo tutte le cartelle relative ai vari emulatori. Ad esempio, proviamo a copiare una rom nella cartella nes ovvero quella relativa al Nintendo 8 bit. Avrete sicuramente notato che tale emulatore non compariva nell’interfaccia di EmulationStation, questo perchè la cartella rom era vuota.

retropie-explorer-2

Aggiungendo una rom, e riavviando EmulationStation, il Nintendo e la su rom saranno finalmente disponibili. Per riavviare EmulationStation premete il pulsante START, selezionate QUIT e successivamente selezionate RESTART EMULATIONSTATION, attendete il riavvio ed il vostro sistema sarà stato aggiornato.

Per passare alla seconda parte della guida clicca il seguente link: http://www.informatica37.it/realizzare-una-piattaforma-di-emulazione-di-giochi-arcade-console-con-raspberry-pi-parte-2/

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https://www.informatica37.it/realizzare-piattaforma-giochi-arcade-console-retrogaming-raspberry-pi_parte-1/feed/ 0 2822
RECALBOX – Emulazione VIDEOGIOCHI e MEDIA SERVER su RASPBERRY PI 2 https://www.informatica37.it/recalbox-emulare-videogiochi-e-media-server-raspberry-pi-2/ https://www.informatica37.it/recalbox-emulare-videogiochi-e-media-server-raspberry-pi-2/#respond Thu, 31 Dec 2015 02:34:19 +0000 http://www.informatica37.it/?p=2520

Il recente Raspberry Pi 2, rispetto al suo predecessore B+, è stato equipaggiato con un processore ARM Cortex-A7 da 900MHz ed 1GB di memoria RAM. Grazie a questo upgrade hardware sono iniziate a diffondersi diverse distribuzioni di sistemi operativi dedicati al retrogaming ed alla condivisione di file multimediali che finalmente possono contare su un hardware di tutto rispetto.

Ci sono diverse distribuzioni dedicate al gaming che racchiudono tantissimi emulatori di console (Atari, Nintendo, Sega, Playstation 1, ecc.) e di vecchi sistemi operativi (Apple, Dos, Commodore, Amiga, ecc.), per fare alcuni esempi delle più conosciute possiamo menzionare PiPlay e Retropie.

Questo tipo di distribuzioni hanno fatto passi avanti enormi in termini di semplificazione per la loro configurazione, tuttavia un minimo di conoscenza in ambiente Linux restano indispensabili per poterle rendere pienamente funzionanti e personalizzarle a proprio piacimento, richiedendo anche diverso tempo per farlo.

In questa guida vi presenteremo una distribuzione diversa dalle precedenti chiamata Recalbox. Esteticamente non si discosta molto da Retropie (utilizza lo stesso front-end Emulation Station), ed anche se offre un numero più limitato di piattaforme di emulazione, è sicuramente il sistema più semplice che esista al momento, talmente semplice da non richiedere nessun tipo di configurazione e quindi installabile e configurabile anche da utenti che non hanno esperienze su sistemi operativi Linux. Non vi verrà richiesto di scrivere nessun comando da shell! Vi sembra poco? Oltre a questo Recalbox include anche il famoso media server KODI, rendendo così la distribuzione un piccolo gioiello per l’intrattenimento domestico: dal gioco alla condivisione di file multimediali nella rete domestica.

In questa guida ci occuperemo solo della parte gaming, per quanto riguarda la parte media server non basterebbero una dozzina di guide su come personalizzare KODI, quindi ci limiteremo solo a dirvi come passare dalla parte gaming a quella media server e come aggiungere file alla condivisione. Se vi interessa farvi una cultura sui media server, in questo blog ci sono diversi post su questo argomento, mentre se siete interessati alla personalizzazione di KODI vi invitiamo a cercare in rete tra le innumerevoli guide già presenti.

[1] – Requisiti hardware

Per la realizzazione della nostra piattaforma avremo bisogno del seguente hardware:

  • Raspberry Pi 2 model B ed alimentatore micro-USB
  • Scheda micro SD per il sistema operativo
  • Cavo Ethernet o scheda Wi-Fi per la connessione ad internet
  • Tastiera USB o Wi-Fi
  • Cavo HDMI
  • Controller gioco USB o Wi-Fi
  • TV o Monitor HDMI o VGA

Per quanto riguarda il Raspberry Pi vi consigliamo di comprare un “bundle” come quello che vi segnaliamo qui sotto in cui troverete già inclusi diversi accessori indispensabili come l’alimentatore, la scheda micro-sd da 8GB, il cavo HDMI, scheda Wi-Fi, il cavo Ethernet e la custodia per proteggere il Raspberry Pi. Per quanto riguarda la tastiera vi consigliamo una Logitech k400, una tastiera molto compatta che include anche un touchpad che vi permetterà di poter gestire il mouse nel media server KODI. Nella fase iniziale di configurazione non è fondamentale avere questo tipo di tastiera, basterà semplicemente collegarne una USB. La memoria inclusa nel bundle da 8GB sarà sufficiente ad installare Recalbox ed inserire tante rom di videogiochi, tuttavia se pensate di aggiungere molti giochi ma sopratutto file multimediali come musica, immagini e filmati per il media server, vi consigliamo caldamente di valutare l’acquisto di una micro-SD più capiente. Per quanto riguarda il video, se non disponete di una TV o Monitor con ingresso HDMI potete procurarvi per pochi euro un adattatore HDMI-VGA come questo segnalato di seguito.

Per quanto riguarda i controlli, la tastiera è necessaria al primo utilizzo per iniziare la configurazione e può essere utilizzata nei giochi, tuttavia la scelta di utilizzare uno o più controller sarebbe sicuramente preferibile, sopratutto se vogliamo giocare comodamente e sfidare qualche nostro amico. Se siete in possesso di un qualsiasi controller USB compatibile Playstation 3  li potete sicuramente utilizzare senza problemi, mentre se ne siete sprovvisti potreste procurarvi uno dei controller USB o Bluetooth che vi elenchiamo di seguito. Per poter utilizzare, ad esempio, un controller PS3 wireless vi dovrete procurare un qualsiasi dongle bluetooth, come quello riportato nella seconda immagine da sinistra. E’ possibile utilizzare anche controller Xbox, ma per ulteriori approfondimenti rimandiamo al manuale di Recalbox. L’elenco dei controller compatibili è al seguente link.

[2] – Download ed installazione di Recalbox

Per scaricare l’ultima versione di Recalbox recatevi al seguente indirizzo, dopodichè se avete un PC o un MAC scaricate il programma SD Formatter dal sito ufficiale ed installatelo. Se utilizzate Linux vi basterà utilizzare il software GParted.

Per prima cosa formattate la vostra scheda micro SD con il software SD Formatter, assicurandovi che l’opzione FORMAT SIZE ADJUSTMENT sia impostata su ON.

sd-formatter-pc-mac

Come seconda ed ultima operazione scompattate in una cartella il file contente Recalbox, e copiate i file nella vostra scheda SD appena formattata. E’ molto importante copiare nell’SD solo i file che vedete in figura, non va copiata la cartella che li contiene!

recalbox-noobs

Inserite la scheda micro SD nel vostro Raspberry Pi, collegate monitor e tastiera ed accendetelo, la procedura di installazione partirà automaticamente. Mentre l’installazione procede potrete selezionare la lingua ed il layout della vostra tastiera.

recalbox-lingua-tastiera

Al termine dell’installazione Recalbox partirà automaticamente, se invece avete avuto problemi nell’installazione, una delle cause potrebbe essere imputabile al non aver impostato su ON l’opzione FORMAT SIZE ADJUSTMENT prima di formattare la scheda SD con il software SD Formatter.

recalbox-1st-boot

[3] – Configurazione di Recalbox

Come già anticipato, per esplorare i menù di Recalbox e configurare uno o più controller gioco abbiamo bisogno di una tastiera collegata al Raspberry Pi. I comandi a disposizione sono pochi e sulla tastiera sono mappati secondo lo schema seguente:

Tastiera Comando
Invio Menù
S Select
A Indietro
↑↓←→ Su, giù, destra, sinistra

Prima di addentrarci tra le diverse opzioni potete iniziare a muovervi a destra e sinistra per passare da una piattaforma di emulazione all’altra, usando rispettivamente le frecce direzionali  per muoversi tra gli elementi ed i tasti S ed A per selezionare e tornare indietro. Recalbox contiene già alcuni giochi da provare. Per aprire il menù basta cliccare il tasto Invio.

Le foto mostrano il menù completo dalla prima voce KODI MEDIA CENTER (che serve ad avviare il media server Kodi) all’ultima QUIT per uscire o riavviare il Raspberry. La seconda voce è SYSTEM SETTINGS che vi permette di vedere stato di occupazione della memoria, la versione di Recalbox in uso, di poter overclockare il Raspberry Pi (ve lo sconsigliamo!) e di ricercare eventuali aggiornamenti di sistema.

recalbox-system

Segue GAMES SETTINGS in cui potrete impostare la risoluzione del vostro monitor e la scelta degli shaders che daranno un tocco retrò ai vostri giochi.

recalbox-games-settings

Ed eccoci finalmente ad una delle parti fondamentali in cui andrete a configurare uno o più controller di gioco, basterà selezionare CONTROLLERS SETTINGS, successivamente CONFIGURE A CONTROLLER e seguire le istruzioni a schermo per assegnare i comandi disponibili al vostro controller.

recalbox-menu-3

Se utilizzerete un controller simile a quelli PS3 potrete assegnare tutti i comandi, mentre se ne utilizzerete uno simil Super Nintendo dovrete saltare i comandi che non sono assegnabili al vostro controller.recalbox-gamepad

La cosa importante è sicuramente quella di assegnare il comando HOTKEY al tasto SELECT perché vi sarà utilissimo come tasto funzione per abilitare tutta una serie di comandi aggiuntivi come ad esempio: l’uscita dal gioco per tornare al front-end, il salvataggio/caricamento dello stato del gioco e tantissime altre funzioni. Una volta configurato il vostro controller potrete utilizzarlo nel front-end secondo la seguente mappatura:

  • A → Seleziona
  • B → Indietro
  • Y → Guarda i preferiti
  • X → Lancia Kodi
  • Start → Menu
  • Select → Menù di uscita/riavvio
  • R → Pagina successiva
  • L → Pagina precedente




Quando invece state giocando, vi torneranno utili anche tutti i seguenti comandi speciali che possono essere attivati  se contemporaneamente viene premuto il nostro HOTKEY (tasto funzione) che abbiamo assegnato a SELECT:

  • Y → Salva stato del gioco
  • X → Carica stato del gioco
  • Start → Esci da gioco
  • B → Menu
  • Up → Selezione slot di salvataggio -1
  • Down → Selezione slot di salvataggio +1
  • L1 → Screenshot
  • Right → Accelera gioco
  • Left → Riavvolgi gioco (funzione utilizzabile solo se attivate nel GAMES SETTINGS)
  • R2 → Prossimo shader
  • L2 → Shader precedente

Ad esempio, per uscire dal gioco e tornare al front-end bisognerà premere la combinazione SELECT+START. Per ulteriori approfondimenti vi consigliamo di consultare il manuale.

In UI SETTINGS invece troverete le opzioni che riguardano il front-end.

recalbox-ui

Dopo aver configurato il interfaccia e controller potrete passare alle opzioni audio selezionando SOUND SETTINGS.

recalbox-sounds

Passiamo poi a NETWORK SETTINGS, ovvero la configurazione della connessione alla rete, altra parte fondamentale del nostro sistema. Se avete connesso il vostro Raspberry Pi via cavo ethernet, in questa schermata potrete leggere l’IP assegnato automaticamente o impostarlo manualmente. Se volete invece configurare il Wi-Fi dovrete inserire manualmente il nome della vostra rete (SSID) e la password. Per esperienza, se doveste aver problemi con la connessione Wi-Fi, assicuratevi prima di tutto di non avere una rete con protezione WEP perchè ci potrebbero essere problemi di connessione, con protezioni WPA non avrete sicuramente problemi. Questa schermata di configurazione è molto importante per conoscere il vostro IP e HOSTNAME, indispensabili a potervi connettere remotamente per caricare giochi e file multimediali, vedremo più avanti in quale modo.

recalbox-menu-4

L’utima voce di menù che esamineremo è lo SCRAPER, una funzionalità molto bella ed utile che vi permetterà di assegnare automaticamente una descrizione, delle immagini ed un rating ai giochi che caricherete. Per i giochi arcade le immagini consisteranno in degli screenshot di gioco, mentre per i giochi da console avrete le copertine delle scatole originali che contenevano cassette o CD.

[4] – Gestione di Recalbox

A questo punto è arrivato il momento di iniziare a popolare il nostro sistema di giochi e contenuti multimediali, e per farlo abbiamo bisogno di un computer per collegarci remotamente al nostro Raspberry Pi. Non sarà necessario nessun software in particolare, basterà conoscere l’indirizzo IP e/o l’Hostname del nostro Raspberry Pi che, come già detto, possiamo leggere dalla schermata NETWORK SETTING del menù. Come si vede nella figura che segue abbiamo due strade: la prima è quella di collegarsi attraverso le nostra rete locale (parte bassa della foto), la seconda è quella di collegarsi attraverso un browser.

recalbox-host-01

Il collegamento via browser si fa semplicemente inserendo l’IP del Raspberry PI nella barra degli indirizzi, in modo da raggiungere una pagina web che vi permetterà di accedere a diverse funzioni, dove tra le più importanti trovete: il monitoraggio delle risorse, il caricamento dei file di gioco ed il controller virtuale. Nel monitoraggio delle risorse potrete vedere quanto è piena la vostra memoria o quanto stanno lavorando le CPU del vostro Raspberry Pi, mentre entrando in Manage Rom files for emulated systems potrete caricare i file di gioco appartenenti ad uno specifico emulatore.

Basterà caricare il file di gioco, riavviare il vostro Raspberry Pi ed al successivo avvio troverete il gioco aggiunto. Come avrete notato, il numero di cartelle degli emulatori disponibili sono molto maggiori rispetto agli emulatori visualizzati nel front-end Emulation Station, questo perché le cartelle degli emulatori non visualizzati sono ancora vuote! Basterà quindi inserire un primo file al loro interno per poter attivare l’emulatore nel front-end. Al contrario, se svuotate la cartella dei giochi corrispondenti ad un emulatore, questo scomparirà dal vostro front-end.

L’ultima cosa che vale la pena menzionare è il Virtual Gamepad, ovvero un controller touch screen disponibile via web, che può essere utilizzato da un qualsiasi smartphone o tablet, semplicemente collegandosi all’indirizzo del Virtual Gamepad. Sono disponibili fino 4 controller virtuali e per effettuare la connessione basterà aprire il browser del vostro smartphone e collegarsi all’indirizzo: http://IndirizzoIPdelVostroRaspberryPi:8080 (es: http://192.168.1.152:8080). La giocabilità di questo controller lascia il tempo che trova, tuttavia ci è sembrata un’opzione molto carina!

recalbox-host-02

Per quanto riguarda invece l’altra strada, ovvero l’accesso tramite rete locale, basterà ricercare tra le risorse di rete del vostro computer una risorsa chiamata RECALBOX (che è l’hostname settato per default) oppure, prendendo ad esempio un sistema operativo Windows, digitare nella barra degli indirizzi di una finestra di esplora risorse \\RECALBOX o in alternativa \\IndirizzoIPdelVostroRaspberryPi (es. \\192.168.1.152 ). Una volta raggiunto l’host, ed entrati nelle sue risorse troverete le seguenti cartelle:

recalbox-windows-risorse

La cartella più importante è sicuramente quella chiamata roms, all’interno del quale troverete le cartelle dei singoli emulatori in cui inserire i file di gioco. Per l’aggiunta e cancellazione di file vale lo stesso discorso fatto poc’anzi per il caricamento di giochi via web.

recalbox-host-3-roms-3

Poi ci sono altre due cartelle, saves e screenshot, che contengono rispettivamente i salvataggi di stato di ogni gioco e gli screenshot scattati durante il gioco.

Le ultime tre cartelle molto importanti sono: xbmc-musicxbmc-picturesxbmc-movies. Queste sono le cartelle potrete copiare i vostri file multimediali (audio, foto e video) che potrete fruire attraverso il media server KODI a cui accenneremo nel prossimo paragrafo.

[5] – Media Server KODI

Il media server KODI nasce dalla ceneri del celebre XBMC, ed è un’applicazione molto potente per la realizzazione di server multimediali. Utilizzare KODI avendo a disposisizione pochi Giga Byte di spazio sulla scheda micro-SD del nostro Raspberry Pi potrebbe essere molto limitante, pertanto, se l’argomento media server è di vostro interesse vi invitiamo a leggere alcuni articoli pubblicati sul nostro blog, più in particolare vi potrebbe essere utile leggere questo articolo in cui viene spiegato come connettere un disco esterno ad un Raspberry Pi e come gestirlo remotamente con Samba (che è già installato in Recalbox ovviamente). Oltre a poter collegare hard disk esterni più capienti da gestire in KODI, possiamo anche installare una miriade di estensioni per potenziare il media server con tantissimi altri contenuti provenienti dal web, come ad esempio: You Tube, Netflix, e tantissime altre web TV… Tante, troppe possibilità, per poterne parlare in questo articolo! Tornando al nostro game/media center, per avviare KODI basta cliccare sulla prima voce del menù di Emulation Station, oppure utilizzare il comando X del controller, mentre per uscire basterà selezionare il pulsante di spegnimento in basso a sinistra dell’interfaccia e selezionare EXIT.

Come anticipato in precedenza, per controllare KODI potrete usare: tastiera, mouse oppure il vostro controller.

[6] – Conclusioni

La nostra guida volge al termine, speriamo di essere riusciti a darvi quante più informazioni possibili per poter creare la vostra stazione di gioco multimediale in qualche ora! Ecco un filmato realizzato al termine della nostra installazione, configurazione ed aggiunta di qualche gioco:

Informazioni aggiuntive:

  • Per quanto riguarda le roms dei giochi non ci sono particolari indicazioni se non quella per l’emulatore MAME che richiede un romset in versione 0.37b
  • Per poter emulare correttamente giochi NEOGEO è necessario aggiungere il bios neogeo.zip nelle cartelle mame e\o fba

Per ulteriori approfondimenti ecco alcuni link utili:

Disclaimer:

  • Il possesso di file immagine provenienti da memorie, schede logiche, CD o altri supporti di giochi (comunemente chiamate roms) che non si possiedono può costituire una violazione del diritto d’autore.
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https://www.informatica37.it/recalbox-emulare-videogiochi-e-media-server-raspberry-pi-2/feed/ 0 2520
Realizzare un Media Server con un Raspberry Pi https://www.informatica37.it/media-server-raspberry-pi/ https://www.informatica37.it/media-server-raspberry-pi/#respond Fri, 21 Mar 2014 12:01:49 +0000 http://www.informatica37.it/?p=1780

In questa guida andremo a realizzare un semplice media server con un Raspberry Pi. Se ancora non sapete cos’è un media server e come funziona, potete consultare l’articolo del nostro Blog intitolato: “Media Server”: cosa sono e come funzionano.

Questa guida fornirà solo le istruzioni all’installazione e configurazione del media server Mini DLNA, ed è parte di una serie di guide relative al Raspberry Pi che abbiamo già pubblicato e che vi consigliamo di leggere prima di partire con l’installazione del media server. Queste che seguono sono le guide propedeutiche consigliate:

  1. [Raspberry Pi] – Guida pratica alla configurazione di base – Questa guida vi sarà utile ad installare il sistema operativo ed impostare alcune configurazioni di base.
  2. Trasformare un Raspberry Pi in un disco di rete (NAS) – Visto che un media server realizzato con il solo spazio disco disponibile sulla memoria SD non ha molto senso di esistere, con questa guida potrete trasformare il Raspberry in un NAS collegandogli un hard disk USB e ottenere così un disco di rete molto capiente dove poter immagazzinare i nostri dati. A questo punto, il media server che andremo a configurare potrà indicizzarne i contenuti multimediali e condividerli nella rete locale. Inoltre, in questo modo, vi sarà molto più semplice trasferire i file da un altro computer al media server.

Il vantaggio del realizzare un media server con un Raspberry Pi, come già detto per la realizzazione del NAS, è la possibilità di avere i nostri file multimediali sempre disponibili su TV, Computer, Smartphone e Tablet tenendo acceso un dispositivo che consuma pochissima potenza elettrica.

L’impiego del software Mini DLNA non è l’unica soluzione alla realizzazione di un media server su Raspberry Pi, ce ne sono anche altre diverse e la scelta di una o altra soluzione dipende, a nostro avviso, da quali dispositivi abbiamo a disposizione e da quali sono le nostre effettive necessità. Due casi esempio potrebbero essere:

  1. Sono in possesso di una Smart TV: in questo caso, essendo la Smart Tv un client DLNA, il software Mini DLNA ci permette di fruire dei contenuti sulla nostra TV in maniera semplice e diretta, potendo comandare la riproduzione dei file direttamente dal telecomando della TV stessa. Di fatto, MiniDLNA è un processo molto “leggero” (in termini di risorse richieste) che è in esecuzione nel sistema operativo e non ha interfacce grafiche.
  2. Non sono in possesso di una Smart TV: in questo caso non ho modo di poter collegare la TV alla rete locale, quindi ho bisogno di avere un media server collegato via HDMI o Video Composito alla TV. In questo caso, la TV diventerà il monitor del Raspberry, quindi non mi basterà installare un semplice “servizio” come MiniDLNA, ma avrò bisogno di un vero e proprio sistema operativo desktop che incorpori il software media server. Nell’articolo “Media Server”: cosa sono e come funzionano avevamo menzionato al sistema XBMC disponibile per ambienti Linux, ecco, per il Raspberry Pi esistono due distribuzioni diverse basate su XBMC, e sono: RaspBMC e OpenELEC. L’uso di questi sistemi operativi ci mette però di fronte a due “scomodità”, la prima è che al Raspberry verranno richieste molte più risorse, la seconda è che ci dovremo dotare di una tastiera e mouse wireless per poter comandare il media server da lontano, oppure dovremo configurare qualche soluzione che preveda l’impiego di un telecomando aggiuntivo.

Dopo questa lunghissima premessa, passiamo all’installazione di Mini DLNA, quindi accediamo al terminale e digitiamo il comando:

sudo apt-get update
sudo apt-get install minidlna

minidlna-installazione

Confermando con Y partirà l’installazione. Ad installazione terminata, andiamo a modificare la configurazione di Mini DLNA editando il file minidlna.conf, di cui prima faremo una copia di sicurezza chiamata minidlna.conf.orig, In questo modo potremo sempre ritornare alla configurazione originale in caso di errori. Eseguiamo il backup del file di configurazione:

sudo cp /etc/minidlna.conf /etc/minidlna.conf.orig

Ed editiamo la configurazione:

sudo nano /etc/minidlna.conf

La cosa più importante da editare è sicuramente la parte relativa alle cartelle che il nostro media server dovrà utilizzare:

# Path to the directory you want scanned for media files.
#
# This option can be specified more than once if you want multiple directories
# scanned.
#
# If you want to restrict a media_dir to a specific content type, you can
# prepend the directory name with a letter representing the type (A, P or V),
# followed by a comma, as so:
#   * "A" for audio    (eg. media_dir=A,/var/lib/minidlna/music)
#   * "P" for pictures (eg. media_dir=P,/var/lib/minidlna/pictures)
#   * "V" for video    (eg. media_dir=V,/var/lib/minidlna/videos)
#
# WARNING: After changing this option, you need to rebuild the database. Either
#          run minidlna with the '-R' option, or delete the 'files.db' file
#          from the db_dir directory (see below).
#          On Debian, you can run, as root, 'service minidlna force-reload' instead.
media_dir=/var/lib/minidlna

La directory di default (media_dir) è impostata su /var/lib/minidlna , quindi, dopo aver decommentato la riga “media_dir” (senza # all’inizio), se andrete a salvare e riavviare Mini DLNA, ogni file che metterete nella cartella /var/lib/minidlna sarà condivisa dal media server.

Se invece avete configurato un NAS sul Raspberry, dovrete andare a cambiare il percorso della media_dir, ed avrete due modalità per farlo: indicare esattamente le cartelle che contengono rispettivamente Audio, Video e Foto, oppure indicando una cartella al cui interno sono contenuti i file da condividere. Nella configurazione che segue, vengono riportate come esempio entrambe le possibilità.





# Path to the directory you want scanned for media files.
#
# This option can be specified more than once if you want multiple directories
# scanned.
#
# If you want to restrict a media_dir to a specific content type, you can
# prepend the directory name with a letter representing the type (A, P or V),
# followed by a comma, as so:
#   * "A" for audio    (eg. media_dir=A,/var/lib/minidlna/music)
#   * "P" for pictures (eg. media_dir=P,/var/lib/minidlna/pictures)
#   * "V" for video    (eg. media_dir=V,/var/lib/minidlna/videos)
#
# WARNING: After changing this option, you need to rebuild the database. Either
#          run minidlna with the '-R' option, or delete the 'files.db' file
#          from the db_dir directory (see below).
#          On Debian, you can run, as root, 'service minidlna force-reload' instead.
#media_dir=/var/lib/minidlna

#ESEMPIO 1
#media_dir=V,/media/nas/VIDEO
#media_dir=A,/media/nas/MUSICA
#media_dir=P,/media/nas/FOTO

#ESEMPIO 2
#media_dir=/media/nas/

A noi piace di più il secondo esempio, perché questo ci da la comodità di poter navigare liberamente tra le cartelle del NAS a prescindere dalla tipologia di contenuto multimediale che andremo a selezionare dal client. Altre configurazioni utili da fare potrebbero essere:

Abilitare il Log, utilissimi a capire cosa non sta funzionando

# Path to the directory that should hold the log file.
log_dir=/var/log

# Minimum level of importance of messages to be logged.
# Must be one of "off", "fatal", "error", "warn", "info" or "debug".
# "off" turns of logging entirely, "fatal" is the highest level of importance
# and "debug" the lowest.
log_level=warn

Dare un nome al server

# Name that the DLNA server presents to clients.
friendly_name=INFORMATICA37-DLNA

Assegnare l’IP del Raspberry al media server, che servirà a tenere monitorati da una pagina web i file disponibili alla condivisione

# IPv4 address to listen on (e.g. 192.0.2.1).
listening_ip=192.168.1.240

Abilitare la ricerca automatica di nuovi file nella cartella

# Automatic discovery of new files in the media_dir directory.
inotify=yes

Abilitare il “model name”

# Model name the server reports to clients.
model_name=Windows Media Connect compatible (MiniDLNA)

Abilitare il supporto TiVo

# Support for streaming .jpg and .mp3 files to a TiVo supporting HMO.
enable_tivo=yes

Modificare il “notify interval”

# Notify interval, in seconds.
# notify_interval=895
notify_interval=30

Una volta completata la configurazione, bisogna dare un comando che carica il file di configurazione appena creato, ed inizia a creare il database dei file contenuti nella cartella che gli abbiamo assegnato.

sudo service minidlna force-reload

Se non abbiamo ancora inserito i dei file nella cartella, li inseriamo, e riaggiorniamo il database con lo stesso comando:

sudo service minidlna force-reload

Per controllare che i nostri file siano stati indicizzati, possiamo collegarci con un client (tv, tablet, ecc) e verificare praticamente. In alternativa possiamo collegarci ad una pagina web per controllare la presenza dei file. L’indirizzo della pagina avrà indirizzo:

http://INDIRIZZO-IP-SERVER:8200

che nel nostro caso sarà

http://192.168.1.240:8200

La pagina che ci troveremo di fronte sarà la seguente:

minidlna-status

Le informazioni sono basilari, ma ci permettono almeno di tenere sotto controllo il numero di file indicizzati dal media server. L’ultima operazione da effettuare è quella di abilitare l’avvio automatico di Mini DLNA all’avvio del Raspberry:

sudo update-rc.d minidlna defaults

Purtroppo, ogni volta che aggiungete un file, dovrete sempre dare il solito comando “sudo service minidlna force-reload” per aggiornare il database. Questo problema deriva da un bug di Mini DLNA  non ancora risolto, che non gli permette l’aggiornamento database in autonomia, pertanto si sono dovuti escogitare degli stratagemmi per eseguire l’aggiornamento del database in maniera automatica. Uno dei trucchi è quello di inserire un “job” nella “crontab”, che vuol dire: pianifico un’operazione automatica che lancia il comando, ad esempio, alle 4 di mattina, orario in cui con buona probabilità non starò guardando foto o filmati dal media server. E’ molto importante questo perché l’operazione di aggiornamento ferma e riavvia il servizio media server interrompendo il flusso di trasmissione. Per aggiungere l’operazione di aggiornamento e pianificarla tutte le mattine alle 4:00, i comandi sono i seguenti:

sudo crontab -e

inserendo la riga

0 4 * * * sudo service minidlna force-reload

La guida si conclude qui, siete finalmente pronti ad utilizzare il vostro nuovo media server. Vi lasciamo con due immagini che riassumono un po’ il percorso fatto fino a questa guida: dalle configurazioni base del Raspberry Pi, alla configurazione del NAS ed alla realizzazione del media server. Per domande o suggerimenti ogni commento è ben accetto!

Questo è il Raspberry Pi di INFORMATICA 37, equipaggiato di HD usb da 2TB e hub USB
Questo è il Raspberry Pi di INFORMATICA 37, equipaggiato di un HD usb da 2TB ed un hub USB
Questa è una panoramica software del NAS e Media Server
Questa è una panoramica software del NAS e del Media Server
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https://www.informatica37.it/media-server-raspberry-pi/feed/ 0 1780
Trasformare un Raspberry Pi in un disco di rete (NAS) https://www.informatica37.it/raspberry-pi-nas/ https://www.informatica37.it/raspberry-pi-nas/#comments Tue, 11 Mar 2014 16:54:24 +0000 http://www.informatica37.it/?p=1521

Continuiamo la nostra serie delle semplici guide pratiche al Raspberry Pi andando a configurare un piccolo NAS domestico.

NAS è l’acronimo di Network Attached Storage, che tradotto nella pratica consiste in un hard disk collegato alla nostra rete locale (domestica o aziendale). I vantaggi nell’avere un disco condiviso in rete sono, prima di tutto il poter  scrivere e leggere file su un hard disk sempre disponibile in rete ed accessibile da qualsiasi dispositivo (computer, tablet e smartphone), l’altro grande vantaggio è il bassissimo consumo di energia elettrica rispetto all’impiego di un comune PC (che è anche più rumoroso).

Per procedere con la guida e realizzare un semplice NAS abbiamo bisogno principalmente di tre cose cose:

  1. Essere in possesso di un Raspberry Pi modello B, ovviamente!
  2. Aver effettuato le configurazioni di base sul nostro Raspberry Pi, che sono riportate nella nostra precedente guida: [Raspberry Pi] – Guida pratica alla configurazione di base
  3. Disporre di un hard disk usb esterno, preferibilmente con alimentazione dedicata. L’uso di hard disk alimentati via usb potrebbero soffrire di una non ottimale alimentazione che richiederebbe l’impiego di un hub usb (con alimentazione esterna!) per il collegamento tra hard disk e Raspberry Pi.

[1] – CONFIGURAZIONE DELL’HARD DISK

La primissima operazione da fare per la realizzazione del nostro NAS consiste nella formattazione dell’hard-disk che implica la scelta del “file system” da utilizzare. Il nostro consiglio è quello di utilizzare il file system Linux EXT4, ed i motivi posso essere riassunti nei seguenti punti:

  1. Il file system FAT è da escludere a prescindere, soprattutto se utilizzeremo un hard disk molto capiente. Il motivo è che questa formattazione non permette la scrittura di file di dimensioni superiori ai 4GB ed ha un limite teorico di dimensioni che arriva ai 2TB. Il FAT lo lasciamo alle pendrive usb.
  2. Il file system NTFS di Windows sarebbe comodo se volessimo staccare il nostro disco dal Raspberry e collegarlo ad un PC per scriverci e leggere i dati, ma nell’uso in ambiente Linux, oltre ad essere meno performante perché più lento in scrittura e fa lavorare molto la CPU, non ci permette di utilizzare la gestione dei permessi su file e cartelle, permessi che ci possono essere molto utili sia alla sicurezza dei dati che ad una eventuale creazione di cartelle del NAS riservate ad utenti diversi.

Quindi, scelto il file system EXT4, dobbiamo trovare il modo di formattarlo, ed a tal proposito, vedremo come farlo sia con un software in ambiente Windows, sia dal terminale del Raspberry.

La formattazione del disco in ambiente Windows si fa utilizzando un software gratuito chiamato MiniTool Partition Wizard Home Edition. Il software è abbastanza semplice da utilizzare, ed è molto somigliante ad altri software di partizionamento in circolazione, ma in più supporta il file system EXT4. Basterà selezionare il vostro hard disk dal software, cancellare le partizioni esistenti, crearne una nuova EXT4 nominandola a vostro piacimento, applicare le modifiche, ed attendere il completamento delle operazioni.

Creazione di una nuova partizione EXT4
Creazione di una nuova partizione EXT4

Per effettuare la formattazione dal terminale del Raspberry, procediamo con la guida, e tra qualche riga vi verrà mostrato come farla.

A questo punto siamo pronti per collegare l’hard disk al Raspberry e “montarlo” nel sistema, per farlo abbiamo ovviamente bisogno di accedere terminale del Raspberry (direttamente o via SSH), come spiegato nella guida base (Guida pratica alla configurazione di base).

Dopo aver collegato il disco usb al Raspberry, assicurandosi che il disco sia alimentato, digitiamo nel terminale il comando per vedere l’elenco dei dischi rigidi disponibili:

sudo fdisk -l

La schermata che vi troverete di fronte sarà la seguente:

9-fdisk-l

I primi due “dev” della lista, contrassegnati con “mmcblk0p” sono le due partizioni della nostra scheda SD contenente il sistema operativo, mentre il “dev” in fondo alla lista (indicato dalla freccia rossa) è il nostro hard disk usb. E’ molto importante conoscere il suo nome, che nel nostro caso è sda1. Ora il disco è visibile dal sistema operativo, ma non è ancora disponibile alla lettura/scrittura perché non è stato “montato”. Il “montaggio” consiste nell’assegnare il disco usb ad una cartella del nostro sistema.

Se non abbiamo usato il software di formattazione in ambiente Windows, questo è il momento di procedere con la formattazione da terminale. Ovviamente, chi ha formattato con il software Partition Wizard dovrà saltare questo passaggio. Tornando alla formattazione, avendo individuato il nome del nostro disco usb (sda1), lo formattiamo con il seguente comando:

sudo mkfs.ext4 /dev/sda1 -L etichetta

Sostituite pure la parola “etichetta” con un nome a vostra scelta. A questo punto procediamo con il “montaggio” del disco.

Per effettuare il montaggio, per prima cosa creiamo una cartella dal nome “nas” (o con altro nome a vostra scelta) dentro la cartella già esistente “media” su cui andare a montare l’hard disk . In questo modo, grazie al nome “nas” ci ricorderemo che su quella cartella andrà ad agganciarsi il contenuto del nostro disco usb. Per creare la cartella digitiamo il comando:

sudo mkdir /media/nas

poi diamo i permessi di scrittura all’utente “pi” nella cartella “nas”

sudo chown -R pi:pi /media/nas

sudo chmod 770 /media/nas

quindi, a questo punto possiamo effettuare il “montaggio” del disco usb attraverso il comando “mount”:

sudo mount /dev/sda1 /media/nas

per verificare che il disco sia montato correttamente andiamo nella cartella “/media/nas”

cd /media/nas
ls

Al momento il disco è ovviamente vuoto, anche se potrete trovare una cartella chiamata “lost+found” che è una cartella di “servizio” usata dal sistema operativo e di cui non dovremo curarci.

11-disco-montato

C’è ancora un’altra operazione da fare per finire di configurare l’hard disk, e serve a fissare questa operazione di montaggio del disco nella cartella “nas”. Infatti, se riavviassimo il Raspberry adesso, perderemo le configurazioni effettuate. Per salvare il “montaggio” automatico dell’unità disco, andiamo ad editare il file fstab con l’editor Nano.

sudo nano /etc/fstab

Una volta aperto l’editor, andiamo ad aggiungere al file la seguente riga (non usate lo spazio per distanziare i valori, ma il tasto di tabulazione!) :

/dev/sda1       /media/nas      ext4    defaults        0       0

Nell’immagine sottostante potete vedere sottolineata la riga che dovrete aggiungere. Una volta fatto, salvate (ctrl+x) e chiudete l’editor. Al prossimo riavvio il disco verrà montato automaticamente.

10-fstab

Ora l’hard disk è finalmente configurato, ma prima di passare alla seconda parte della guida è bene sapere alcune informazioni importanti sul “montaggio” e lo “smontaggio” delle unità disco:

  1. E’ buona regola collegare ed accendere prima le unità disco, poi come ultima cosa accendere il Raspberry.
  2. Se vi scordate di accendere e/o collegare l’unità disco prima dell’avvio del Raspberry, al momento del collegamento del disco non lo vedrete montato, bisognerà dare il comando “sudo mount -a” per far si che il sistema ricarichi il file fstab che contiene le informazioni per il montaggio automatico dell’unità disco.
  3. Se non volete editare il file fstab dovrete “montare” l’unità ad ogni avvio con il comando visto precedentemente, ed è altamente raccomandato di “smontare” l’unità ad ogni spegnimento con il comando “sudo umount /dev/sda1” per evitare di non interrompere scritture in corso (un po’ come accade per la “Rimozione Sicura dell’Hardware“).

[2] – INSTALLAZIONE e CONFIGURAZIONE di SAMBA

Samba è un software multipiattaforma, molto diffuso per la condivisione di file e stampanti, di cui ci serviremo per rendere disponibili i contenuti del nostro hard disk nella nostra rete locale. Samba andrà installato solo sul nostro Raspberry, perché collegandoci da un PC  Windows o da un Mac avremo già tutto l’occorrente per accedere al NAS come se fosse un disco fisso installato nel proprio computer. Per quanto riguarda i dispositivi mobili, tablet e smartphone, basterà scegliere una delle tante app del tipo “file manager” che supporti Samba.





Partiamo quindi con l’installazione, prima aggiorniamo la lista dei pacchetti del repository, poi installiamo Samba digitando i seguenti comandi:

sudo apt-get update
sudo apt-get install samba samba-common-bin

Ovviamente vi verrà chiesta la conferma per l’installazione di Samba, confermate digitando Y. samba-installazione

Una volta terminata l’installazione, dovremo andare a modificare il file di configurazione di Samba per far si che il nostro disco usb venga condiviso in rete. E’ buona regola fare sempre un backup del file di configurazione originale, così se commettiamo degli errori, possiamo sempre ripristinare l’originale e ripartire da quello per fare le nostre modifiche. Il file di configurazione smb.conf si trova nel percorso /etc/samba, quindi andiamo alla cartella con il comando:

cd /etc/samba

Poi facciamo una copia del file di configurazione aggiungendo a questo un “.orig” nel nome per ricordarci che è il nostro originale:

sudo cp smb.conf smb.conf.orig

A questo punto possiamo editare tranquillamente il file di configurazione con l’editor Nano:

sudo nano smb.conf

Il file di configurazione permette di fare diverse cose, noi ci limiteremo allo stretto necessario. Come prima cosa andiamo a decommentare la voce “security = user“. “Decommentare” vuol dire cancellare il simbolo “#” che precede una voce del file di configurazione: cancellando il simbolo il comando viene attivato e viceversa. Per trovare la direttiva potete scorrere il file o aiutarvi con la funzione “Cerca” attivabile con “ctrl+w”. Ecco un esempio della modifica da fare:

# Direttiva commentata, quindi disattivata!
# security = user

# Eliminare il cancelletto per attivare la direttiva!
security = user

samba-security-user Fatto questo, spostatevi alla fine del file in modo da poter aggiungere il testo che segue:

[usb]
comment = Il mio nuovo NAS
path = /media/nas
writeable = yes

In queste poche righe abbiamo creato una risorsa “scrivibile” chiamata “usb” che fa riferimento al percorso del nostro hard disk usb montato precedentemente nel percorso “/media/nas“. Con questo abbiamo completato le modifiche al file di configurazione, possiamo quindi salvare, chiudere l’editor, e riavviare Samba per far si che venga caricata la nuova configurazione. Il comando per riavviare Samba è:

sudo service samba restart

12-configurazione-samba

Manca solo un ultimo pezzettino, ovvero creare una password per l’accesso alla risorsa. Supponiamo di voler utilizzare l’utente di default di Raspberry: l’utente “Pi“. Il comando per la creazione della password è il seguente:

sudo smbpasswd -a [nome_utente]

che nel nostro caso particolare sarà:

sudo smbpasswd -a pi

Ovviamente vi verrà chiesto di digitare la password due volte, ed una volta terminata l’operazione possiamo riavviare di nuovo Samba con il solito comando:

sudo service samba restart

13-samba-add-user

La configurazione del nostro NAS è terminata, ora non ci resta che collegarci da un computer esterno e testarne le funzionalità.

[3] – COLLEGAMENTO al NAS

E’ finalmente ora del primo collegamento al nostro NAS, vedremo com’è possibile farlo su Windows e su Mac tralasciando la connessione da dispositivi mobili, dove ognuno potrà scegliere l’applicazione che preferisce (l’importante è che supporti Samba). Per effettuare il collegamento dobbiamo ricordarci di due cose:

  1. L’indirizzo IP  e l’Hostname Raspberry Pi, che nel nostro esempio sono rispettivamente: 192.168.1.240 RASPBERRYPI
  2. Il nome assegnato alla risorsa nella configurazione di Samba, ovvero, il termine inserito tra parentesi quadre all’inizio del testo che abbiamo aggiunto in coda al file di configurazione di Samba. Noi abbiamo inserito: usb

Quindi, il nostro URL per la connessione, a prescindere dal client in uso,  sarà: smb://192.168.1.240/usb , dove “smb://” sta ad indicare il protocollo Samba per la connessione.

Per collegarci da un PC Windows (nell’esempio usiamo Windows 7), abbiamo due possibilità, dove la prima è sicuramente quella di accedere al NAS navigando tra le “Risorse di Rete”, in cui sarà ben visibile il Raspberry. Facendo doppio clic sulla risorsa di rete verranno chieste le credenziali di accesso (nome utente = pi ; password da voi scelta), ed una volta inserite si verrà collegati al NAS. Può essere comodo salvare il percorso alla risorsa nei “Preferiti” in modo da non dover ogni volta dover passare da “Risorse di Rete” per collegarsi al disco di rete.

14-samba-su-windows

In alternativa, è possibile collegarsi al NAS creando una nuova connessione ad una “Unità di Rete”, basta cliccare sul pulsante Start e scrivere nel campo di ricerca “Connetti unità di rete” e compilare i campi richiesti come nella figura che segue:

15-samba-unità-rete

Per quanto riguarda il campo “Cartella”, in questo caso andremmo ad accedere con un url del tipo “\\Nomeserver\Nomecondivisione“, che nel nostro caso sarà \\RASPBERRYPI\usb. Se non conoscete il Nome Server (hostname) del Raspberry, vi basterà scrivere nel terminale il seguente comando:

hostname

Se invece lo volete modificare, date il comando:

# ESEMPIO: sudo hostname "NomeServer"

sudo hostname RASPBERRYPI

Oltre a questo, è molto importante “spuntare” la voce “Connetti con credenziali diverse” perché altrimenti Windows si aspetterà delle credenziali di un utente locale. A configurazione terminata, troveremo la nostra risorsa di rete elencata nelle “Risorse del Computer”.

Volendoci invece collegare da un computer Apple con sistema operativo Mac, basterà recarsi sul menù del Finder alla voce “Vai“, e selezionare l’ultimo elemento del sotto menù “Connessione al server” (scelta rapida: cmd+k). Si aprirà una finestra in cui inseriremo il nostro URL, poi cliccando il pulsante “Connetti” ci verranno chieste le nostre credenziali (nome utente = pi ; password da voi scelta), dopodiché comparirà una cartella chiamata “usb” sul nostro Desktop e saremo finalmente pronti per utilizzare il nostro NAS.

15b-samba-finder-mac-osx

Questa semplice guida termina qui, e rappresenta un primo punto di partenza per la configurazione di un semplice NAS per ambienti domestici o piccoli uffici. Come accennato in precedenza, c’è la possibilità di aggiungere diverse funzionalità, come la configurazione all’accesso di più utenti o gestire il backup dei dati. In rete si trovano molti esempi e guide, quindi con un po’ di pazienza troverete tutte le informazioni necessarie a personalizzare ulteriormente il vostro NAS in base alle vostre esigenze.

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https://www.informatica37.it/raspberry-pi-nas/feed/ 6 1521
[Raspberry Pi] – Guida pratica alla configurazione di base https://www.informatica37.it/raspberrypi-guida-configurazione/ https://www.informatica37.it/raspberrypi-guida-configurazione/#respond Thu, 06 Feb 2014 21:50:44 +0000 http://www.informatica37.it/?p=1332

In questa prima guida sul Raspberry Pi, andremo a vedere le operazioni principali per la sua configurazione di base: dalla preparazione della scheda SD per l’installazione del sistema operativo, fino al backup, passando per l’impostazione di alcuni parametri fondamentali.

Prima di iniziare, va premesso che nella nostra guida eseguiremo alcune operazioni, come ad esempio la preparazione della scheda SD, da un PC Windows. Nel caso siate in possesso di altri OS (Linux, Mac OS), potete seguire le istruzioni per la preparazione della scheda a questa pagina.

Ecco di cosa avremo bisogno:

[1] – Installazione del sistema operativo

A questa pagina è possibile avere una panoramica di tutte le distribuzioni disponibili, ma per semplificarci la vita, ridurremo la scelta a quelle segnalate alla pagina ufficiale di raspberrypi.orghttp://www.raspberrypi.org/downloads . Nel nostro caso scegliamo Raspbian.

1-raspbian

Scarichiamo il file .zip (o se preferiamo, c’è anche il torrent), poi, mentre il download procede, portiamoci avanti con il lavoro iniziando col formattare l’SD card con il software SD Formatter.

2-sd-formatter

Basterà scegliere il drive in cui la scheda è inserita, e procedere con il “Format“. A questo punto, torniamo al nostro download, scompattiamo l’archivio .zip e salviamo da qualche parte il file .img presente al suo interno. Ora possiamo avviare il software Win32 Disk Imager, individuare il percorso in cui abbiamo salvato l’img, selezionare il drive in cui è inserita la scheda SD, quindi, possiamo cliccare su “Write” per andare ad installare il sistema operativo sulla scheda.

3-disk-imager

Una volta preparata la scheda SD, possiamo inserirla nel Raspberry, collegare lo stesso alla nostra rete LAN e procedere con l’accensione.

[2] – Individuazione del Raspberry Pi nella nostra LAN

Per comunicare con il Raspberry, utilizzeremo il canale SSH attraverso il software Putty, che sicuramente non è la soluzione più semplice, ma riteniamo sia la migliore perché ci evita di dover utilizzare un monitor, un mouse e una tastiera connessi al Raspberry per poterlo utilizzare. Via SSH possiamo accedere al Raspberry da un altro dispositivo, sia esso un PC o un tablet o uno smartphone. Oltre a questo, come ben sappiamo, il Raspberry richiederebbe un monitor HDMI o un TV con ingresso video composito, ed in ogni caso, anche utilizzando l’ambiente desktop del Raspberry, avremo sempre bisogno del terminale per poter effettuare installazioni e configurazioni… Quindi, tanto vale iniziare subito con la comunicazione via SSH! 🙂

Per collegarci al Raspberry, però, abbiamo bisogno di conoscere l’indirizzo IP che gli è stato assegnato dal nostro router, quindi dobbiamo fare una scansione della nostra rete col software Angry IP Scanner. Vedremo successivamente come impostare il Raspberry su un IP statico al fine di non dover ripetere l’operazione di scansione della rete nei collegamenti successivi.

Per utilizzare Angry IP Scanner dobbiamo conoscere la tipologia di indirizzi della nostra rete, ipotizziamo di avere indirizzi del tipo 192.168.1.xxx, dovremo inserire il range di ricerca (es. 192.168.1.0 – 192.168.1.255) e successivamente avviare la scansione.

4-discover

A fine scansione troverete degli indirizzi contrassegnati con un pallino blu, se avete un solo PC nella vostra LAN e conoscete il suo IP, l’altro pallino blu vi segnalerà sicuramente l’IP assegnato al Raspberry. Se nella vostra LAN ci sono più dispositivi collegati (magari il vostro smartphone) bisognerà fare qualche controllo in più, ma alla fine troverete l’indirizzo giusto che vi permetterà di collegarvi.

[3] – Connessione via SSH

Per connetterci via SSH bisogna avviare il software Putty e collegarsi all’IP che abbiamo ricavato dalla precedente scansione e cliccare sul pulsante “Open“.

4b-putty

Se l’IP è quello giusto, vi verrà chiesto di inserire un “nome utente” ed una “password“, il nome utente corrisponde a “pi” e la password di default è “raspberry“. A questo punto siamo in collegamento con il Raspberry e siamo pronti per le prime configurazioni.

5-first-login





[4] – Impostare l’IP statico

Come già anticipato, se non vogliamo trovarci in futuro a dover rieffettuare degli scan della rete, è cosa buona quella di definire un IP statico ed assegnarlo alla scheda ethernet del Raspberry. Con questa operazione iniziamo a familiarizzare con i comandi basilari del terminale.

Editiamo il file di configurazione della scheda di rete con il comando:

sudo nano /etc/network/interfaces

Dove: sudo (Super User DO) è la richiesta di effettuare l’operazione con i privilegi di “Super User”, nano è l’editor di testi, ed il resto del comando rappresenta il percorso al file di configurazione che vogliamo editare. Questo che segue è il nostro file da modificare, visualizzato all’interno dell’editor Nano.

6-ip default

Muovendoci con le frecce, andiamo a modificare il file sostituendo “dhcp” con “static” ed andando ad aggiungere i parametri di rete. Se non conosciamo il nostro “gateway”, possiamo leggerlo dai dettagli di connessione del PC da cui siamo collegati.

7-static-ip

Per salvare ed uscire, troverete i comandi nella barra dei menù in basso dell’editor Nano, in ogni caso, CTRL+X è il “salva ed esci”, dopo questo ci viene chiesto se accettiamo di sovrascrivere il file (Y o N), scegliendo Y usciamo ed il file verrà salvato. A questo punto il nostro file di configurazione non è stato caricato dal sistema, perché la configurazione abbia effetto bisogna riavviare con il comando:

sudo reboot

Verrete subito disconnessi dal terminale SSH, quindi sarà necessario ricollegarsi per continuare con la configurazione. Una volta ricollegati, per verificare che le impostazioni siano state caricate correttamente, ci basterà digitare il comando:

ifconfig

8-ifconfig

Se tutto è stato fatto correttamente, leggerete l’IP impostato nella parte evidenziata dal riquadro rosso.

[5] – Configurazioni

Uno degli ultimi aggiustamenti che si consiglia di fare, ad esempio, è quello dell’espansione della partizione di root. Per farlo dovremo accedere al pannello di configurazione del Raspberry, pannello in cui troveremo anche altre opzioni interessanti.

Colleghiamoci al Raspberry con Putty, ed una volta entrati nella shell digitate:

sudo raspi-config

Vi troverete di fronte alla seguente interfaccia di configurazione:

8c-raspi-config

Come anticipato, la prima cosa da fare è quella di selezionare “expand_rootfs” e di riavviare il Raspberry. A questo punto siete pronti per iniziare ad usare il mini computer, tuttavia potrebbe essere utile modificare la password dell’utente “pi” (change_pass), oppure modificare la codifica dei caratteri della tastiera (change_locale), o ancora inserire il fuso orario (change_timezone). Va specificato che il Raspberry non ha un suo orologio interno, quindi impostare la località serve a recuperare l’orario via internet. L’ultima cosa interessante che potrebbe interessare è sicuramente il “boot_behaviour“, ovvero la possibilità di scegliere se avviare il Raspberry direttamente nella shell, cioè il terminale, oppure avviare l’ambiente desktop grafico. Ogni modifica sarà effettiva solo dopo il riavvio. Qui trovate informazioni più dettagliate sul pannello di configurazione.

[6] – Backup

Ora che il Raspberry è configurato nelle sue impostazioni di base, potrebbe essere utile effettuare un primo backup della scheda SD per evitare di dover rifare tutti questi passaggi nel caso si dovessero verificare dei problemi nel sistema operativo a seguito dell’aggiunta di applicazioni. Il consiglio, ovviamente, è quello di fare backup molto frequenti perché, ad esempio, una qualche errata configurazione potrebbe impedire il riavvio del dispositivo e costringerci a riformattare. Per eseguire il backup dell’SD ci torna utile di nuovo il software Win32 Disk Imager, e lo useremo all’esatto contrario di come lo abbiamo utilizzato all’inizio. La scheda SD va rimossa quando il Raspberry è spento, ovviamente!

8b-backup

Una volta aperto Win32 Disk Imager, basterà creare un nuovo file di backup scrivendo il percorso ed il nome del file nel campo “Image File“, poi andrà selezionato il drive corrispondente alla scheda SD, e per finire bisognerà cliccare su “Read“. Il backup potrà poi essere ripristinato ripetendo le istruzioni del punto [1], ma in questo caso, invece di caricare l’immagine del sistema operativo, caricheremo il nostro file di backup cliccando sul tasto “Write“.

Questa prima guida termina qui… Presto ne arriveranno altre! 🙂

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[WebDAV su Raspberry Pi] – Configurare un hard disk condiviso in rete con PC, Tablet e Smartphone https://www.informatica37.it/configurare-webdav-raspberry-pi-hard-disk-condiviso-unita-di-rete-windows-mac/ https://www.informatica37.it/configurare-webdav-raspberry-pi-hard-disk-condiviso-unita-di-rete-windows-mac/#comments Wed, 22 Jan 2014 14:27:22 +0000 http://www.informatica37.it/?p=1249

In questo articolo vedremo passo dopo passo come poter condividere un hard disk remotamente attraverso la realizzazione di una WebDAV su Raspberry Pi…

Ma cos’è una WebDAV? E’ l’acronimo di “Web-based Distributed Authoring and Versioning“, ovvero una serie di funzioni del protocollo HTTP, che permettono di gestire in modo collaborativo dei file su un server remoto. Tradotto praticamente, attraverso la realizzazione di una WebDAV, potrei rendere disponibile in rete (via HTTP) un hard disk (o parte di esso) a persone collegate remotamente. Ad esempio potrei avere il mio hard disk domestico sempre collegato al mio pc portatile o al mio tablet o smartphone in qualsiasi momento, anche a centinaia di km da casa. Utile! No? 🙂

Per prima cosa vedremo come configurare la parte server, dopodichè vedremo come poter accedere alla risorsa condivisa da un computer Apple, da PC Windows e da tablet/smartphone .

Configurazione Server

Diamo per scontato che il vostro Raspberry abbia già:

  • Sistema operativo installato (Guida)
  • Scheda di rete configurata con indirizzo IP statico (Guida)

Avere un IP statico è molto importante per poter accedere al server che stiamo configurando, perché essendo l’indirizzo IP parte dell’indirizzo del server a cui i client si andranno a collegare, va impedito che l’indirizzo possa cambiare, causando a sua volta l’irraggiungibilità alla risorsa condivisa.

Essendo la WebDAV un servizio sul protocollo HTTP, se non è già installato per altre applicazioni, dobbiamo iniziare dall’installazione di un “Web Server”, nel nostro caso “Apache”! Accediamo quindi al terminale ed iniziamo l’installazione:

sudo apt-get install apache2

 A questo punto, per far si che il server funzioni, bisognerà abilitare due specifiche estensioni di Apache:

sudo a2enmod dav_fs
sudo a2enmod dav
sudo a2enmod auth_digest

Riavviamo il servizio di Apache per rendere effettive le modifiche:

sudo service apache2 restart

Ora creiamo una cartella specifica (/webdav) all’interno della “document root” del nostro web server (di default è: /var/www). Con il secondo comando assegnamo la proprietà della cartella all’utente “www-data” che non è altro che il nostro web server Apache.

sudo mkdir -p /var/www/webdav
sudo chown www-data /var/www/webdav

A questo punto va creato il “Virtual Host” relativo alla nostra WebDAV. Mettiamoci nel caso in cui il vostro web server non abbia già precedenti configurazioni, e siate nella situazione di un’installazione “vergine” di Apache. Per prima cosa facciamo un backup del file di configurazione di Apache:

sudo mv /etc/apache2/sites-available/default /etc/apache2/sites-available/default_orig

A questo punto andiamo a crearci un nostro file di configurazione. Chi invece fosse in possesso di un web server con altre configurazioni, non dovrà far altro che modificare il il file preesistente aggiungendo il nuovo Virtual Host. Usiamo l’editor Nano:

sudo nano /etc/apache2/sites-available/default

Inserite la seguente configurazione:

NameVirtualHost *:80
<VirtualHost *:80>
        ServerAdmin webmaster@localhost

        DocumentRoot /var/www/webdav/
        <Directory /var/www/webdav/>
                Options Indexes MultiViews
                AllowOverride None
                Order allow,deny
                allow from all
        </Directory>

        Alias /webdav /var/www/webdav

        <Location /webdav>
           DAV On
           AuthType Basic
           AuthName "webdav"
           AuthUserFile /var/www/webdav/passwd.dav
           Require valid-user
       </Location>
</VirtualHost>

Questa però, andrebbe modificata con il vostro indirizzo IP (documentazione Apache). supponiamo di avere IP statico = 192.168.1.240, dovremo modificare la seconda riga in questo modo:

<VirtualHost 192.168.1.240:80>

A questo punto bisogna riavviare Apache per rendere effettive le modifiche:

sudo service apache2 restart

Manca un ultimo aspetto, proteggere con una password la nostra WebDAV, inserendo anche un “nome utente”:

htpasswd -c /var/www/webdav/passwd.dav nomeutente

Il “-c” serve a creare una chiave nel caso non ne esista già una, mentre per quanto riguarda “nomeutente” e “password” vi consigliamo di usare gli stessi dati di login al Raspberry in modo da non creare confusione. Volendo creare la password per l’utente “pi”, il comando sarà:

htpasswd -c /var/www/webdav/passwd.dav pi

Questa password però non vi permetterà di connettervi alla WebDAV da un PC Windows, quindi bisogna creare una credenziale ad hoc per gli ambienti Windows. L’utente, la password e l’IP devono essere gli stessi usati in precedenza.

htpasswd /var/www/webdav/passwd.dav 192.168.1.240\\pi

Ultimissima operazione, bisogna modificare la proprietà ed i permessi dei file passwd.dav appena creato, in modo da impedire modifiche e cancellazioni anche involontarie

sudo chown root:www-data /var/www/webdav/passwd.dav
sudo chmod 640 /var/www/webdav/passwd.dav

Riavviamo Apache un’ultima volta, ed a questo punto dovremmo aver finito!

sudo service apache2 restart

La nostra WebDAV dovrebbe, a meno di qualche errore, essere raggiungibile all’indirizzo web http://indirizzoip/cartellawebdav, che nel nostro caso pratico è: http://192.168.1.240/webdav . Volendo condividere al di fuori dalle mura domestiche la nostra risorsa, dobbiamo:

  • Conoscere il nostro ip pubblico: WhatsMyIP
  • Accedere al router domestico e configurare un “port forwarding” sulla porta TCP 80 per l’indirizzo statico del Raspberry, in questo caso 192.168.1.240. (ecco una guida “for dummies”)

Per verificare il corretto funzionamento della WebDAV da shell, bisogna installare il client “cadaver”.

sudo apt-get install cadaver

Ad installazione terminata colleghiamoci alla nostra WebDAV:

cadaver http://192.168.1.240/webdav/

Se tutto è configurato correttamente, la risposta dovrebbe essere la seguente (comando quit per uscire):

Authentication required for pi on server `192.168.1.240':
Username: pi
Password:
dav:/webdav/> quit
Connection to `192.168.1.240' closed.
pi:~#

Connessione client da Tablet e SmartPhone

Ci sono diverse app gratuite sia su Android che iOS, basta cercare “WebDAV” e potrete scegliere quella che farà al caso vostro. A prescindere dall’app, i dati da inserire saranno: Indirizzo, User e Password.

webdav_mobile

Connessione client a computer Apple

La connessione ad un sistema operativo Mac è altrettanto semplice, basterà andare nel menù “Vai” del “Finder” e selezionare la voce “Connessione al Server” (scorciatoia: “cmd+k”). Basterà inserire l’indirizzo, cliccare su connetti, fornire le credenziali di accesso, ed a questo punto la nostra WebDAV verrà visualizzata sul Desktop come un nuovo hard disk esterno.





webdav_mac_os

Connessione a client PC Windows

Per quanto riguarda la connessione a Windows, tratteremo in particolare quella per Windows 7 e successivi, essendo questa la più critica. Se in possesso di un sistema Windws XP, basterà “connettersi alla unità di rete” dal menù “Strumenti” di Risorse del Computer e seguire la procedura guidata per l’inserimento dell’indirizzo (es: http://192.168.1.240/webdav) e delle credenziali di accesso.

connessione_unità_rete

Se tentassimo di fare la stessa cosa su Windows 7, potremmo imbatterci in un messaggio di errore di questo tipo:

windows-network-error

Questo ci costringe a fare qualche passaggio in più per configurare il supporto delle “Cartelle Web”. I passaggi fondamentali sono tre:

[1] – Scaricare ed installare l’aggiornamento di Windows KB907306 e riavviare se necessario.

[2] – Abilitare il servizio Web Client all’avvio. Cliccando su “Start” e scrivendo “servizi” nella casella di ricerca, accederemo ad i servizi di Windows. Dalla lista bisogna cercare “Web Client”, e facendo doppio clic su di esso, modificare l’avvio da “Manuale” ad “Automatico”. Confermare con “Ok” e chiudere.

servizio-web-client

[3] – L’ultimo step è la modifica di una chiave di registro. Cliccando su “Start” e scrivendo “regedit” nella casella di ricerca, accederemo al Registro di Sistema. A questo punto va cercato il percorso:

  • HKEY_LOCAL_MACHINE\SYSTEM\CurrentControlSet\Services\WebClient\Parameters

All’interno di esso, va cercata la chiave “BasicAuthLevel” (se non esiste ,va creata!), la quale, aperta con un doppio clic, va impostata sul valore “2“.

modifica-registro-windows-7

A questo punto il PC va riavviato, e solo successivamente potremo accedere a “Connetti unità di rete” da “Risorse del Computer”.

Schermata 2014-01-22 alle 14.44.30

Nella schermata successiva va inserito l’indirizzo esatto alla risorsa (es: http://192.168.1.240/webdav), ma soprattutto va spuntata la casella “Connetti con credenziali diverse“, mentre la “Riconnessione all’avvio” non è obbligatoria, ma a nostro avviso, molto comoda.

connessione-unita-di-rete-windows

Dopo aver inserito le credenziali di accesso, la nostra risorsa verrà aggiunta alle altre presenti nelle “Risorse del Computer” alla voce “Percorso di Rete”.

risorsa-rete-windows

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Raspberry Pi : Cos’è? Come funziona? Quali progetti poter realizzare? https://www.informatica37.it/raspberry-pi-vi-spieghiamo-cose-ed-cosa-serve/ https://www.informatica37.it/raspberry-pi-vi-spieghiamo-cose-ed-cosa-serve/#respond Mon, 13 Jan 2014 12:20:34 +0000 http://www.informatica37.it/?p=1145

Con questo articolo inauguriamo una nuova sezione dedicata all’ormai celebre “single-board computer” chiamata Raspberry Pi.

Con questo primo articolo e con le successive guide passo passo, vorremmo tentare di far avvicinare a questo dispositivo tutti coloro che pur essendo “smanettoni” o appassionati di informatica non sono in possesso di conoscenze approfondite di elettronica e/o del sistema operativo Linux.

raspberry-piIniziamo dalle presentazioni, questo qui a fianco è il Raspberry Pi (Modello B)! Si tratta di una schedina di dimensioni molto contenute, poco più di 8×5 cm,  equipaggiata con un processore ARM a 700MHz, 512MB di RAM ed una serie di ingressi ed uscite che vi andremo ad elencare:

  • Porta Etherner 10/100
  • 2 porte USB 2.0
  • 1 uscita HDMI
  • 1 uscita video composito
  • 1 uscita audio stereo (mini jack)
  • 1 slot per SD Card
  • 1 porta micro USB per l’alimentazione

Ingrandendo l’immagine vedrete che ci sono molti altri connettori sulla scheda, ad esempio quello per un pannello lcd (DSI) o per la webcam (accessorio per Raspberry Pi), ma soprattutto un “pettine” (GPIO) che serve a poter connettere circuiti esterni da comandare dal Raspberry. Quest’ultima funzionalità, ovvero il “General Purpose Input/Output” rende possibile l’utilizzo della scheda per applicazioni elettroniche simili a quelle realizzabili con il noto “open hardware” Arduino (cos’è Arduino?!), essendo delle porte di in e out per segnali digitali.

Questa scheda ha riscosso un successo enorme in giro per il mondo, le ragioni sono sicuramente riconducibili a tre fattori:

  1. Costo contenuto! La sola scheda costa 38 euro!
  2. Le dimensioni molto contenute!
  3. Bassissimo consumo di potenza elettrica, parliamo di meno di 5W!

raspberrypi_connessioniOra sapete, molto in generale cos’è un Raspberry, e forse vi starete già chiedendo: “…Si ok! Ma cosa posso farci con un oggetto simile?!”. La domanda è lecita, e come prima cosa va detto in maniera molto schietta, che se pensate di usarlo come semplice mini computer desktop… Beh, allora vi stancherete subito di usarlo, visto che non riuscirete neanche a guardarci un video su You Tube! A meno che non decidiate di usarlo come un thin/zero client! 😉

Tuttavia, l’ambiente desktop ha la sua utilità se avete bisogno semplicemente di navigare in internet, usare posta e applicazioni office, oppure volete dedicarvi allo sviluppo di giochi con Scratch!





Ci sono tanti sistemi operativi disponibili su Raspberry, o meglio, ci sono diverse distribuzioni e personalizzazioni, ma dovete ricordare che non stiamo parlando di un hardware con architettura PC, quindi sono distribuzioni create per un’architettura ARM. Qui trovate la lista ufficiale: http://www.raspberrypi.org/downloads . Mentre qui trovate quella ufficiosa: http://elinux.org/RPi_Distributions . Ovviamente, al momento dell’acquisto della scheda, potrete decidere di acquistare anche una scheda SD già corredata di sistema operativo con pochissimi euro in più.

Tornando al “cosa poterci fare”… Come già detto, l’uso in modalità desktop è molto limitato! Sicuramente potete trarre il meglio da questo hardware utilizzando da Shell, ovvero da “riga di comando”!

raspberry-pi-desktopVi farò qualche piccolo esempio di campi applicativi, e successivamente vi segnalerò alcuni siti in cui vengono riportati dei progetti. Allora, cosa si potrebbe realizzare con un Raspberry? Ad esempio: trasformare un hard disk in un disco di rete (NAS), realizzare un piccolo web server, un media server domestico, trasformare una tv in una smart tv, realizzare un sistema di video sorveglianza, una console arcade per retrogaming, un computer da automobile, senza poi parlare di applicazioni elettroniche e domotiche possibili grazie alle sopracitate connessioni GPIO.

Per entrare un po’ più nel particolare, potreste spaginarvi QUESTO SITO in cui è presente una vasta raccolta di progetti, alcuni dei quali anche molto complessi. Oppure, leggere QUESTO ARTICOLO molto semplice, che però rende bene l’idea della vastità del campo di utilizzo.

Ora avete una visione generale su questa scheda, ed a breve inizieremo la pubblicazione di semplici guide passo passo anche sul nostro blog di Informatica 37… Quindi, restate sintonizzati! 🙂

Prima di lasciarvi, però, eccovi alcuni link fondamentali:

(*) Siti utili anche all’acquisto di shield, accessori, ecc.

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https://www.informatica37.it/raspberry-pi-vi-spieghiamo-cose-ed-cosa-serve/feed/ 0 1145